SE LA CULTURA NON DA’ DA MANGIARE…FIGURIAMOCI L’IGNORANZA

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   SE LA CULTURA NON DA' DA MANGIARE?..FIGURIAMOCI L'IGNORANZA   
   

Immagini da Ouidah, dove iniziamo il cantiere per la costruzione della sala
polivalente e biblioteca per i bambini che lavorano nel vicino mercato.
     
   


Svang, ding, svang ding, i colpi di piccone affondavano nel terreno arido
e sassoso, non ancora ammorbidito dalle piogge tropicali, che di lì a
qualche mese avrebbero reso irriconoscibile la terra e la gente. Due uomini
a petto nudo sotto un sole cocente si davano il ritmo con
la pala. Ogni tanto nella fatica dell'arsura si fermavano a bere al pozzo,
dove poi si attardavano a scambiare qualche parola con una delle donne del
ristorante. "A cosa serviva quel buco e quelle fondamenta, che stavano
facendo? Una scuola?, una biblioteca? (il più anziano dei due manco sapeva
cosa fosse una scuola, figuriamoci una biblioteca), tra sé e sé
mormoro'?"yovo.." (bianchi in lingua fon), una roba per bianchi, per
missionari o chissà quale altra diavoleria. Stasera avrebbe chiesto lumi al
suo Orisha, e coi sacrifici vedere se era una cosa buona o una cosa da
temere; del resto a Ouidah, si chiedeva di tuttò ai feticheurs e ai
sacerdoti del vudu', e niente si intraprendeva: sia che fosse un viaggio o
un nuovo business, senza chiedere all'oracolo , al "fa".
Una scuola?, una biblioteca?, qui ? lontano dalla città, vicino al mercato
poi? Chi si potrà permettere tra tutti quei pezzenti, la spesa di poterli
mandare a lezione? Mah, ricominciò a scavare, pensando che gli yovo, ne
hanno dei soldi da buttare via in imprese fallimentari.
Dopo qualche ora e dopo qualche sosta, arrivo' la "capa" di tutte quelle
donne, era quella gestiva il ristorante e che teneva i contatti coi
bianchi. Lo sapeva perché l'aveva incontrata più volte in giro con "les
italiens", di lei si diceva che era sposata con dei figli e che nella casa
dove viveva, aveva accolto decine e decine di bambini, alcuni erano stati
presi direttamente dal mercato di Ouidah dove lavoravano, altri in case
di signori di Cotonou, insomma una donna strana, ma che si faceva
rispettare, e che soprattutto non si lasciava infinocchiare. Dadà Justine,
come la chiamavano i bambini, ma anche le donne adulte, aveva pazienza di
ascoltare tutte, si infuriava a morte se qualcuna non ubbidiva o faceva la
furba con lei, per tutti aveva consigli, ordini e suggerimenti da dare.
Accanto a sé teneva sempre i bambini ultimi arrivati nella comunità , e
ancora un po' sperduti in quella strana famiglia chiamata la Maison de la
Joie. Una malattia agli occhi , negli ultimi giorni , la costringeva ad
uscire solo verso sera, in tempo per vedere e controllare i risultati dei
lavori. Mentalmente contava i sacchetti vuoti di cemento e nello stesso
istante contava i bricks (mattoni fatti a mano con cemento, sabbia, acqua
ed essiccati al sole). Con solo uno sguardo riusciva a capire quanto
cemento avesse rubato il marçon ( il capocantiere). Dopo un po' di tira e
molla, il mastro le riconsegnava un mezzo sacchetto di cemento. Con una
risata Justine lo accompagnava al ristorante, dove gli avrebbe offerto un
bicchiere di sodabì (grappa africana ottenuta dal frutto dell'albero di
palma), per parlare dei lavori da fare l'indomani, come niente fosse
accaduto.
Una biblioteca? "Una sala per dare lezioni ai bimbi, qui ci deve stare la
finestra, grande perché ci deve essere luce fino a tardi, molti dei
piccoli infatti lavorano al mercato e solo verso sera potranno venire a
scuola. Qui il muro deve essere lungo, dobbiamo metterci le scaffalature
per tutti quei libri, arriverà un container di libri !!", e quando lo
diceva calcava molto sulla frase, lei che da giovane avrebbe voluto fare
l'università, ma che la nascita del suo primo figlio, le aveva interrotto
tutti i suoi sogni di ragazza istruita. Poi altri sogni aveva realizzato
assieme ai bianchi, la Maison de la Joie, il ristorante di igname pillè ed
ora il Villaggio della Gioia, quanti europei, italiani erano passati, chi per vacanze, chi per dare una mano,
    chi per mettersi in gioco pr sempre accanto a lei.   
    "Si'!",  ripetè con forza, " un container pieno
di libri !. Les enfants ( i bambini) del mercato, trattati come tanti
animaletti da soma, impareranno a leggere e a scrivere, conosceranno i loro
diritti e terranno testa ai loro padroni e riusciranno ad avere una
chanche nella vita".
    Così come qualcuno, tanto tempo fa , l'aveva data a lei e lei  non aveva
tradito le aspettative a la generosità dei bianchi.
Il mastro, un signore anziano annuiva, bevendo in un sol fiato la grappa,
    e pulendosi la bocca con la mano, le rispose che l'indomani avrebbe
fatto la gettata di cemento sulle fondamenta e ben presto avrebbe visto i
bricks comporre i muri.
Stimava quella donna tenace, che si mostrava sempre di buon'umore,
stupita e riverente di fronte alle personalità che ogni tanto la
venivano a visitare, ma affarista e furba con chi la voleva imbrogliare.
Di lei sapeva che a volte era costretta a scomparire per qualche giorno: troppa la gente
bisognosa che bussava alla sua porta e lei che non poteva far altro che
promettere, che sì ne avrebbe parlato ai bianchi, ma che al momento non
poteva fare nulla.
Justine stessa ripeteva sempre: "Un pozzo senza fine", diceva, "l'Africa è
un pozzo senza fine dove i soldi spariscono tutti e la gente campa di
chiacchiere. "
Coi suoi occhi ormai malandati da anni di cataratta, riusciva solo ad
intravedere il progetto sulla carta, ma nel suo cuore e nella sua mente,
già si immaginava una classe piena di ragazzi allegri, un insegnante capace
e paziente, (magari una delle ragazze della comunità ); e tanti libri,
tutti da accarezzare e sfogliare. "Oui c'est bon! » Con l'aiuto di Dio
sara' una gran cosa, e il cellulare ancora squillò, era una chiamata
dall'Italia?..
   Forse qualcuno di voi che ci vuole aiutare?   
   www.maisondelajoie.com   
   
SE LA CULTURA NON DA’ DA MANGIARE…FIGURIAMOCI L’IGNORANZAultima modifica: 2011-05-09T19:58:00+00:00da ouidah1
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