Sorotoni’ una perla della Maison

Appena tornati dal Benin, dove abbiamo passato le feste coi bimbi della Maison, e carichi come non mai di immagini, emozioni, sensazioni, ci stupiamo come ogni volta, questo piccolo sogno, giorno dopo giorno diventa  una realtà concreta, dove storie  di piccole vite quotidiane possono fare notizia e scaldare i cuori nel nostro freddo e gelido inverno.

Piccolo Sorotoni’, che ti dovevo sgridare, perchè disturbavi continuamente i volontari o i fotoreporters norvegesi intenti a realizzare un documentario sul vudu’, che ne sappiamo tu dei tuoi pochi anni di vita, trascorsi sulla strada? Che ne sappiamo di te raccolto sulla schiena di tua madre già spirata e delle quale ancora tu cercavi le carezze e il calore di quel corpo ormai freddo? Sorotoni’, possiamo ben capire la tua voglia di non restare mai solo, la tua costanza e tenacia a non rispettare le piccole regole, hai dovuto sopravvivere da solo contro tutti. Sorotoni’ come farti capire che ora sei al sicuro, che hai trovato una famiglia, una “madre” presente 24 ore su 24; tanti altri fratellini con cui giocare e non in concorrenza con te per il cibo, per la sopravvivenza? Sorotoni’ non sai ancora giocare, tu all’età di 4 anni, non riesci a capire il senso del gioco, per te la vita è altro. Quale crudele destino ti ha attanagliato fino ad ora? Sorotoni’ imparerai a ridere e a giocare come tutti gli altri, è la promessa che i volontari della Maison ti fanno.

Sorotoni’ è arrivato in una calda giornata di autunno avanzato, era  un “piccolo animaletto selvatico”, la cui intelligenza si era forgiata sulla sopravvivenza. Ora a distanza di qualche mese, comincia a rispettare le poche e basilari regole dello stare in comunità. Frequenta la scuola materna, sono sicuro

momento di vaccinazioni alla Maison per i nuovi bimbi arrivati

momento di vaccinazioni alla Maison per i nuovi bimbi arrivati

che diventerà un’altra perla di questo spendido “forziere” di gemme  che è la Maison.

C’è qualcuno che ne vuole diventare il padrino o la madrina e poi fra un pò magari  venire giù a conoscerlo?

Le Petit Journal de La Maison de la Joie a Ouidah nr 9 pag 1

Le differenze razziali non esistono

Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.

 

Nero, bianco, giallo, rosso. Fin dalla nascita, ciascuno di noi fa parte di una di queste categorie, come se si trattasse di una proprietà costitutiva innata. Ma perché dobbiamo porci il problema delle differenze razziali, forse per incolpare la natura dei nostri comportamenti razzisti? Abbiamo sempre bisogno di imporre un ordine, il tempo è continuo ma lo dividiamo in ore, minuti e secondi. Per noi europei, un africano di pelle scura sarà genericamente di razza “nera”, ma con il termine “nero” non distinguiamo certo l’etnia di appartenenza (bantù, watusso, pigmeo, hutu, tutsi). Perché si possa parlare di “razza” occorrerebbe una quantità di geni (segmenti di DNA) differenti che NESSUN BIOLOGO ha mai osservato tra gli uomini (li si è osservati invece tra i cani, le scimmie, ecc..). Anzi, i biologi nell’uomo hanno osservato il contrario. Studiando il patrimonio genetico proveniente da persone appartenenti a popolazioni diverse, i biologi hanno scoperto che quasi tutti i geni umani songià presenti in un solo gruppo di persone. In pratica ognuno di noi è diverso dagli altri solo per l’uno per mille del suo DNA. E quel che più conta è che questo uno per mille differente si può verificare, ad esempio, più tra due bianchi o tra due neri che tra un bianco e un nero.  *trato dalla pag. 1 del Petit Journal nr 9 anno 2

Ed è ancora WINE FOR AFRIKA a La Musica Nelle Aie a Castel Raniero Faenza

L,AMUSICANELLE AIE 2015

Quando tanti anni fa Pietro Bandini , nome di famiglia e d’arte “Quinzan”, con alcuni amici  immagino’ le colline e le aie dove abitavano, si riempissero di musicisti folk venuti da ogni parte d’Italia,  e facessero sì che si potesse ricostruire quel rapporto tra musica e paesaggio, tra allegria e armonia delle cose sembrava impossibile; che si potesse cioè valorizzare,  il loro territorio e  le produzioni agricole locali, facendo conoscere realtà musicali folk di ogni parte d’Italia. Tanti ostacoli c’erano da superare, culturali e pratici, ma con la sua testardaggine, seppe coniugare per primo in Italia, il buon vino con la buona musica, cose che i nostri nonni facevano da secoli nelle aie, con i loro balli “popolari”, dove bastava poco per creare allegria: una fisarmonica, un violino, e tanto  tanto vino;  fece riscoprire la natura locale, che per essere bella non deve per forza essere selvaggia, ma può coesistere con l’uomo che può ben renderla migliore, cose che da secoli i contadini facevano, come veri e propri guardiani di un habitat meraviglioso. Fu una scommessa, portare migliaia di persona su a Castel Raniero di Faenza, e anno dopo anno la scommessa fu vinta, fino a rendere questa manifestazione unica in tutta Italia e conosciuta anche all’estero.

Aggiungete poi che  un suo vecchio amico,  penso’ che dentro a questa festa, poteva starci anche un pizzico d’Africa e fu cosi’  che più di un lustro fa, nacque  “WINE FOR AFRICA” , la prima mescita di vino per beneficenza  a favore di un progetto  di sviluppo in un paese africano. “Bere vino  per dissetare la voglia di giustizia d’Africa”, per aiutare i nostri bimbi e ragazzi giù a Ouidah alla Maison de la Joie.

E fu naturale che per  i volontari e gli amici della Maison di tutta Italia, il ritrovarsi la seconda domenica di maggio, a Castel Raniero di Faenza, oltre che una festosa  abitudine e opera di volontariato, divenisse un vero e proprio abbraccio gioioso.

Da anni “La Musica nelle Aie” ci permette di realizzare in un meraviglioso giardino , un angolo della nostra  Afrika, del nostro Benin, della nostra Ouidah.  Venite numerosi, vi aspettiamo come ogni anno, per condividere con voi allegria e gioia e lasciare alle spalle per qualche ora,  preoccupazioni e dispiaceri. Venite a bere un buon bicchiere di vino, ascoltando buona musica e ballando sull’aia, stendersi nel prato, giocare coi bimbi e con i vostri animali; venite a scoprire il nostro meraviglioso artigianato. Insomma vi aspettiamo a questa Woodstock Faentina  per condividere la primavera che sboccia in ogni nostro cuore. Venite a conoscerci e a conoscere  la Maison de la Joie e, perchè no?, programmare un bel giro in Benin o un’esperienza di volontariato. Come ogni cosa, il  più è cominciare , poi il resto viene da sé.

www.musicanelleaie.it

www.maisondelajoie.com

WINE FOR AFRIKA 6wine for afrika 2014

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Giornalino 8

sul nostro gruppo Facebook “Maison de la Joie”  ecco il link per il nostro catalogo con gli articoli nuovi preparati dalle volontarie e volontari della Maison , acquistateli con “Very Gioia”

https://www.facebook.com/groups/271908855155/

 

BENIN IN BIKE !! Chi ci sta?

Viaggio in bike, alla scoperta di uno dei piu’ interessanti paesi dell’Africa Nera: il Benin.

Quello che proponiamo noi della Maison de la Joie a Ouidah, (www.maisondelajoie.com), casa-famiglia per bimbi orfani, è un’esperienza unica nel suo genere e mai affrontata in simili condizioni e convinzioni, in Benin: il giro del Benin in bicicletta, più di 1800 km, in due settimane, un viaggio all’incontro con le genti , con le culture e etnie di un paese per certi versi ancora selvaggio e veramente interessante dal punto di vista culturale, geografico e antropologico. Si partirà dalle sabbie assolate bagnate dall’Oceano Atlantico di Ouidah ( cittadina di importanza storica mondiale per via del periodo della tratta negriera e dello schiavismo nei secoli scorsi e oggi universalmente considerata la culla della religione vudu’), per arrivare fino alla sconfinata savana africana, passando per una delle più belle foreste tropicali e scollinando sulla catena montuosa dell’Atakora . Un viaggio di sport, avventura, cultura, di eco-turismo responsabile e di condivisione. Se raggiungeremo un certo numero di partecipanti, l’obiettivo è quello di riuscire a farsi sponsorizzare, e con il ricavato portare aiuti umanitari.
A chi è rivolto:
-a chi piace coniugare sport con avventura
– a chi piace coniugare sport con ecologia
– a chi piace coniugare sport con solidarietà
– a chi piace coniugare sport con turismo ecologico e responsabile.
Periodo: dal 28/12/15 al 12/01/15 (date leggermente spostabili)
Il percorso: 12 tappe, la più corta di 80 km su pista sabbiosa (la vecchia strada dei pescatori che collega Cotonou e Ouidah, una bellissimo percorso tra villaggi di pescatori, tra palmeti e costeggiando sempre l’Oceano, la piu’ lunga di 143 km su asfalto “gruviera”. Percorsi facili adatti allo sportivo medio e anche poco allenato. Pulmino di soccorso e portabagagli al seguito in caso di bisogno, ma con orari ritardati. Pernottamenti presso piccoli hotel, famiglie e villaggi. La cucina beninese è considerata la migliore d’Africa avendo nella sua tradizione culinaria radici porto-brasiliane e francesi.
Costo: biglietto aereo, visti e assicurazione sui 1.200 euro circa; per il viaggio cassa comune di 1.000 euro. Serve mountain bike personale o noleggiata sul luogo e occorrente per eventuali forature, nonché kit medico personale da viaggio.
Vaccinazioni richieste: febbre gialla obbligatoria, antimeningite, epatite A e B consigliate. Per la profilassi anti- malaria, utilizzeremo un prodotto locale giù a base di erbe,molto efficace e poco costoso ( apibenin.com)
Il viaggio si fa se si raggiunge le 4 persone, umilmente lo guiderei io, mediocre triathleta e pessimo ciclista, nonché conoscitore del Benin dal 1990 e avendo guidato per anni, gruppi di turisti responsabili.
Last but not least: in Benin non è mai arrivata l’ebola che al contrario è arrivata a Roma, Madrid e New York
Per info : flavio.nadiani@alice.it – cell. 3463168680

foto di Nadiani Flavio.
foto di Nadiani Flavio.
foto di Nadiani Flavio.
foto di Nadiani Flavio.

 

Mangiare per dar da mangiare. Il gusto della bontà, cena solidale

MANGIARE PER DAR DA MANGIARE. IL GUSTO DELLA BONTA’

 

Questo è il significato della Cena Solidale, organizzata dai volontari della

 

Maison de la Joie a Ouidah ong,   e che si svolgerà

 

venerdi 23 gennaio p.v alle ore 20,

 

presso

 

l’Istituto Professionale di Stato ,servizi per l’enogastronomia e ospitalità alberghiera “Pellegrino Artusi”,

in viale Matteotti 54 a Forlimpopoli FC.

 

Lo chef professionista  Luca Zannoni e il  maitre PierPaolo Mazzoni hanno preparato un menù, cui ci  capita raramente  di deliziare il palato, per questo stimoliamo la presenza e la partecipazione:. non è quindi la solita cena di beneficenza, ma un vero e proprio incontro con il gusto e con  la raffinata cucina d’alto livello, cui noi poveri mortali, raramente possiamo avere l’occasione e la possibilità.

Quindi menu’ altamente esclusivo ma stavolta per tutti e con infine la possibilità di fare una buona azione, sapendo che parte del ricavato va a finanziare il nostro progetto della Casa-famiglia a Ouidah,  in Benin,  che da ormai  10 anni accoglie bambini orfani e in estrema difficoltà.

La Maison oggi ospita 30 bambini ed è punto di riferimento per ragazze che necessitano, per periodi più o meno lunghi di accoglienza e rifugio.

I bambini che vengono accolti e vivono nella casa sono per lo più orfani o abbandonati. Sono gli sfortunati eredi di un’antica tradizione locale in cui i genitori, non sapendo come crescere i figli, li affidavano ai parenti più abbienti per dar loro la possibilità di studiare. Oggi spesso, in alternativa a questa usanza, vengono abbandonati.

Nonostante le ridotte possibilità economiche, la Maison si sta impegnando a dare loro una vita degna di questo nome: una casa, un’istruzione e la possibilità di costruire il loro futuro.

Durante la serata sarà possibile incontrare i volontari della Maison de la Joie e verrà trasmesso in anteprima nazionale, il video : “Il  turismo responsabile in Benin, con la Maison de la Joie a Ouidah “.

Per prenotazioni e info:

tel Istituto 0543 740744

segreteria 3478700952

Franco 3389059517

info@maisondelajoie.com

www.maisondelajoie.com

 

 volantino cena maison (1)

 

Pensierini di Natale

Ouidah 24 dicembre 2014

Pensierini di Natale:

I bambini grandi che attaccano le luminarie e le decorazioni,
quelli piccoli che battono le mani e sorridono;

io che dopo la corsetta fino alla spiaggia da finto atleta, doccia e cena, in solitudine,
ascolto i miei pensieri.

Seduto sul divano di legno in terrazza con un meritato bicchierino di sodabi’
(grappa di palma o di miglio) ascolto
i rumori tipici della Maison: chiacchiere in lingue per me ostacoli insormontabili da decenni, risate e pianti di bimbi che corrono subito nelle braccia delle maman, rumore di pentole e tegami.
Therese e figlie a Cotonou, da amici,
Azara nel pomeriggio aveva
il professore di ripetizione,
perché qui non basta andare bene a scuola, devi sempre migliorarti.

Nell’oscurità cerco riparo dall’afa,

inutilmente aspetto la brezza dell’oceano, che implacabilmente la laguna si ingoia.

E’ Natale
Mi trovo a fare pensieri che non facevo da tempo: l’Onnipotente che diventa bimbo in una nuda capanna, probabilmente più somigliante a un piccolo ospite della Maison che al paffuto biondino dei nostri presepi.

Rivedo gli occhi straniti della bimba uscita chissà dove dal folto della foresta, col suo troppo grande carico di legna,
per osservare quel vecchio e sbilenco yovo (bianco in lingua fon), nel tardo pomeriggio,
cercare di correre su quella strada sabbiosa,
che videro i suoi antenati partire in catene per il Sudamerica, portandosi le uniche cose a loro rimaste:
la nostalgia e le loro divinità;

per lei Natale forse sarà più tardi giocare a “caleta” (carnevale dei bimbi in maschera, che a gruppi scendono in città, per ragranellare qualche scefa con cui comprarsi qualche bon bon per il giorno di festa),
o forse sarà invece solo dispensata da andare ancora una volta a prendere acqua…
E’ bello aver capito che gli asceti di ogni religione siano comunque sereni in questo giorno a Ouidah:
anche per i voodonsi un Dio che scende in terra e si regala è sempre una cosa buona.
“se aveste fede spostereste le montagne”,
mi accorgo che stasera davvero non ho nemmeno la forza di
alzare il culo dal divano in legno.

Dicembre 2014 Maison 052Dicembre 2014 Maison 014

Buon Natale Maison de la Joie!

Immagine

Una domenica mattina tranquilla alla Maison de la Joie a Ouidah, mentre alcuni bambini si preparano per andare alla messa ,qui nella parrocchia vicino. Si cercano gli addobbi natalizi, e la meteo per la prossima settimana promette 34 gradi e oltre il 90 % di umidità. Il sottofondo delle risate e delle voci dei bimbi, alternate a quelle dei responsabili, fanno il consueto sottofondo musicale di questo magica struttura. Dopo anni di assenza, dovuti a molteplici fattori, il vedere il lavoro e i risultati svolti dai volontari e dai membri del nostro gruppo, lascia veramente il cuore gonfio di gratitudine, e sapere che anche nella città di Ouidah, la Maison de la Joie è considerata qualcosa di importante, nel suo piccolo, è motivo di orgoglio. Bravi ragazzi, in questi anni avete lavorato duro, sofferto per le piccole delusioni, sacrificato tempo alle vostre famiglie e ai vostri interessi per dedicarvi anima e corpo a questi bambini. Ditelo e fatelo sapere, la Maison de la Joie è veramente una cosa grande!!! La Maiosn de Reves, è davvero la casa dei sogni, sia per la trentina di piccoli ospiti, ma anche per i turisti responsabili, venuti a cercare nelle pieghe del loro animo di viaggiatori, un porto sicuro, dove lo spirito possa fermarsi un attimo e sostare incantato davanti ia sorrisi dei bimbi, ai loro sguardi e perchè no, assaporare nel silenzio della sera, quando ormai tutti sono a letto, un buon bicchiere di sodabi’ in compagnia, mentre in lontananza si odono i classici suoni dei riti vudu’, che in questo periodo caratterizzano questa piccola cittadina dell’Africa occidentale. Buon Natale quindi a tutti gli amici e i volontari della Maison, a quelli che sono qui e a quelli che hanno nel cuore il desiderio di ritornare, a quelli che ora nel freddo dei mercatini natalizi stanno tenendo viva la luce e la speranza per questi piccoli. Buon Natale! Buona Maison de la Joie!!!Immagine 001 Immagine 004

La Maison de la Joie e il Triathlon di Faenza

sono stato uno delle centinaia di faentini che ha corso la gara di
Triathlon di Faenza del 31 agosto scorso. Tra i beneficiari  c’è anche la nostra
“La Maison de la Joie a Ouidah” ong casa-famiglia per orfani in Benin. Il
Triathlon di Faenza è da quasi 2 decenni una delle più coinvolgenti
competizioni sportive faentine, e tutto il ricavato va a scopo benefico
per una serie di enti e associazioni. Quest’anno sono stati raccolti e
donati 7.000 euro a decine di associazioni. L’avvenimento può svolgersi solo con l’aiuto di tanti
volontari, amici, atleti e non e decine di sponsor e associazioni che
supportano logisticamente la manifestazione. Da parte mia oltre a
rappresentare la Maison de la Joie, coinvolgo l’aiuto della la Consulta del
Volontariato di Faenza e del Comitato d’Amicizia. Questo è un racconto schersozo sulle senzasioni di questa gara.

il gazebo della Maison al Triathlon di Faenza

il gazebo della Maison al Triathlon di Faenza

La giornata perfetta

31 agosto 2014 – 22^ Triathlon  Sprint di Faenza”

nuoto,ciclismo, corsa a piedi

(per la cronaca 1h 21 minuti, 46 secondi)

 

Uscì  dalla frazione nuoto con il solito ritardo rispetto ai suoi avversari. Ancora bagnato, si tolse gli occhialini e i tappini dalle orecchie,  cerco’ nella sua miopia, gli occhiali da vista, posizionati precedentemente   a bordo vasca, sperando che nessun altro atleta li avesse calpestati  e si avviò inforcandoli verso la zona cambio. Superò di slancio un paio di concorrenti, infilò caschetto, pettorale, scarpe, bevve due lunghi sorsi dalla borraccia “energetica” colma di maltodestrine  e uscì in strada  accompagnando la bici usata ma per lui nuova fiammante. Subito cercò di raggiungere un gruppetto di atleti, con un centinaio di metri di vantaggio e che già creavano un  buon treno per la frazione ciclistica. Con un discreto dispendio di energie li raggiunse e si accodò  proprio quando  cominciava la salita. Nel frattempo altri concorrenti si aggregavano e alcuni stremati, “perdevano la ruota” e rimanevano inesorabilmente indietro.  Nello scollinamento  si trovò miracolosamente    ancora nel gruppo, nella discesa non  fece troppa  fatica a tenere la scìa e ebbe anche il tempo per un paio di sorsate, si innervosì  leggermente per un inizio di crampi al muscolo della gamba destra, cercò quindi di alleggerire ancora di più la pedalata, sapeva infatti che c’era ancora una pendenza da affrontare e doveva arrivarci il più fresco possibile. Ai bordi delle strade la gente incitava, la strada cominciava a salire, bevve ancora e poi si rizzò sui pedali come facevano gli altri, il ritmo  si impennò vertiginosamente, sapeva che non lo avrebbe tenuto per molto tempo. Strinse i denti, nella sua mente ripensò a tutti gli allenamenti fatti da mesi , ai sacrifici fatti da lui e dalla sua famiglia,alle ore  di presenza sottratte a sua moglie e alle sue bambine ; agli orari incredibili a cui si era dovuto sottomettere per conciliare lavoro e allenamenti, pensò a sua figlia maggiore lontana in Africa, pensò alla Maison de la Joie a Ouidah,  e al gazebo gentilmente concesso dall’organizzazione locale a scopi benefici; correva anche per loro, per i piccoli orfani che manco lo sapevano di queste sue insensate abitudini.

Strinse i denti, scollinò con solo un leggero ritardo e si buttò, rischiando più volte l’osso del collo in una discesa a “tutta birra”. Raggiunse la coda del gruppetto  che lo avrebbe da ora in poi portato alla zona cambio e alla frazione a piedi. Infatti una decina di minuti dopo, scesero dalla bici, mentre lo speaker all’altoparlante tra una pubblicità e l’altra, segnalava le fasi salienti della gara e la classifica dei concorrenti “buoni”, già arrivati da tempo e che si presentavano per le premiazioni. A lui e agli  altri “normali brocchi.” o “triatleti della domenica”, invece restavano ancora i lunghissimi kilometri a piedi. Bevve un sorso ancora, si tolse il caschetto ( le scarpe no, non si era mai considerato uno  da comprare le scarpette apposite per la bici, preferiva tenere sempre le stesse, negli anni aveva messo i laccetti elasticizzati ed era stato l’unico vezzo che si era permesso per velocizzare i cambi di frazione..). Con un buon ritmo cominciò la frazione corsa, . rifiutò la spugna e il bicchiere d’acqua offerti dallo staff lungo il percorso, si sentiva bene, accelerò ancora un pelo il ritmo e fu un attimo dopo la curva che vide a un duecento metri, il suo “avversario di sempre”; l’amico di allenamenti e di confidenze, con cui condivideva  questo strana mania di fare fatica.  Si sentiva bene fisicamente e soprattutto  di testa, mentalmente cominciò a puntarlo, l’altro non si era accordo ancora del suo rincorrerlo. Un amico comune a bordo strada gli disse, “ vai che sta arrivando F.”, bene penso’ in cuor suo, se ora accelera desìsto, se invece non cambia passo, lo raggiungo. L’altro non  cambio’ passo, da qui capì che era “in crisi”,  le sue gambe invece trovarono nuova linfa e una forza sconosciuta , in  altre poche centinaia di metri il margine del vantaggio del suo avversario si era annullato,  ben presto gli fu accanto. Lo guardo’ e gli disse “dai che è quasi finita”,  era il saluto cameratesco e solidale che si davano i triathleti, in realtà era la mazzata più grossa che potevi dirgli, il poveretto sapeva bene che avrebbe dovuto sopportare un anno di sberleffi   e di scherzi, in caso di sconfitta, per poi poter riprendersi la rivincita solo  l’anno successivo.. Era da quasi 20 anni che si “rovinavano” le estati così, giustificando il fatto che in fin dei conti la manifestazione aveva scopi benefici, che lo si faceva per la salute,  la realtà  invece era  fatta di  allenamenti spasmodici , massacranti e costanti. Ci si organizzava la vita di conseguenza, se si andava in ferie, ci si andava con la bici a rimorchio e le scarpette, e se non c’era il mare o il lago  ci si segnava l’indirizzo e orario di una piscina vicino, così da ormai due decenni,  e nel frattempo i capelli erano ingrigiti, i figli fattisi grandi, le mogli rassegnatesi a questi eterni atleti bambini mai cresciuti.

A due kilometri dall’arrivo lo superò, si sentiva  bene  e si lanciò  in una quasi volata. L’altro provò a resistere, ma poi fu costretto a cedere di schianto e quasi si fermò.  Vide l’arrivo  venirgli incontro, proprio quando la fatica si faceva sentire tutta. Tagliò il traguardo, schiaccio’ il suo cronometro, quasi non ci credeva,  si era migliorato di tre minuti e passa; sì aveva beccato  quella che in gergo s chiama “la giornata perfetta”, può passare una volta nella vita, oppure mai arrivare. A lui era toccata e era stato capace di coglierla. Si’ la gara perfetta, al momento giusto.  Aspettò il suo amico, eterno rivale, una stretta di mano, uno scambio di complimenti e poi via a fare la doccia,  di li’ a poco, dopo il pasta party, si sarebbero di nuovo trovati fianco a fianco per smontare transenne e gazebo, come ogni anno. Si accorse di avere tanti amici con cui condividere questo sport, a lui ormai abituato nelle visite mediche o altro a  rispondere alla domanda: “pratica sport?” “si’ il triathlon “, “ ah bene e sarebbe?”….Pensò che tutto ciò fosse bello e  che soprattutto era bello lo spirito di questo sport, dal primo all’ultimo concorrente il sentirsi   fratelli nella fatica e nella sfida ad arrivare in fondo. Raggiunse sua moglie e sua figlia piccola al gazebo della Maison de la Joie sorridendo, il  sole splendeva anche se il meteo aveva messo pioggia da lì a qualche ora, sperò che lo smontaggio non  avvenisse sotto la pioggia, una costante quest’ultima di quella strana estate,  più da Nord Europa che romagnola.