Il papa’ della Maison de la Joie ci ha lasciato -“morte di un matematico beninese”

Yaya Christian, nasce a Djougou (nord Benin)il 2 dicembre 1967, in una povera e numerosa famiglia di villaggio. Suo padre è uno dei primi maestri della zona e avrà il piacere di vedere quasi tutti i suoi figli laureati. La famiglia è cattolica e molto religiosa, in un posto dove il 95% della popolazione è rigidamente mussulmana. Christian frequenta la parrocchia e la sua passione per la musica lo porta a divenire maestro della corale della Cattedrale. Qui si innamora di Justine, giovane studentessa e corista. Il loro amore viene contrastato dalla famiglia di Christian , siamo ancora all’ inizio degli anni 80, e la famiglia in Africa ha ancora un potere notevole sulla libertà personale dei singoli. I due continuano a frequentarsi di nascosto, Justine rimane incinta e viene allontanata dalla sua famiglia. Troverà rifugio presso un missionario francese impietositosi dalla sua storia. E’ costretta a lasciare gli studi.Nel frattempo Christian si laurea e tra alti e bassi continua il rapporto con la sua donna. Christian era un buono e quando intendo buono, dico che non voleva rompere definitivamente i legami con la sua famiglia di origine, ma nonostante tutto amava quella donna e non voleva rinunciare a lei. A noi sembra facile giudicare, guardando dall’esterno e con il metro culturale attuale, ma immaginatevi solo lo strazio del cuore e dell’anima, di questa persona, costretta sempre a fare delle scelte dolorose per sè e per le persone a cui voleva più bene. Brevemente, quando Christian e Justine si sono sposati nella Cattedrale di Djougou, è stata veramente una grande festa. Avevano già 3 figli, ma qui è frequentissimo che i giovani di ogni religione mettano su famiglia e poi regolarizzino la loro posizione davanti a Dio e agli uomini solo anni dopo, quando possono fare una festa dignitosa. Altri due figli nasceranno negli anni successivi.

Crhistian aveva un altro grande amore: la matematica, viveva per insegnarla e per farla amare. Centinaia di studenti beninesi divenuti nel frattempo funzionari, imprenditori, ogni tanto passavano per salutarlo. Nella sua spartana cameretta appesi alle pareti i premi e le foto che via via le classi seguite da lui vincevano. Insegnava a 400 km da Ouidah, (dove c’è la Maison) a Kilibo, lì aveva affittato una stanzetta senza acqua corrente nè luce elettrica, cosa encomiabile, visto che in Africa, i professori vogliono tutti rimanere in capitale per insegnare. Per Christian l’insegnamento era una vocazione e lui amava ed era amato dai suoi alunni. Tornava ogni 15 gg a Ouidah, per aiutare Justine nei progetti e nel redigere i conti dell’attività della Maison.
Con l’avvento del turismo responsabile, si era fatto davvero apprezzare dai turisti e dai visitatori, per l’amore che trasmetteva per la sua terra e la sua gente. Ricordo con piacere, quando in un viaggio assieme ad un gruppo, io e lui sul pulmino ci mettemmo a cantare le litanie in latino, davanti a stupiti turisti . 
Era di un’onestà intellettuale e morale assoluta, e sebbene a malincuore, avesse accettato il ruolo di subalterno, per motivi di presenza e di tempo, della conduzione della Maison, ne era pur sempre il presidente.
Era la figura maschile, il papa’ della grande famiglia della Maison, a cui i bambini mostravano pagelle e risultati, la persona a cui chiedere consiglio oppure una spiegazione per un esercizio non compreso. Per noi volontari bianchi, mentre Justine è il cuore e l’anima della Maison, lui ne era la razionalità, era il “bianco su nero” della fredda contabilità, con la sua bella calligrafia. Era la sicurezza che se gli affidavi un compito, quella missione sarebbe stata eseguita brillantemente. Per gli studenti italiani che hanno preparate le tesi di laurea giù, è stato di un’aiuto basilare, per le sue conoscenze e amicizie. Su parecchie tesi, ci sono i ringraziamenti alla sua figura.
Negli ultimi tempi, nonostante un malessere interiore, faceva ogni sforzo per mantenere la lucidità e tranquillità. Fino all’ultimo ha lavorato alla costruzione del cantiere del Village de la Joie, e che grazie alla sua presenza costante, in queste vacanze scolastiche, aveva progredito parecchio.
Ci lascia una grande eredità di umiltà ( che pazienza fargli indossare un vestito elegante nei giorni di festa) e di grande cultura. Come tanti grandi matematici, non ha avuto una vita facile, lo ricorderemo per la sua umanità e per il suo largo sorriso,( io per prenderlo in giro, gli dicevo che era il sosia di Martin Luther King, ma che lo avrei difeso dai razzisti… e lui rideva).
Ci mancherà davvero tanto. Ora aspettiamo che i volontari presenti in questo momento a Ouidahi tornino in settembre in Italia e faremo il punto della situazione, e insieme al suo aiuto dal Cielo, troveremo le energie e le forze necessarie per continuare la nostra opera.

Tanti i messaggi di cordoglio che da tutta Italia e Francia mi arrivano in questo momento, ne cito  solo uno che trovo veramente indicato:

” Il nostro “omone gentile” rimarrà sempre nei nostri cuori, il dolore è enorme  per noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo anche solo per pochi giorni, ma non deve coprire il ricordo del suo grande sorriso buono, dei suoi occhi dolci e delicati come il suo cuore e della forza e della speranza che ha diffuso a tutti noi.”

Che ti sia lieve l’ultimo viaggio, ciao Christian e grazie…

www.maisondelajoie.com

 

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AGOSTO: GRAN MOVIMENTO DA E PER LA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH

  • Ciò che l’occhio ha visto il cuore non dimentica.
  • Ciò che il cuore desidera ardentemente fa muovere le gambe.  (proverbi africani)

 

 

Ciao a tutti, tempo di vacanze, ma a quanto pare non per gli amici della Maison de la Joie. Dedico questi due proverbi a loro:

il primo (ciò che l’occhio ha visto il cuore non dimentica) all’amica o compagna come forse preferisce essere chiamata Piera, che insieme a Marco e agli amici (compagni) di Rifondazione, ci dedicano il ricavato di 3 serate di vendita straordinaria di dolci , all’interno della festa di Liberazione , in quel di Savona.  L’iniziativa si chiama, come l’associazione che se ne occupa “Briciole di Solidarietà“. Le dedico questo proverbio, perchè Piera è stata giù, ha visto la Maison, girato in Benin e una volta tornata in Italia non si è dimenticata di chi le aperto la porta, e lei, ha aperto il suo cuore ai nostri bimbi. Quindi se domani, il 12 e il 13 siete dalle parte di Savona, andate a gustare i loro dolci, vi addolcirete i vostri cuori e le vostre idee.

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Dedico il secondo proverbio, (Ciò che il cuore desidera ardentemente fa muovere le gambe) a tutti i volontari che in questo momento sono giù a Ouidah e che si stanno dando da fare con cazzuole e altro alla Maison e con vernici e pennelli al ristorante dove lavorano una parte delle ragazze e donne ospitate, senza dimenticare il cantiere aperto della Sala Polivalente.  C’è sempre bisogno per informazioni su soggiorni di volontariato: info@maisondelajoie.com

Infine lo dedico a maggior ragione e non in senso figurato, agli amici dell’ associazione “3xTe”   treperte.faenza@gmail.it

treperte small_96.jpghttp://www.triathlondifaenza.it/

 che per domenica 28 agosto organizzano il 19^ Triatlhon Città di Faenza. Una manifestazione che come ogni anno vedrà coinvolte migliaia di persone tra volontari, atleti e spettatori. L’iniziativa è a scopo benefico e va a favore di tante associazione no profit  faentine e non. Quest’anno fra queste ci siamo anche noi della Maison e li ringraziamo anticipatamente. Quindi come vedete “il bene non va mai in vacanza, perchè c’è chi,  in vacanza fa del bene”. 

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