Rimbocchiamoci le maniche alla Maison de la Joie

 

NEWSLETTER SETTEMBRE 2010

 

Cari amici , mi volto indietro e vedo che è già passato,  che definirei “pericolosamente” ,  un anno, dall’ultima volta che  vi ho mandato una lettera.

Pericolosamente per vari motivi: il padre di Samilia, una delle ragazze storiche della Maison, già da qualche tempo, cerca la maniera, sebbene ormai la ragazza sia maggiorenne, di rapirla e di obbligarla ad un matrimonio combinato. Amerei  che gli amanti a tutto spiano della tolleranza religiosa, riflettessero  su cosa non fanno, certe religioni, quando  diventano maggioritarie,  in termini di diritti civili delle donne. E continuo: ci sono certe religioni che si possono  definire fasciste, ed  è la sola  parola valida che trovo ,scusate lo sfogo. 

Samilia è stata “spostata”  in un’altra città, in un’altra scuola. Io e gli altri  amici, abbiamo avuto il piacere della sua presenza e libertà alla Maison, in agosto, venuta appositamente un paio di settimane per l’inaugurazione del ristorante e per restare con i volontari che la conoscono. “Samilia, coraggio quest’anno passerà e poi  avrai definitivamente il tuo posto alla Maison !”.

Pericolosamente, perché ormai lo sapete tutti, un incendio ha causato danni ingenti alla Maison, ma poteva effettivamente andare molto, molto peggio, quando siamo arrivati ad agosto, il più era sistemato, rimanevano solo qualche camere da  ridipingere e da sistemare le finestre  e porte bruciacchiate. I bambini  e le

ragazze sono riusciti a superare questo trauma. Senz’altro l’incendio è dovuto ad un corto circuito, tutti abbiamo visto come gli interruttori “friggano” a volte, da qui la decisione di cambiarli tutti…ah la tecnologia cinese!!

Per le madrine e i padrini, possiamo ancora con orgoglio affermare che i risultati scolastici sono stati soddisfacenti e per alcune ragazze sorprendenti, a breve, entro il prossimo mese, tutte le madrine e i padrini riceveranno copia della pagella, foto recente della bimba ed un          qualche lavoretto dei più piccoli.. Io e Simona, ci abbiamo perso un paio di giorni, solo a fare il  censimento dei bimbi nuovi, residenti e no alla Maison,fare lorole foto, fotocopiarne le pagelle, ecc.

Ho detto residenti e no, infatti, ormai sono circa  una decina i bimbi  che fanno capo alla Maison, ma che di fatto poi vivono nel quartiere, con cio’ che resta della loro famiglia. Situazioni, segnalateci dalla parrocchia, a cui non abbiamo potuto negare un aiuto e girare la testa dall’altra parte.

Poi l’inaugurazione del “Palais de l’Igname Pillè”,  primo passo per quello che sarà il “Villaggio della Gioia”. L’inaugurazione è stata il 21 agosto, in contemporanea con la festa di matrimonio di Simona e Fla, due nostri volontari. Vedere  tutte quelle  facce contente in quel giorno, ci ha ripagato  davvero di tanti sforzi. Il ristorante, ora richiede almeno per i primi tempi, la presenza fissa di Justine, poco male, visto che tanto dovrà seguire anche i prossimi lavoro al cantiere. Il primo passo, dopo che la luce e l’acqua saranno arrivate al Villaggio della Gioia, sarà la costruzione di un allevamento di montoni, per far sì che il ristorante aumenti in maniera cospicua i guadagni e faccia un pochino da traino agli altri progetti. Progetti che davvero sono tanti: la sala polivalente e biblioteca,   creare quindi la filiera del burro di karité  e il miele per il negozio equo solidale,  le ragazze da formare per la pasticceria….insomma siamo solo all’inizio. Chi  ha voglia di venire in Africa e di mettere a disposizione la propria esperienza è davvero il benvenuto.

Ringrazio davvero tutti quelli che ci seguono e che ci stanno vicino e che decidono poi anche di “venire a vedere di persona”, il nostro tentativo e speranza  è di non deluderli, così come la nostra responsabilità nel mandare avanti una “baracca” ormai con quasi un centinaio di bocche da sfamare, a volte ci fa venire la pelle d’oca. Sappiamo che questi anni saranno decisivi per fare si’ che la Maison cammini davvero da sola con le proprie gambe, ma per il momento stateci vicino. Infatti a maggiori entrate sono seguite maggiore uscite e aumento dei bambini accolti e seguiti e di progetti terminati. Pensiamo davvero che una ong onesta e trasparente debba comportarsi così! Rinnovateci la fiducia, stiamo davvero lavorando bene, credetemi!!

E’ ormai ottobre, mese del ritorno a scuola in Benin, ricordo a tutti i padrini e madrine, che dovremo versare all’inizio del mese  tutti i soldi per le iscrizioni,  e prego vivamente e umilmente,chi deve ancora versare la quota annuale, di farlo il prima possibile,  in modo da non metterci troppo in difficoltà.. Scusate l’insistenza.  

A tutti auguro un mondo di bene e di gioia, la stessa che ci trasmettono i nostri piccoli ospiti , a tutti rinnovo l’ivito ad un soggiorno in Benin, magari in gennaio durante la celebrazione delle festa  mondiale del vudu’  celebrazione che si tiene ogni 10 gennaio nella nostra bella cittadina di Ouidah.

Grazie a tutti!

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“Galline” alla Maison de la Joie

galline maison de la joie.jpgGALLINE ALLA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH

Galline è il soprannome che i volontari hanno dato al gruppetto dei bambini che vanno dai 5 anni ai 10 anni, sicuramente il gruppetto più simpatico  e dinamico, dell’Africa Occ. Qui Simona ce ne illustra le gesti con alcuni racconti. Divertitevi a leggerli e fatevi venire la voglia di conoscerle!!


bolle di sapone


E tra i regali per i bambini quest’anno ci sono le bolle di sapone!! un tripudio di gioia..
di colore dato dai barattolini sparsi ovunque, di magia nel capire quale strano meccanismo producesse qualcosa di tanto
bello..
tutti nel cortile della grande casa a soffiare e rincorrere..rincorrere e
soffiare e poi via, come in una grande staffetta..cambio!
ora soffio io e corri tu!
Il vociare dei bambini è allegro, le risa risuonano in tutto il quartieree
poi..poi fine..
Ii liquido magico è esaurito..
Chi ne ha sprecata una sola goccia è stato rimproverato, gli sguardi si
fanno tristi e come se fossi l’ultima speranza vengono a tirarmi i
pantaloni scuotendo con le manine il barattolino vuoto..
Ma niente paura le bolle di sapone si rifanno!
Bastano un pò di acqua e sapone..
e via, partono come una carica di iene a recuperare il sapone per lavare i
panni, lo sciolgono in acqua ma niente..e arrivano subito a farsi sentire
“Non va..Non va!!”, “Certo che non va è una saponetta non va bene!”
Senza nemmeno farmi finir di parlare son già scomparse di nuovo e dopo
poco  tornano alla carica..
Altro giro di pozzo per prendere l’acqua, altro sapone e altro allarme..
“Non va non va ancora!” e i loro sguardi si fanno davvero preoccupati,
quasi angosciati.  Questa volta mi ascoltano per bene “Ci vuole il sapone liquido!”
Per un attimo uno sguardo di sgomento si impadronisce dei loro occhioni, io
non dico nulla..si allontanano sghignazzando, ma non di corsa e per un pò
non le vedo..
Decido dunque di salire in cucina a prendere qualcosa da bere ed eccole!
Ma cosa ci fate per i corridoi del piano proibito?? (il primo piano è
riservato ai turisti e quando ci sono loro san bene che non devono
aggirarsi per le camere)..
Appena mi vedono si bloccano e si spingono contro il muro, ci si
appiccicano, se solo potessero diventerebbero invisibili lo farebbero..
Io gli passo vicino facendo finta di nulla, le piccole pesti sfoderano
gli  sguardi più angelici di tutto il repertorio e con un aria da vaghe
scrutano  ogni mio passo finchè non le supero e poi via..una folle corsa giù per le
scale..
Lascio perdere la bibita fresca, ho ben capito cos’hanno combinato!
Mi dirigo verso il bagno dei turisti, ecco manca il sapone liquido!
lo sapevo, ma erano tanto belle che non ho avuto il coraggio di dire
niente..
Vado in camera, prendo il mio e lo metto in bagno, più tardi al mercato
ne  troverò ancora..
Ora ridiscendo le scale e vado ad ammirarle felici!!
Il loro piccolo grande sogno delle bolle di sapone ora può continuare..

l’invasione

Ma cos’è questo frastuono??
Sembra un ronzio ..un ronzio enorme..ma che succede?? Siamo tutti a tavola quando arriva un invasione!!
Migliaia e migliaia di insetti simili a delle libellule invadono la
casa.. Copri i piatti, chiudi le finestre! C’è chi si fionda in cucina a
recuperare degli stracci per cacciarle..è il delirio!!
Un minuto e tutto si calma..
Rimangono solo i cadaveri sul pavimento da contare e da raccogliere..
Sile, una trottolina di due anni, si diverte a porre fine alla vita degli
ultimi insetti ansimanti, calpestandoli e vedendo lei il pensiero
corre..i  bambini!
Saliamo le scale di corsa, apriamo la porta della grande camera dove
dormono i più piccoli che a quest’ora son già tutti a letto o
quantomeno..dovrebbero!
Anzichè essere stanchi e stramazzati al suolo li troviamo felici e
sorridenti che rincorrono quella specie di libellule e appena le
afferrano  gli staccano le ali e se le mangiano..
“Ma che state combinando?” gridiamo con faccie inorridite..
Ma loro ci ridono in faccia e continuano il loro sadico spuntino..
Richiudiamo la porta e li lasciamo proseguire nel loro intento: in fondo
siamo in Africa e anche quello è un buon metodo per eliminarle, seppure
per  noi disgustoso.
Torniamo in sala da pranzo e dal corridoio si affaccia Therese (la moglie
beninese di Flavio, il fondatore)
“Buonasera, vista l’invasione??”
e noi con sguardi ancora inorriditi..
“Si Therese vista, ma sai che cavolo stanno combinando i bambini?? Gli
staccano le ali e se le mangiano!! “
e lei con aria interrogativa e naturale replica
“Ma così?Crude?”
THERESE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

la fatica di una foto (quella sul land di guido)

Piano!Piano!  C’è spazio per tutti!!
Si si anche tu..un attimo..così vi ammazzate!
E fate piano che calpestate roba non vostra..la rompete, l’ammaccate!!
E tu teppista! Non salire per di lì, sfondi il vetro..c’è la scaletta  dietro!!
Ma tanto ognuno fa quel che vuole..
Fiato sprecato contro un nuvolo di bambini festosi che vogliono
accaparrarsi il posto migliore..
Una volta caricati, dopo che han capito che di spazio ce n’è per tutti può
iniziare la logistica degli spostamenti..
“I grandi dietro e i piccoli davanti..”
Una parola!!..si muovono solo in due o tre..il loro brulicare di voci
sovrasta la mia e il loro orgoglio dell’aver conquistato il posto in
prima  fila non li fa smuovere di un centimetro!
E va bene..riproviamo..
“I grandi che son davanti seduti e i piccoli dietro in piedi”
Decisamente meglio..
Ma non è che l’inizio..
“Allora adesso vi passo i fogli mi raccomando non vanno accartocciati e
che  ognuno tenga in mano quello che gli allungo”..
Al primo foglio che parte è il delirio..scatta la guerra..tutti vogliono
impossessarsene come fosse acqua nel deserto!
“Calma calma anche di questi ce n’è per tutti, ma dobbiamo fare una
scritta  non li potete mettere a caso!!e non dovete romperli!!”
Secondo tentativo e va meglio..ossia..non se li contendono più ma fanno
il  passamano ignorando completamente la scritta che deve comporsi..
“Ehi..così non si legge niente..Samilia dai il tuo a Nassiba..Lamie fai
cambio con Lumana..no no Abbas, amore non dargli il tuo, deve fare cambio
con Lumana”
“Francois gira il foglio..no non passarlo dietro giralo e basta” “Eh..non
sento, non sento” “GIRALO!!hai la lettera in mano al contrario!!”
Ecco finalmente la scritta è composta ora dobbiamo fare la foto..
“Tenete il foglio senza metterci sopra le mani, cercate di tenerlo
dirtto..ecco così bravissimi!”
“Fermi, dite Cheese..”
E tutti in coro scandendo bene la parola “Formaggio..Formaggio..”
e dentro di me penso “Ma va vedi te..! Piccole pesti che non siete
altro!!”

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DANTOPKA IL FIUME SERPENTE

 

100_1286.JPG                                                       DANKTOPKA: IL FIUME SERPENTE

 

Esperienze di una turista responsabile, divenuta volontaria de “La Maison de la Joie a Ouidah”                                                                                                                                                                                                                              Agosto 2009

Come premio per le due ragazze più grandi dell’associazione  “La Maison de la Joie a Ouidah”,  che si fanno in quattro per stare dietro a bambini e turisti decidiamo di portarle al grande mercato di Cotonou a Dantokpa per scegliersi un vestito che, come spesso accade nei sogni di un’adolescente, esiste solo nelle grandi città.

Partiamo da Ouidah pieni di entusiasmo, ci buttiamo a capofitto nel mercato, su e giù dalle scale, dentro e fuori dai vicoletti, prova questo, prova quello, fuori da un negozietto e dentro in un altro.

Colori, frastuono, odori, ad un certo punto la fatica, lo sfinimento di stare dietro a due diciassettenni scatenate amiche del cuore, portate in quello che corrisponde al nostro più grande centro commerciale.

Ci siamo divertiti da matti!!

 

Agosto 2010

Durante il viaggio di dicembre/gennaio veniamo a sapere che in un mercato di Cotonou vengono segregati i più piccoli che vengono sfruttati per fare i fabbri: il mercato dei bambini schiavi.

Una realtà che piano piano sta venendo a galla grazie ad un’associazione fondata da una donna beninese, Justine, Afamies,  che ha costruito una piccola aula scolastica proprio nel cuore del mercato dove le è stato concesso per due giorni la settimana di fare lezione, la Maison de la Joie ha deciso di inserire nel suo viaggio responsabile, un incontro con questa associazione.

La coscienza mi impone di andare a vedere ciò che so già non può essere spiegato a parole.

Partiamo da Ouidah e mi accorgo che la strada è la stessa che porta al mercato dove l’anno precedente ero stata comprare vestiti con le ragazze della Maison.

Passiamo davanti al parcheggio dove avevamo lasciato l’auto l’altra volta, giriamo l’angolo, la stradina si fa sempre più stretta, sempre più ammassata di gente, l’odore delle verdure e della frutta fresca si trasforma in putridume, i colori si spengono fino a lasciar posto solo al nero e lì il furgone si arresta.

Scendiamo.

Una sbarra bianca e rossa riporta la dicitura“halt police” che sta ad indicate che la polizia oltre quella sbarra non mette piede, varcata quella soglia vige la legge delle bestie. Quello è il confine tra decenza e indecenza.

Alzo gli occhi oltre la sbarra ed è l’inferno.

L’unico colore presente è il nero: la terra è nera, i cumuli di rifiuti sono neri, le mercanzie in vendita sono nere, i vestiti a brandelli della gente sono neri, ci sono bidoni di ferro neri lungo il fiume nero che ribolliscono in continuazione ma non si sa cosa ci sia dentro ma è nero e anche il fuoco è nero perché è dato dal carbone.

E non è che l’inizio.

Justine arriva in fretta e con lei ci addentriamo nei vicoli di questo girone dantesco.

Non voglio credere a quello che vedono i miei occhi, nemmeno raschiando a zero la mia coscienza rispetto a cosa può essere un essere umano riesco ad arrivare a tanto. Bambini, bambini e ancora bambini in tutto 230 che mi verrebbe da dire vivono, dormono, mangiano e lavorano sempre negli stessi 4 metri quadri della baracca del loro padrone.

Ma sono termini sbagliati perchè non può essere definita vita una situazione del genere, non può esser definito mangiare ciò che arriva un giorno si e un giorno no e sa di putridume, non può essere definito dormire lo svenimento dopo la fatica di aver lavorato senza sosta dall’alba al tramonto 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno.

Questi bambini, bambini solo nei loro corpi minuti, battono incessantemente ferro nella loro sopravvivenza quotidiana, solo i più fortunati escono per recarsi alla discarica a rovistare tra i rifiuti per cercare qualcosa da riciclare, riutilizzare al loro rientro.

La vita media è molto, molto bassa, regna qualsiasi tipo di malattia supportata dalla fatica.

Mentre ci addentriamo a fatica tra le baracche l’odore di putrefazione si fa sempre più insopportabile, il rumore battente dei martelli è assordante, i padroni stanno sdraiati a osservare le loro proprietà viventi e si muovono solo se devono criticare il lavoro svolto o incassare denaro.

La maggior parte dei bambini non alza nemmeno lo sguardo vedendomi passare, ma altri mi guardano per forza, perché solo vicini, vicini a tal punto che allungo una mano per una carezza ma loro rimangono impassibili oppure muovono un passo indietro e mi guardano con sguardo sbigottito e interrogativo come per dire:  “che significato ha questo gesto, perché  lo fai?” e mi si stringe il cuore nel vedere un bambino che non conosce più il significato di una carezza.

Ad un certo punto Justine ci ferma, un bambino ci mostra gli aeroplanini  e le motociclette che ha costruito con i rifiuti di lattine e lei ci dice “dovete comprare qualcosa” comprare?? dare i soldi a quelle bestie dei padroni??..uno sguardo veloce scorre tra me e gli altri ragazzi dell’associazione ma lei ci dice “dovete farlo, serve a giustificare la presenza di bianchi qui, se no si insospettirebbero troppo”, guardiamo gli oggettini in vendita e tra tutti ci accorgiamo che c’è un angelo, un angioletto identico a quelli che si appendono sull’albero di Natale, con la gonna e le manine giunte e mi vien da chiedermi come può un bambino che non conosce le carezze sapere cos’è un angelo.

Compriamo l’angioletto, una motocicletta e un aeroplanino, paghiamo inorriditi e ce ne andiamo, la nostra presenza sta diventando troppo invasiva e ci rifugiamo nell’aula dove si tengono le lezioni: nessuna biro, nessun quaderno perchè sarebbero solo merce da rivendere, una lavagna e quattro panche; i bambini che vengono a lezione raramente sono gli stessi. Quando entriamo noi ce ne saranno una quindicina che in un francese stentato ci dicono quanti anni hanno e da quanto tempo lavorano lì, uno in particolare mi impressiona ancor più degli altri perché  non dice nulla, dopo un lungo silenzio le uniche parole che pronuncia sono “io vivo qui” ed è tutto quello che sa dalla vita.

I bambini arrivano dal nord, i padroni vanno a prenderli nei villaggi più piccoli dove le scuole non esistono e ignoranza e disperazione regnano sovrane, promettono alle famiglie di portare i figli nella grande città dove impareranno un lavoro importante così potranno mandare denaro per aiutare l’intero villaggio ed invece vengono rinchiusi a Dantokpa e le famiglie ne perdono le tracce.

E i padroni chi sono??

La maggior parte di quelli presenti al mercato non son altro che bambini cresciuti che non conoscendo altro dal mondo quando il loro corpo prende le sembianze di un adulto prendono il posto dei padroni che muoiono. Altri sono invece quelli che vanno per villaggi, che tengono in piedi tutta la baracca e che fanno da ponte tra l’inferno e l’anima del commercio del paese. Non ho termini per descriverli.

Dantokpa in Fon, lingua locale, significa “il fiume serpente” e i vicoli di questa parte vietata del mercato lo ricordano perfettamente: un infinito serpente che si attorciglia sempre più, imprigionando la vita di centinaia di bambini e togliendone alla loro esistenza il significato.

 

Torniamo a Ouidah, abbraccio le bambine ancor più intensamente del solito, ringrazio il cielo che siano lì a sorridere, che siano scampate ad un destino infame che le avrebbe viste rinchiuse in case o in baracche a far le schiave domestiche e quasi sicuramente non solo per le faccende di casa.

Ringrazio il cielo quando “rompono le scatole” perchè finalmente hanno qualche piccolo vizio, qualche piccola pretesa, è una grande vittoria vedere che a poco a poco prendono coscienza del fatto che al mondo possono anche chiedere e volere e non solamente dare.

E se le più grandi si meriteranno un altro vestito?? Con fatica si ripartirà alla volta del mercato maledetto, rimanendo come l’agosto scorso nella parte bella, loro hanno già sofferto abbastanza, non è giusto che paghino ancora per colpa di altri; io tratterrò le lacrime pensando che 100 metri più in là, girato l’angolo ci sia l’inferno vivente, e se nonostante gli sforzi le lacrime scenderanno comunque gli dirò che saranno di gioia nel vederle così felici.

 

Simona Bestetti

Volontaria della Maison de la Joie a Ouidah

www.maisondelajoie.com

 

100_1288.JPG(vi siete mai chiesti chi produce materialmente i prodotti dell’artigianato africano?….)