8 MARZO.QUANDO SI DICE DONNA SI DICE DONO

 

 

 

ragazze Maisondelajoie.JPG8 MARZO: QUANDO SI DICE DONNA SI DICE DONO

FESTEGGIAMOLO CON LA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH

Qualche anno fa ci fu l’iniziativa a livello mondiale di una raccolta di
firme per chiedere che il Nobel della Pace fosse assegnato alle donne
africane, vere artefici del cammino di progresso del continente e unica
speranza di un cambiamento significativo della mentalità gretta e
antiquata, troppe volte contrabbandata come “tradizione” culturale.
L’iniziativa ebbe un notevole successo, ma poi il Nobel fu assegnato ad
altri.
Da qui la mia modesta iniziativa personale di dedicare questa festa alle
donne e alle ragazze della Maison de la Joie, per, simbolicamente
augurarlo a tutte le donne africane e non, che ogni giorno lottano per la
propria dignità e per la vita della propria famiglia. Alle nostre
ragazze, perché ne sono sicuro cambieranno la loro società per renderla
migliore; loro che vengono dal fango della sopraffazione, sapranno essere
madri e maestre di vita per le bambine più piccole. Non posso però, in
questa lettera di auguri, dimenticarmi delle nostre volontarie italiane che
tanto si danno da fare perché alla Maison de la Joie , tutte le bambine e
le ragazze possano studiare e crescere in armonia e tranquillità. Sono
loro, che fanno sì che la Maison de la Joie a Ouidah, sia un’oasi di pace
e di serenità.
Ma questo punto, mi vedo costretto ad allargare gli auguri a tutte le
madrine e alle compagne dei padrini dei nostri bimbi: voi che dall’Italia
e dalla Svizzera, avete deciso di accudire e di farvi carico moralmente,
con un sostegno a distanza, di bambini sfortunati e di ragazze sfruttate;
a voi che davvero con il vostro aiuto e incoraggiamento, create le
condizioni per dare un futuro migliore alle donne dell’avvenire africano,
vanno i miei ringraziamenti.
Auguri alle tante donne che ci sono state vicine nel momento dell’emergenza
e hanno tolto alla loro famiglia per darlo alla nostra comunità.
Auguri alle tante turiste responsabili, che hanno condiviso momenti magici
alla Maison, si può ben affermare che l’80% degli amanti di questo modo
“più giusto per visitare il mondo” sia di sesso femminile, non solo, ma
sono loro che meglio esprimono la voglia di conoscere e condividere
viaggiando. Le turiste responsabili, sono le nuove vere ambasciatrici di
pace. Le vedi arrivare giù a Ouidah e subito nasce quell’aria di complicità
con le loro coetanee africane, capisci che insieme possono essere una vera
forza, la forza del cambiamento, la freschezza di nuovi ideali, di nuove
mete da conquistare.
Inutile, lo ammetto, noi uomini arranchiamo, dietro a improbabili
privilegi secolari. Questa nuova figura di donna che esce nelle piazze a
manifestare in ogni parte del mondo per la libertà e per la propria
dignità ci intimorisce, ci obbliga a rimetterla in catene, poco importa
che siano fisiche, morali oculturali e religiose. Queste donne che muoiono accanto ai
loro compagni e padri , per un mondo diverso, migliore senza dittature,
queste donne che non si fermeranno più, sono la vera mimosa che non
sfiorisce.
Auguri anche a mia moglie, giovane africana trapiantata in terra straniera,
moglie e madre instancabile, a lei va la mia ammirazione per la sua
schiena diritta contro le ingiustizie; con la sua profonda cultura
africana mediata da quella occidentale, mi obbliga sempre ad un continuo
apprendimento, ed ad un costante aggiornamento della realtà beninese. Il
suo amore e la sua concretezza mi danno forza ed energie nei momenti di
delusione e stanchezza.
Auguri infine alle mie due figlie: se nascere donna è già di per sé uno
svantaggio , nascere meticcie, lo è forse ancor di più, auguri quindi ,
perché capiscano che sono “speciali”; che è solo con la contaminazione,
con il “metter insieme” , con l’aggiungere, che questo mondo si può
abbellire. Che possano capire da grandi, che non esistono scorciatoie e che
tutto va conquistato con sacrificio e merito, e che la vita va vissuta
sempre a fronte alta, e che vale la pena sempre di spendersi per la
giustizia e la pace, perché quello che è donato non è mai perduto.
 
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bambine MaiosondelaJoie.JPG

E’ TEMPO DI ELEZIONI

 

 

maison gennaio 2011.jpgE’ TEMPO  FINALMENTE DI  ELEZIONI

Si’ ma in Benin,

la ancor giovane democrazia beninese alla verifica della
tenuta costituzionale.

Dopo una campagna elettorale delle opposizioni lunghissima, iniziata già
un anno fa , la giovane democrazia si prepara, forse, per un secondo
mandato dell’attuale  presidente Yayi Boni.
La grande alleanza delle opposizioni, però all’avviso di molti non ha
trovato un  canditato valido dello spessore del presidente uscente. Dopo
molti incontri, dibattiti, si può dire che “la montagna ha partorito il
topolino”, rappresentato da una vecchia figura, della politica beninese e
per di più sempre perdente  nelle elezioni precedenti ,  Adrien Hougbedji, addirittura contrastato da altri candidati tra cui figura per importanza Bio Tchane’.
Dopo un’iniziale attività frenetica fatta di attacchi, senza precedenti
alla persona di Yayi Boni, la spinta di questo movimento  è alquanto scemata
nell’ultimo periodo, e la capillare organizzazione del partito del
presidente attuale, sembra far propendere la bilancia delle previsioni ad
una conferma del  suo secondo mandato.

Ma come ha governato Yayi Boni, in questi anni?
Sebbene l’entusiasmo della sua elezione a suo tempo  fece
ben sperare nell’opera di pulizia e trasparenza sulla corruzione dilagante,
abbia ormai  lasciato oggi  posto al sarcasmo e all’ironia; ( basti solo pensare
allo scandalo finanziario avvenuto nei mesi scorsi in Benin,  stile Mardoff, che ha coinvolto anche un suo familiare stretto),
la barra del comando è stata sempre tenuta ferma in un qualche modo e la
macchina governativa ha seppur a momenti alterni, sempre funzionato.
Se da un lato, il Benin ha svenduto alle potenze straniere, tutto quello
che ancora c’era da vendere: le coste, il poco petrolio, i terreni e
quant’altro , dall’altro ha perlomeno cercato di avanzare nelle
infrastrutture, e ha cercato di tenere bassa l’inflazione (cosa pressoché
impossibile in Africa) e di salvaguardare un margine di scorte alimentare
di base, proibendo l’esportazione dei generi primari. Ha chiesto e
ottenuto credibilità ai mercati finanziari, in modo che non bloccassero i prestiti,
ossigeno vitale per l’economia del piccolo stato.
La libertà di stampa e la libertà di manifestare è stata mantenuta e
tollerata, anche questo, in un  continente come quello africano, può
essere  una notizia, e posso affermare che confrontandola con la realtà
italiana, noi qualcosa abbiamo da invidiare, fosse solo per quella
speciale classifica mondiale  della libertà di stampa dove ci vede sempre
dietro al Benin.  La figura del presidente all’estero, è stimata
universalmente, forse al di là dei suoi attuali meriti, cui va riconosciuto
di aver affrontato tempestivamente  una delle più grosse crisi  alimentari,
dovuta alla speculazione dei prezzi dei cereali. In Benin, non si sono
verificate quelle “rivolte del pane”, che hanno movimentato le piazze di
vari stati  limitrofi e che sta portanto la ribellione nei paesi del Magreb.
Basterà, tutto questo per un’altra rielezione, “per finire il compito”,
come inneggiano i suoi sostenitori? Ancora qualche settimana e lo sapremo,
nel frattempo, come di consueto, tutte le religioni, pregano  e invitano
alla calma e alla riflessione, perché tutto si svolga nella calma e nella
regolarità. Inutile negarlo, “l’agonismo politico e la partigianeria”  in
Benin, vengono da lontano e sono micce incandescenti , la contrapposizione
storica tra nord e sud (rigurgiti ancor dello schiavismo dei secoli passati
e della differenza di reddito pro-capite), può fare da detonatore. Alcuni
agguati terroristici ad ex ministri o a persone dell’entourage del
presidente, non promettono nulla di buono, e perciò la guardia resta
alta e la tensione si taglia a fettine. Nel mezzo, la gente comune,
sottoposta ad angherie a volte inutili, si pensi solo che per infiammare
gli animi contro il governo,  gli imprenditori che gestiscono  le linee
telefoniche e i collegamenti  internet, attualmente  fanno di tutto per creare disservizi; tempo fa era il momento della penuria delle bombole di  gas per  uso domestico, praticamente tutte in mano all’opposizione.
Già, che ricadute avrà sulla popolazione in generale, l’esito di queste elezioni?

Possiamo affermare che
solo il rapido insediamento  di un governo, qualunque esso sia,  e che dia
garanzie di stabilità, democrazia e sicurezza puo’ in una qualche maniera
interagire personalmente nella storia e nella vita del ceto  basso e medio.
Solo, infatti,   un governo stabile e forte potrà rafforzare la democrazia  dalla
mai  dimenticata voglia di un qualche  golpe stile militare, gli stivali
lucidi, si sa sono sempre pronti da queste parti del mondo a dare garanzie e a fare gli interessi 
di una qualche  potenza straniera.
In questi giorni, molti italiani e europei  mi chiedono se per  i turisti o
i viaggiatori,  c’è pericolo e se rischiano qualcosa. Io dico sempre di
usare il buon senso, specialmente la gente che ci visita, rimane molto poco
in capitale, e gli unici veri pericoli nascono  se ci si trova in
manifestazioni politiche di ambito avverso che si contrappongano, cosa più
unica che rara. Occorre usare il solito buon senso come quello di non
girare in auto  di notte, specialmente su  strade di confine, per il resto
credo che difficilmente gli yovo (bianchi in lingua fon), possano
accorgersi  di quale spinta emotiva e ideale,  e di quali attese e speranze
portino queste consultazioni popolari.
Ricordo che fino a qualche anno fa, anch’io ironizzavo sulla storia del
Benin , si pensi solo al fallimento delle banche e al  record mondiale dei colpi di stato, poi ho
smesso,  del resto le banche sono  fallite negli Usa e lo stavano per essere
anche in Europa. Inoltre   i dittatori nel mondo sono cresciuti dappertutto, tranne
che in questo piccolo lembo di Africa Occidentale. Anche  l’harmattan, il vento del deserto, sembra portare aria di rivolta contro le ingiustizie in Africa  e le speranze e i  sogni, che soffia, a volte ingenui, ci fanno capire come la storia del più antico ma anche del più giovane Continente, sia ancora tutta da scrivere.

Auguri dunque Benin!

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