WINE FOR AFRIKA 4

TUTTI IL 12 MAGGIO A CASTEL RANIERO DI FAENZA RA,  ALL’INTERNO DI  “MUSICA NELLE AIE –  CASTEL RANIERO FOLK FESTIVAL “,   http://www.musicanelleaie.it

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Dalle ore 13,00 vi aspettiamo ai nostri gazebo, dove potrete incontrarci e conoscerci, poter stare insieme a noi, e perchè no?, aiutarci… ascoltanto buona musica, bere ottimo vino biologico in un contesto naturale eccezionale e immersi in un’atmosfera fantastica.

Ai nostri gazebo potrete trovare, comprare, gustare:

vino sfuso

vino in bottiglia con pergamena dedicata

le nostre magliette batik, le nostre tovaglie pastificate con disegni africani, i nostri gadgets, le nostre collane e i nostri braccialetti etnici appena arrivati dal Benin.

Il nostro ormai mitico burro di karité “Joie de Karité”, puro, non raffinato e biologico al 100%, praticamente quasi  introvabile in Italia.

Informazioni riguardo al nostro Turismo Responsabile e Volontariato alla Maison

Le nostre fotografie d’autore in bianco  e nero in vendita.

La nostra mostra di quadri africani denominata “Sotto al grande Baobab”,appena rinvenuta dopo quarant’anni di “letargo” .  

Quindi vi aspettiamo davvero tutti per vivere un pomeriggio solidale in allegria!!!

www.maisondelajoie.com

nelle foto i preparativi di anni precedenti Therese Sile Aie.jpgbottiglie quinzan.jpg

SOTTO AL GRANDE BAOBAB

da pdf.jpgAl’interno di Wine 4 Afrika,  a proposito, il 12 di maggio vi aspettiamo tutti a Castel Raniero di Faenza per Musica Nelle Aie; noi saremo orgogliosi di presentare in anteprima una mostra di quadri di un’artista africano, scomparso una trentina d’anni fa. La mosta si intitola 

“SOTTO AL GRANDE BAOBAB”

il pittore si chiamava Pierre

 

Circa 30 anni fa, alcuni volontari faentini, tornando da una missione umanitaria in Burkina Faso, furono colpiti dalla bellezza di alcuni quadri, che un pittore locale, dipingeva usando come materiale, gli scarti e le rimanenze di colori, di improvvisati imbianchini indigeni. L’artista teneva alcuni pezzi in mostra all’interno della Missione delle Suore NDA presso Fada N’Gourma, una cittadina vicino al confine con il Benin. Alcuni volontari incuriositi, lo andarono a conoscere, si faceva chiamare “PIERRE”, e pure così firmava i suoi piccoli capolavori. I volontari decisero di acquistare in prova una decina di quadri per poi venderli in occasione di mostre-mercato in Italia. Il pittore Pierre, morì’ poco tempo dopo di TBC, una malattia che per quei tempi, in Africa, ancora non dava scampo. Di lui, quindi, non si sa né quando è nato né quando è morto, come del resto succede a molte persone in questo continente; ma ci restano le sue opere, divenute ora preziose anche perché limitate come numero. Per circa 40 anni questi quadri sono stati dimenticati in un qualche archivio e hanno preso polvere, poi come succede ai tanti percorsi delle cose, “Pierre” ha ricominciato a vivere nelle sue opere e ci parla della “sua” Africa: l’Africa del lavoro delle donne, dei suoi odori e sapori, dei suoi infiniti paesaggi , ma soprattutto l’Africa dei villaggi, ci parla della loro fierezza e povertà dignitosa, una semplicità di vita che ci riporta quasi all’Eden.

Più di tutti ci ha colpito una sua opera, dove alcune indigene lavorano sotto un grande Baobab, l’albero sacro per eccellenza in Africa; da qui il nostro titolo della mostra-mercato: “Sotto al grande Baobab”.

Ve la presentiamo con grande orgoglio e siamo certi che anche voi come noi, ve ne innamorerete.

 

Arriva Maggio i bimbi fan festa….prima WINE 4 AFRICA e poi a Terra Futura

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Ciao a tutti, sarà davvero un bel maggio, quello che attende ai volontari e amici della Maison de la Joie, infatti  questo periodo vedrà la nostra costante presenza con 8 (otto!) gazebo alla manifestazione  Musica nelle Aie, in quel di Castel Raniero Faenza (Ra) www.musicanelleaie.it/, una manifestazione che anno dopo anno raccoglie sempre più consensi.Saremo poi presenti nel week-end successivom coi nostri stands a Terra Futura – Firenze.   www.terrafutura.it/

Noi saremo lì in tanti, lieti di poter presentare per il quarto anno consecutivo  WINE 4 AFRICA,  mescita di vino biologico per  il sostegno del nostro sogno in Benin; chi volesse partecipare e/o venirci a trovare e a conoscere, sarà davvero il benvenuto. Qui sotto trovate il comunicato stampa e le indicazioni riservate ai volontari o a chuinque voglia aggregarsi. Vi aspettiamo numerosi, ci divertiremo!! 

 

Wine 4 Africa

Quarta edizione

 

musica, vino e solidarietà

 

12 maggio 2013

 

manifestazione

 

Musica nelle Aie – Castel Raniero folk festival – Faenza

 

 

Faenza: 12 Maggio 2013. Nello splendido contesto delle colline romagnole, lungo una passeggiata accompagnata da concerti folk  sparpagliati nelle aie faentine, i sogni giovanili di due uomini si ritrovano dopo molti anni. Pietro Bandini, proprietario della Cantina biologica Quinzan e Flavio Nadiani Fondatore della Maison de la Joie, una casa famiglia in Africa Occidentale decidono di dare vita da due anni,  all’iniziativa Wine 4 Africa: la vendita di bottiglie numerate di vino Savignon prodotto dalle cantina Quinzan all’interno della manifestazione Musica nelle Aie contribuirà alla realizzazione di borse di studio per i bambini che vivono  alla Maison de la Joie in Africa Occidentale. Ogni bottiglia di vino sarà accompagnato da una pergamena ricordo.

 

La vendita avverrà nello stand della Maison de la Joie .

 

All’interno dello stand sarà inoltre possibile gustare vino sfuso e ammirare una mostra fotografica sul Benin, Africa occidentale dove ha sede la Maison de la Joie.

 
 

 

La maison de la joie:

 

La Maison de la Joie si trova in Benin Africa occidentale ed è una casa-famiglia per bambini orfani e/o in estrema difficoltà, ha operato come realtà privata fino al 2008, anno in cui, finalmente, è stata riconosciuta come ong.

 I  bambini sono  orfani inviatici da orfanotrofi o casi di bambini in estrema indigenza segnalatici dalla parrocchia locale. Nonostante le ridotte possibilità economiche sono ormai  deciene e decine , i  bambini che la Maison ha strappato a una vita non degna di questo nome, dando loro una casa, un‘istruzione e la possibilità di costruire il loro futuro.

 La Maison de la Joie è conosciuta nel mondo come buon indirizzo di turismo responsabile per il Benin .

 

Quinzan:Il vino

 

Nel 2001 Luigi Veronelli ha assaggiato il Quinzân Savignon rosso  e lo ha inserito nella sua guida oro 2004 attribuendogli il “Sole”, massimo riconoscimento concesso ai 20 vini più emozionanti dell’ultimo anno.

 

La cantina biologica

 

Nasce per la valorizzazione delle migliori uve aziendali, in particolare del Savignôn Rosso, ottenuto da uve Centesimino, un vitigno autoctono faentino

 

 

Come arrivare:

 

La destinazione è via Castel Raniero 97, Faenza.

 

Giunti alla circonvallazione dirigersi verso Firenze; alla prima rotonda, direzione Brisighella (bocche dei canali), prendere la seconda uscita ( via Castel Raniero ) e procedere fino al parcheggio obbligatorio, ove partono le navette. Alla festa: il nostro spazio  dista circa 50 metri sulla destra del luogo principale  ( La Chiesa di Castel Raniero); e saremo accompagnati dalla musica di una band in concorso

 
 

 

Per ulteriori informazioni:

Flavio Nadiani: info@maisondelajoie.com   Tel: 346.3168680

www.maisondelajoie.com

 

 

 

Per informazioni sulla cantina biologica Quinzan:

 

Pietro Bandini: quinzan1@alice.it  Via Castel Raniero 6 – 48018 Faenza – Tel. 339-7261421 Fax 0546-26588

 

www.quinzan.it/index.htm

 

Per informazioni sulla manifestazione Musica nelle aie:

 

Pietro Bandini fattoriabandini@libero.it cell. 339.7261421

 

www.musicanelleaie.it/site

 

 

 

 

MUSICA NELLE AIE E WINE FOR AFRICA
 

 

  A CASTELRANIERO – FAENZA  – 12 MAGGIO 2013

 
 

 

ISTRUZIONI PER L’USO

 

 

COS’E’  MUSICA NELLE AIE:

 

 E’ UNA KERMESSE DI UNA TRENTINA DI GRUPPI DA TUTTA ITALIA  DI MUSICA  ETNICA – FOLK. SI SVOLGE SULLE COLLINE DI FAENZA, LUNGO UN PERCORSO DOVE IN OGNI AIA DI CONTADINI SUONANO I GRUPPI, CON ANNESSI STAND PER LA MESCITA E VENDITA DI VINO.

 

QUASI OGNI EDIZIONE  HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI  DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE SUL PERCORSO.

 

COS’E’  WINE FOR AFRICA:   WINE FOR AFRICA E’ LO STAND DELLA MAISON DE LA JOIE, DOVE VENDIAMO VINO SFUSO, GRAPPA AFRICANA, BOTTIGLIE DI VINO MARCATE CON TARGA RICORDO. IN ALLEGATO TROVATE IL COMUNICATO STAMPA  www.maisondelajoie.com

 

 

 

PER CHI VUOLE PARTECIPARE E DARE UNA MANO:

 

 

 

L’AMBIENTE E’ MOLTO BELLO E LA FESTA MOLTO COINVOLGENTE;  PER TUTTI NOI POTREBBE ESSERE UN MOMENTO PER RITROVARCI E STARE INSIEME IN QUESTA NS WOODSTOCK FAENTINA, RENDENDOSI UTILI PER I BAMBINI DELLA MAISON DE LA JOIE.

 

 

 

ACCOGLIMENTO VOLONTARI: PER  I VOLONTARI, AMICI, PARENTI E GENTE DI PASSAGGIO E/ O CHIUNQUE  VOLESSE PARTECIPARE E DARE UNA MANO , E’ GIA’ ATTESO DAL SABATO MATTINA. SI DORME PRESSO CASE PRIVATE  E O  GRAZIOSI B&B (prenotare per tempo..)

 

 

 

IL MANGIARE : PER IL SABATO SI FA UNA PASTA A CASA DI FLAVIO E THERESE, PER LA DOMENICA IL MANGIARE E’ LIBERO E A VS CARICO.

 

 

 

SVAGO E LAVORI DA FARE:

 

 CHI ARRIVA IL SABATO MATTINA SI PRESENTI A CASA DI FLAVIO ( TEL. 3463168680)  E CI SARA’ DA PREPARE LE ATTREZZATURE PER L’INDOMANI

 

RITIRARE CAMION E MATERIALE  (TAVOLI, GAZEBO, ANFORE, BICCHIERI, STRISCIONI  E ALTRO ) PER ALLESTIMENTO STANDS .

 

PER SABATO POMERIGGIO MAGARI CI SCAPPA UNA BREVE ESCURSIONE VERSO BRISIGHELLA;

 

SABATO SERA  CENA ALLA FESTA

 

 

 

DOMENICA MATTINA: DOPO COLAZIONE A CASA DI FLAVIO , SI VA A CASTEL RANIERO PER ALLESTIMENTO E MONTAGGIO STANDS ALLA FESTA

 

PRANZO LIBERO ALLA FESTA (A PAGAMENTO)

 

DOMENICA POMERIGGIO/SERA:  MESCITA E VENDITA DI VINO, DISTRIBUZIONE VOLANTINI, VENDITA GADGETAL TERMINE SMONTAGGIO E RICONSEGNA DEI TAVOLI, ALTRO E DEL CAMION , ORARIO FINE LAVORI  ORE 21,00.  SALUTI

E’ GRADITO CENNO DI CONFERMA

 

Per ulteriori informazioni:

 Flavio Nadiani: flavio.nadiani@alice.it  Tel: 346.3168680  – via Orto Badia 7- 48018 Faenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

Volontariato in Africa alla Maison de la Joie -Ouidah Benin

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La Provvidenza: quando ho sentito questa parola per la prima volta ero un ragazzino impegnato nella ricerca della giustizia e nelle prime raccolte di rifiuti e oggetti da rivendere per inviare il denaro alle missioni, più di quarant’anni fa. 

Crescendo ho davvero visto come Provvidenza può legarsi a parole come Coicidenza, Casualità.Ma la parola che più le si lega  rimane indubbiamente la Profezia. Orbene nessuno di noi è sicuramente profeta, “colui che traccia un cammino, una via”, ma nel nostro piccolo l’impegno è di lasciare un segno, un gesto un ricordo, un esempio.

Quando cominciò l’avventura della Maison de la Joie a Ouidah in Benin, non potevo immaginare, nè sapevo che la tanta strada percorsa,sarebbe stata lastricata di sofferenze, dolori, tradimenti, isolamento e menzogne. Davvero la battaglia per la giustizia è lunga e a volte impari sono le forze, ma nonostante tutto mi reputo ancora fortunato: è sicuramente più quello che ho avuto di quello che ho dato. Quando ho toccato il fondo è stato allora che decine di mani si sono fatte avanti per alzarmi e sostenermi; quando non vedevo la luce oltre le tenebre, la speranza e l’entusiasmo di nuove forze, hanno illuminato il cammino. E’ la Maison de la Joie è ancora qui in Benin a riscaldare cuori, a offrire esperienze di amore, a far conoscere un paese misterioso e magico, a volte ingrato ma sempre aperto al futuro e all’incontro.

E’ allora che Provvidenza può essere un amico conosciuto da poco , Franco, che decide di partire e di mettersi in gioco nel momento più decisivo. E’ allora che Provvidenza si trasforma in una signora in pensione ma non certamente in riposo nell’animo, Elsa, che decide di restare alla Maison per qualche mese e condividere la vita coi nostri bimbi e con le nostre ragazze. Provvidenza può essere Claudia, Maria Cristina e G.Paolo, che decidono di provare a conoscere il Benin, in  momenti non certo tranquilli e non certo facili in tutta questa regione africana. A loro va il mio grazie  personale, ed è bello vederli tornare con quella luce negli occhi, diversa, più viva, di chi ha vissuto in poco tempo momenti esaltanti. Ed ora tocca a Sara, che partirà il prossimo mese, e poi ancora a Piera e Giovanni, alternando inesperienza a entusiasmo; sogni alla concretezza del dover fare di ogni giorno.

Davvero la Maison de la Joie non ha mai avuto così tanti amici e collaboratori; forse è questa davvero la Provvidenza, sapere che non sarai mai solo e che  chi fa parte della Maison non potrà mai esserlo, perchè la Maison non è solo una casa famiglia per bambini orfani o in difficoltà, no, è uno stato dell’anima, è quella parte migliore di noi che esce e si manifesta; e chi ha giustizia, ideali, coraggio troverà sempre qualcuno  disposto a fare un pò di cammino insieme.

Forza amici la Maison è la’ che vi aspetta, per aprirvi  le sue piccole e gracili braccia in un tenero abbraccio; coi suoi occhi vispi, con la sua fragilità,ma anche  con le sue rughe e le sue ferite.

Grazie a tutti quelli che sono stati, che ci sono e che andranno.

E dico proprio a voi che mi leggete, la Maison vi chiama: non avete mai fatto in Africa  un’esperienza di volontariato?, di viaggio responsabile?, di conoscenza di una terra misteriosa, culturalmente e spiritualmente ricca? E’ il momento di provare….

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I bambini della Maison de la Joie

 

 

 

 

un bel video, fatto da due grandi amici della Maison, nonchè volontari, ormai quasi a tempo pieno,Marco e Lorenza….così uno si fa un’idea, di quel che vuol dire incontrare i bambini della Maison…..ti cambia la vita e la prospettiva del mondo.

buona visione

 

 

 

 

 

Natale alla Maison de la Joie a Ouidah : tra babbi natale, lontani pastori e minacce vicine.

loumana e marie.jpgSe ne comincia a parlare a novembre in Italia, del Natale, espressamente per un fatto commerciale. Timide  luminarie, gia’ cominciano fare l’occhiolino a passanti desiderosi magari di ancora qualche raggio di sole autunnale. Poi varcato il giro di boa di dicembre, ecco che “sfacciatamente” il turbiniìo di luci, di carrillon, di fiocchetti e fiocconi ci investe come un caterpillar. Il miracolo sta per compiersi ancora una volta: lo “spirito del Natale” ci ammalia, ci costringe alla litania dei pacchetti e dei regali, ci obbliga a mostrare il nostro lato buono, ci riempie di nostalgia e di maliconia per paesaggi innevati ,e improbabili purezze; ci ordina di stringersi alle persone a noi vicino fisicamente, ci costringe a cenoni con altissimo tasso di colesterolo. Se si è soli in questo periodo è un dramma, le statistiche dei suicidi in questo periodo salgono vertiginosamente, la solitudine viene vista come una malattia, e chi non partecipa allo spirito natalizio di anglosassone importazione è senz’altro un comunista o un cristiano…..

Per  mia sfortuna a Ouidah, il Natale  coincide con un  clima caldissimo e pieno zeppo d’umidità, e l’unica cosa tragica che mi viene in mente  è il pensiero di dovermi vestire da Babbo Natale  per donare i regalini ai nostri bimbi più piccoli. Regalini portati in valigia e donati da padrini e madrine,volontari, intere scolaresche in contatto  con i nostri piccoli. A Ouidah, solitamente il Natale segue  le feste religiose  mussulmane e precede la Festa Mondiale del Vudu, per cui si può dire che per un mese intero tra celebrazioni religiose e civili si è di festa,  e poi si dice che l’Africa è indietro…  

..”Elle mit au monde un fils, son premier nè. Elle l’enveloppe de langes et le coucha dans une créche, parce qu’il n’y avait pas de place pour eaux dans les maisons…”, “créche, mangiatoia, presepe”….

..assorto sto ascoltando i bambini che provano la recita di Natale alla Maison, e mi sembra di ritornare ai miei natali  di tanti decenni fa ,quando si andava nei fossi per recuperare il muschio fresco  per il presepe, quando recitavo il sermoncino in dialetto, quando le statuine erano di gesso…che simpatico il dormiglione, mentre non ho mai capito cosa ci facessero la lavandaia e il pescivendolo in giro di notte…

 E’ bello sentirti leggere il Vangelo, Loumana, tu che sei nata in una capanna e non c’era nemmeno un bue a scaldarti. Oppure tu Rachida, che non hai mai conosciuto tuo padre, e il calore delle carezze, e tu Tzinah, che senso hanno per te le parole:” che i pastori lo vennero ad adorare”, tu, che  l’intero  villaggio ti trattava peggio di un gregge di capre,in quanto considerata strega?… Oppure tu Djoura, che hai patito la fame e il freddo e nessuno ti voleva nella sua casa ed eri destinata a una morte d’inedia…saresti veramente contenta dei doni dei pastori e immagino e lasceresti da parte l’incenso e la mirra..E tu Lahana piccola schiava domestica potresti ben immedesimarti nel somarello… Quanti piccoli Gesù alla Maison a ben pensarci!!, eh sì allora ha un senso che mi vesta da Babbo Natale a 40° gradi all’ombra, ha senso che quel giorno vi mettiate voi bimbi, il vestito buono e facciate  festa, perchè nasceste fuori dalle mura soli e infreddoliti ,i potenti non vi riconobbero , ma solo le  umili persone di buona volonta’.

 Ecco allora che i pastori arrivano e credono in quel bambino che  piange perchè vuole giustizia, vuole calore e affetto. Ecco che i pastori arrivano da lontano con lettere, foto, regali e aiuti. Ecco magi e sapienti, con anni di ateismo,  farsi prossimo e disposti ad aiutare il figlio di Dio  nudo e con il ventre brulicante di vermi.   Ecco il miracolo del Natale, ecco il piccolo miracolo della Maison de la Joie.

Un pensiero anche per te, sconosciuto, che mi mandi dal Benin lettere minatorie con richieste di “pizzo” e minaccie fisiche; mi dispiace ma non posso cedere,  il mio dovere  è  quello modestamente di rendere una piccola testimonianza che “un altro mondo è possibile”,e se vuoi unirti a noi nella battaglia disarmata con l’ingiustizia  sarai il benvenuto.

   Cari amici lontani non siete soli in questa notte di vigilia, chiudete gli occhi e pensateci, noi faremo altrettanto e saremo uniti, nessuno sarà solo,i nostri cuori batteranno all’unisono. In fondo il bambino che nasce viene a dirci questo, nessuno sia solo, nessuno sia lasciato solo….e se ho “dimenticato” il panettone in Italia, cari piccoli mi perdonerete….ma proprio non ci stava.

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In Benin e Togo con la Maison de la Joie e Viaggi e Miraggi:speciale Festival Vudu’

Cari amici, dopo la tempesta passata sulla Maison  e parlo della prematura scomparsa del suo presidente Christian, che molti di voi hanno avuto la fortuna di conoscere , la Maison sta lentamente ritornando alla sua normalità e al suo tran tran fatto di sorrisi e di piccole marchelle dei suoi ospiti. I bambini si preparano per il ritorno a scuola, presto i padrini e madrine riceveranno le foto dei bamibini della Maison. A tal proposito consiglio di rimanere in contatto visivo con noi tramite Facebook, alla voce  “Maison de la Joie” o Flavio Nadiani, abitualmente vengono caricate centinaia i foto dai volontari e turisti di ritorno dalla nostra casa famiglia.

La recente perdita dell’affitto della casa d’appoggio dove alcune donne e bambini dormivano   hanno ridotto di numero le camere disponibili per i volontari e per i turisti. Per noi è una perdita economica non indifferente, e saremo costretti a farvi fronte con altre idee per procurare un minimo d’entrata per sfamare i nostri bimbi.

La festa mondiale del vudu’ a Ouidah come ogni anno si avvicina, ma quest’anno saremo costretti a dire no a tante persone, potremo accettare solo i turisti che vengono con Viaggi e Miraggi (www.viaggiemiraggi.org), la rete del Turismo Responsabile, la quale ha messo in calendario proprio in quei giorni una partenza di gruppo.

Affrettatevi perchè  dal periodo che va dal 28 dicembre al 12 gennaio al  massimo prenderemo sei persone. Avrò  il piacere di condurre e di guidare personalmente questo gruppo alla scoperta  di questo fantastico pezzo’d’Africa, quindi pensateci in fretta e prenotatevi con  largo anticipo.

GIOIA,PAURA,DOLORE E SPERANZA ALLA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH

cronaca del volontario Marco, presente giù ad agosto

Questa è una storia di gioia, paura, dolore e speranza.

 

 

Il tutto inizia nel Gennaio di quest’anno quando io e Lorenza decidiamo di voler fare delle vacanze estive diverse dalle solite, vorremo renderci utili, aiutare persone meno fortunate di noi. Inizia così la ricerca, dopo molte pagine web visitate mi imbatto nella Maison de la Joie a Ouidah  una piccola struttura, in un piccolo paese dell’Africa occidentale il Benin, famoso per la tratta degli schiavi,  da qui fino alla fine del  1900 venivano venduti ed imbarcati schiavi per le Americhe, famoso anche per essere la patria del Vudù. La Maison de la Joie è una casa famiglia ospitante circa cinquanta persone tra bambini, ragazzini ed adulti, tolti dalla povertà assoluta, dal rischio di schiavismo, o bambini abbandonati dai genitori, la maison è gestita da una coppia di Beninesi del nord, Christian e Justine il papà e la mamma reali di cinque ragazzi e putativi di tutto il resto della casa famiglia, in Italia i responsabili sono Flavio, Simona ed Erica, con i quali all’inizio ci scambiamo molte mail, facciamo la conoscenza di persona, il progetto ci piace ed a Febbraio decidiamo, il nostro Agosto lo trascorreremo in Benin. I giorni che precederanno la partenza, saranno pieni d’ansia, pieni d’aspettative, qualche dubbio ci assale, saremmo all’altezza di una esperienza di questo tipo? Comunque arriva il giorno della partenza. Arriviamo in Benin, sono le prime ore della sera, ed un po’ la stanchezza del viaggio un po’ il caos dell’aereoporto di Cotonou, ci sembra di essere stati catapultati in una realtà lontana anni luce dalla nostra. Dopo non poche difficoltà riusciamo a recuperare i nostri bagagli e prendere la via dell’uscita dove incontriamo per la prima volta Christian, è bello nel caos trovare una persona con un cartello con il tuo nome, dopo i saluti di rito ci incamminiamo verso il furgone che ci porterà alla maison, la prima impressione di Christian è quella di un gigante buono, con un sorriso accattivante. L’aereoporto dista da Ouidah circa quaranta chilometri, bene per coprire questa distanza ci metteremo due ore, per strada troviamo tutto, migliaia di motorini, macchine, interruzioni e l’immancabile incidente, in Africa è una normalita, c’est l’Afrique… Eccoci alla maison, prime forti emozioni, i bambini ci abbracciano, si presentano, si offrono di portarci i nostri bagagli… ci accompagnano in una festosa processione fino alla nostra camera… Posati i bagagli usciamo, conosciamo Angela e Giancarlo una coppia di Bologna anche loro volontari, ci faranno un po’ da Ciceroni, facendoci vedere la casa ed accompagnandoci in sala da pranzo. Dopo mangiato crolliamo nella nostra camera, ci addormentiamo con i sorrisi dei bambini stampati nelle nostre menti. Il risveglio sarà quello domenicale… dopo la colazione inzierà la GIOIA, con i bambini andremo alla messa, in un corteo festante, sarà come rivivere la mia infanzia, quando non si vedeva l’ora arrivasse la domenica per andare in chiesa ma soprattutto non si vedeva l’ora arrivasse, l’andate in pace, per correre a comprarsi una gazzosa ed una stringa di liquirizia, qui non si corre per una gazzosa ma per una ciotolina di riso cotto nel cocco, o verso dei ghiaccioli contenuti all’interno di sacchetti di nylon, dove è molto più facile mangiare del nylon che succhiare il tamarindo o il limone, tutto questo riempie il cuore. Sarà una settimana indimenticabile, trascorsa lavorando alla costruzione di una tettoia con il capo Giancarlo, mentre Lorenza ed Angela ci allieteranno con biscotti e dolci,una autentica scuola di cucina, alterneremo lavoro e gioco, ci arrabbieremo perché non si troverà un martello, un bullone, una pinza ma rideremo facendo un gavettone, scherzando con i bambini. I giorni trascorreranno veloci e sarà bellissimo perdersi in mille mani al collo e dolcissimi sorrisi, verso la fine della settimana arriveranno anche gli altri componenti, il Professor, un uomo di sessantasette anni, il qual ha insegnato per un lungo periodo disegno in Africa, tra l’altro in una chiesa del nord si trova un suo pregevole mosaico, con lui viaggia un suo ex allievo, Luca ingegnere informatico, Paolo e Chiara coppia di architetti progettisti della tettoia… l’avevano progettata in ferro, è stata realizzata in legno, c’est l’Afrique… Palmira siciliana trapiantata a Cesena, laureanda in psicologia, Anna giovane vicentina laureata in lingue ( la nostra timida interprete). Questo sarà il gruppo che dividerà le prossime forti emozioni.                          Arriva la PAURA, è domenica, siamo tutti nella sala da pranzo, ormai abbiamo quasi finito, stiamo facendo chiacchiere, sentiamo un tonfo sordo seguito dopo pochi secondi da un pianto singhiozzato, Angela e Lorenza si precipitano a vedere cosa è successo, Racheda, una bambina di sei anni è caduta, sembra una normale caduta, poi qualche bambino, comincia a dire che la bimba sarebbe precipitata da un parapetto giù nella tromba delle scale, un volo di tre metri! A tutti sembra strano, la bimba non presenta ferite evidenti, ed il pianto si attenua. Sembra tutto rientrato ma mentre beviamo il caffè vengo chiamato al piano di sopra, la bimba zoppica in modo vistoso e singhiozza, la prendo in braccio le chiedo con il mio francese stentato dove abbia male, le mi risponde a gesti toccandosi le gambe le braccia la testa, mentre scendiamo le scale le chiedo da dove è caduta, lei mi gela mostrandomi il parapetto, se fosse caduta da li avrebbe fatto un volo di tre metri e sotto c’è un corrimano in cemento se per caso l’avesse centrato, non ci voglio pensare, scendo rapidamente le scale il mio cuore batte fortissimo, sento un buco nello stomaco, la bimba è scossa da singhiozzi e tremiti, arrivo al piano terra, la sdraio su un tappetino, cerco di esaminare le sue condizioni in modo alquanto empirico, sembra che gli arti siano apposto, è preoccupante un bozzo sulla fronte, poi con lo sguardo non sembra seguire in egual modo a sinistra, come a destra. Decidiamo con Christian e Andrea di portare la bambina al pronto soccorso, la maison dista pochi minuti di macchina dall’ospedale di Ouidah, arriviamo, ed il passaggio da un pronto soccorso africano è quanto di meglio si possa fare per poter apprezzare a pieno la nostra sanità, l’anamnesi, viene redatta su un cartoncino appena strappato da una confezione di sciroppo, poi l’esame della bimba, esattamente uguale a quello svolto da me, movimento degli arti, passeggiata avanti e indietro, la diagnosi? CADUTA… la cura??? Uno sciroppo non meglio identificato, più del paracetamolo, principio attivo della tachipirina… Mah!!! Chiedo a Christian se non è possibile fare dei raggi, una tac… No no il dottore ha detto che non è grave…Speriamo e che Dio ce la mandi buona, questo è il mio commento. Andiamo via verso la farmacia per ritirare le medicine, Racheda è sempre stretta stretta tra le mie braccia, molto mogia con il pianto mosso, ma davanti alla farmacia mentre in macchina aspettiamo che Christian ritorni dall’acquisto delle cure miracolose…avviene uno pseudo miracolo, Rasci alzando la testolina vede nella vetrina vicino alla farmacia dei pupazzetti di babbo Natale e se ne esce con un; “PAPA NOEL!!!” io che non mi ero accorto di questi babbetti, penso; eccoci siamo al delirio, la sua manina mi mostra il PAPA NOEL…, io rido… e vedendo passare una donna in carne spontaneamente me ne esco con un “ MAMA NOEL”, lei prendendo la mia barba, mi chiama PAPA NOEL, io guardo lei e la chiamo “MAMA NOEL”, passa un poliziotto e lei “ LA POLICE” io “LE GENDARME” le torna il sorriso si rianima, gioca, nasce un tormentone che ci porteremo dietro per tutta la nostra permanenza; “PAPA NOEL” – “MAMA NOEL”- “LA POLICE” – “LE GENDARME”, più avanti a questa filastrocca aggiungeremo “LE PROFESSOR”. Ritorniamo alla maison, possiamo tranquillizzare un po’ tutti, ma il ritrovato sorriso di Rasci è il miglior spot per trasmettere tranquillità. Comunque penso, speriamo bene e che dentro quel corpicino non ci sia niente di rotto…La sera arriva anche Erica, portando con se tutta la sua carica, il giorno seguente andremo con lei a fare acquisti preparandoci ad una serata in cui cucineremo noi…Ma le ore che seguiranno saranno quelle del DOLORE, saranno quelle che resteranno indelebili in ognuno di noi. Mentre siamo tutti indaffarati in cucina a preparare; chi dolci, chi il sugo per la pasta (il sottoscritto), arriva Simona tutta preoccupa con Racheda in braccio, sono le 19,30, mi dice è freddissima e trema tutta, le mette una felpa indosso, la teniamo in cucina, ambiente caldino, diamo la colpa a quelle medicine inutili, decidiamo di sospenderle e intanto gli diamo qualcosa da mangiare, tutto rientra nella normalità. La cena sarà squisita, rideremo con i racconti del professore, decidiamo, nel dopo cena si gioca alle carte e chi perde beve…ma mentre siamo presi dalle spiegazioni del gioco, mi accorgo che ci sono strani movimenti, come se fosse successo qualcosa, senza dire niente mi precipito per le scale, sono frazioni di secondo penso a Rasci, mi dico Dio no, Dio no, mentre attraverso la sala con la televisione, incrocio il suo sguardo è una frazione di secondo ma l’incrocio di sguardi è intensissimo e interminabile, ho un sospiro di sollievo, continuo la mia corsa, verso l’esterno arrivo in strada vedo gente vicino al furgone, nooo penso , qualcuno è finito investito dal furgone in manovra, in quel mentre sento l’urlo di Simona… “ Christian è morto”… il mio cuore che già batteva all’impazzata aumenta ancora, mi avvicino al furgone, vedo Christian tra le braccia di sua figlia Clemence, il suo corpo è scosso da forti convulsioni, Simona alla guida del furgone parte verso l’ospedale. Intanto anche gli altri ragazzi che erano rimasti in sala pranzo sono arrivati in strada, c’è sbigottimento, nell’ascoltare il mio racconto, mentre siamo li, Paolo l’architetto, sviene lo vedo con la coda degli occhi, questo ragazzone, crollare a terra come se qualcuno l’avesse disattivato gli avesse tolto la spina di alimentazione, Andrea lo soccorre, io cerco di tranquillizzarlo lo facciamo sedere, si riprende, forse non ha retto l’emotività degli eventi. Mentre siamo li con Paolo che parliamo cercando di dargli serenità, sento Palmira e Anna chiamare Shall… bambino iperattivo ed un po’ pestifero, quindi non do peso alla situazione, fino a quando Anna mi chiama, chiedendomi di andare a vedere il bimbo, secondo lei gira gli occhi in modo anomalo, lo prendo in braccio lo porto sulla stuoia con gli altri bambini, lo tengo li accarezzandolo cercando di tranquillizzarlo, non sembra niente di anomalo, comunque io e Andrea restiamo nel salone insieme agli altri bambini, mentre molti si addormentano, Shall resta vigile e molto agitato, arriva di ritorno dall’ospedale Erica, pare che Christian sia in coma diabetico…Siamo tutti profondamente scossi, decidiamo di andare a letto. Non riuscirò a chiudere occhio, avrò anche un forte attacco febbrile, forse dovuta ad un carico elevato di tensione, saranno tanti i pensieri che nella notte mi assaliranno, collegherò l’incidente del giorno prima di Racheda, il pensiero che la morte fosse tra noi già dalla domenica, non riuscendo quel giorno a riscuotere il suo tributo, collegherò il fatto che Racheda alle 19,30 fosse diventata fredda, come se avesse sentito l’arrivo della morte, lo svenimento di Paolo, gli occhi di Shall, la mia febbre in quella notte, Lorenza che sempre durante la notte comincia a tossire come se avesse una patata in gola, sue testuali parole, una sensazione di angoscia per tutta la notte, tutti questi eventi…come se la signora delle tenebre fosse stata con noi nella maison, ed in molti l’avessimo sentita, l’ammetto pregherò pensando che comunque siamo sempre nella patria del Vudù, ricordandomi le bamboline viste in spiaggia il giorno prima dai venditori di cocco, la febbre mi faceva sragionare? Non lo so, credo solo che tutti questi eventi messi in fila uno dietro l’altro fanno paura, fanno pensare, pensare che l’Africa è una notte buia, buia, con delle albe meravigliose (aggiungerà Palmira). Dopo poco il nostro risveglio arriverà la notizia che Christian ha lasciato il mondo dei vivi, per guardarci serenamente dall’aldilà, sarà un dolore grandissimo, un santo quotidiano il quale aveva dedicato la sua vita al prossimo ci ha lasciati. La nostra permanenza in Benin non sarà più la stessa,  credo anche le nostre vite non saranno più le stesse, segnate da consapevolezze diverse, da valori diversi, ognuno di noi che in quel ferragosto era alla Maison de la Joie è cambiato, cambiato in meglio, questo perché tutti noi porteremo nel cuore la memoria di Christian. Un uomo di soli 44 anni, il quale aveva dedicato la sua vita all’insegnamento, ma questo non gli precludeva l’impegno alla maison, tanto che nel periodo scolastico, lui insegnava a 400 km dalla maison, ogni 15 giorni rientrava e controllava che tutto fosse in ordine che i bambini svolgessero al meglio il loro iter scolastico, un uomo come il nostro amico Flavio l’ha definito, di onestà intellettuale e morale assoluta. Un uomo che voleva dare SPERANZA al suo popolo, alla sua gente, ora lui non c’è più, ma deve restare in noi questo grande insegnamento, ora in tutti noi deve essere viva la voglia e l’impegno di dare SPERANZA. La speranza che i bambini della maison possano continuare a sorridere e uscire da notti buie buie, la speranza che tutti i bambini della mondo possano sorridere possano vedere giorni pieni di sole…Queste speranze dovrebbero essere in ogni uomo, ed ogni uomo dovrebbe battersi per rendere la speranza realtà…Christian grazie

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Il papa’ della Maison de la Joie ci ha lasciato -“morte di un matematico beninese”

Yaya Christian, nasce a Djougou (nord Benin)il 2 dicembre 1967, in una povera e numerosa famiglia di villaggio. Suo padre è uno dei primi maestri della zona e avrà il piacere di vedere quasi tutti i suoi figli laureati. La famiglia è cattolica e molto religiosa, in un posto dove il 95% della popolazione è rigidamente mussulmana. Christian frequenta la parrocchia e la sua passione per la musica lo porta a divenire maestro della corale della Cattedrale. Qui si innamora di Justine, giovane studentessa e corista. Il loro amore viene contrastato dalla famiglia di Christian , siamo ancora all’ inizio degli anni 80, e la famiglia in Africa ha ancora un potere notevole sulla libertà personale dei singoli. I due continuano a frequentarsi di nascosto, Justine rimane incinta e viene allontanata dalla sua famiglia. Troverà rifugio presso un missionario francese impietositosi dalla sua storia. E’ costretta a lasciare gli studi.Nel frattempo Christian si laurea e tra alti e bassi continua il rapporto con la sua donna. Christian era un buono e quando intendo buono, dico che non voleva rompere definitivamente i legami con la sua famiglia di origine, ma nonostante tutto amava quella donna e non voleva rinunciare a lei. A noi sembra facile giudicare, guardando dall’esterno e con il metro culturale attuale, ma immaginatevi solo lo strazio del cuore e dell’anima, di questa persona, costretta sempre a fare delle scelte dolorose per sè e per le persone a cui voleva più bene. Brevemente, quando Christian e Justine si sono sposati nella Cattedrale di Djougou, è stata veramente una grande festa. Avevano già 3 figli, ma qui è frequentissimo che i giovani di ogni religione mettano su famiglia e poi regolarizzino la loro posizione davanti a Dio e agli uomini solo anni dopo, quando possono fare una festa dignitosa. Altri due figli nasceranno negli anni successivi.

Crhistian aveva un altro grande amore: la matematica, viveva per insegnarla e per farla amare. Centinaia di studenti beninesi divenuti nel frattempo funzionari, imprenditori, ogni tanto passavano per salutarlo. Nella sua spartana cameretta appesi alle pareti i premi e le foto che via via le classi seguite da lui vincevano. Insegnava a 400 km da Ouidah, (dove c’è la Maison) a Kilibo, lì aveva affittato una stanzetta senza acqua corrente nè luce elettrica, cosa encomiabile, visto che in Africa, i professori vogliono tutti rimanere in capitale per insegnare. Per Christian l’insegnamento era una vocazione e lui amava ed era amato dai suoi alunni. Tornava ogni 15 gg a Ouidah, per aiutare Justine nei progetti e nel redigere i conti dell’attività della Maison.
Con l’avvento del turismo responsabile, si era fatto davvero apprezzare dai turisti e dai visitatori, per l’amore che trasmetteva per la sua terra e la sua gente. Ricordo con piacere, quando in un viaggio assieme ad un gruppo, io e lui sul pulmino ci mettemmo a cantare le litanie in latino, davanti a stupiti turisti . 
Era di un’onestà intellettuale e morale assoluta, e sebbene a malincuore, avesse accettato il ruolo di subalterno, per motivi di presenza e di tempo, della conduzione della Maison, ne era pur sempre il presidente.
Era la figura maschile, il papa’ della grande famiglia della Maison, a cui i bambini mostravano pagelle e risultati, la persona a cui chiedere consiglio oppure una spiegazione per un esercizio non compreso. Per noi volontari bianchi, mentre Justine è il cuore e l’anima della Maison, lui ne era la razionalità, era il “bianco su nero” della fredda contabilità, con la sua bella calligrafia. Era la sicurezza che se gli affidavi un compito, quella missione sarebbe stata eseguita brillantemente. Per gli studenti italiani che hanno preparate le tesi di laurea giù, è stato di un’aiuto basilare, per le sue conoscenze e amicizie. Su parecchie tesi, ci sono i ringraziamenti alla sua figura.
Negli ultimi tempi, nonostante un malessere interiore, faceva ogni sforzo per mantenere la lucidità e tranquillità. Fino all’ultimo ha lavorato alla costruzione del cantiere del Village de la Joie, e che grazie alla sua presenza costante, in queste vacanze scolastiche, aveva progredito parecchio.
Ci lascia una grande eredità di umiltà ( che pazienza fargli indossare un vestito elegante nei giorni di festa) e di grande cultura. Come tanti grandi matematici, non ha avuto una vita facile, lo ricorderemo per la sua umanità e per il suo largo sorriso,( io per prenderlo in giro, gli dicevo che era il sosia di Martin Luther King, ma che lo avrei difeso dai razzisti… e lui rideva).
Ci mancherà davvero tanto. Ora aspettiamo che i volontari presenti in questo momento a Ouidahi tornino in settembre in Italia e faremo il punto della situazione, e insieme al suo aiuto dal Cielo, troveremo le energie e le forze necessarie per continuare la nostra opera.

Tanti i messaggi di cordoglio che da tutta Italia e Francia mi arrivano in questo momento, ne cito  solo uno che trovo veramente indicato:

” Il nostro “omone gentile” rimarrà sempre nei nostri cuori, il dolore è enorme  per noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo anche solo per pochi giorni, ma non deve coprire il ricordo del suo grande sorriso buono, dei suoi occhi dolci e delicati come il suo cuore e della forza e della speranza che ha diffuso a tutti noi.”

Che ti sia lieve l’ultimo viaggio, ciao Christian e grazie…

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