Viaggio in Benin

Affrettatevi ci sono  rimasti ancora alcuni posti per un  viaggio indimenticabile ,  e man mano che il giorno della partenza si avvicina, l’emozione mi fa battere forte  il cuore, anche perchè incontreremo nuovi progetti, nuove associazioni, che collaborano con   www.equomercato.it    . Dopo mesi, rivedrò Justine, le ragazze i bambini della Maison. Ci ritroveremo insieme a vecchi volontari e nuovi amici, i turisti, i quali ben presto entreranno a fare parte della nostra grande comuinità. Come invidio Patrizie e Cesare che domani partiranno, per smontare e poi rimontare, una volta finito il tetto, i pannelli solari; come invidio i gruppi di turisti  Viaggi e Miraggi in patenza a metà luglio, quando ancora mancheranno poche settimane prima che io e la mia intera famiglia e tutti i gruppi di turisti riempiremo tutte le stanze della Maison. La quale a sua volta riempirà i nostri cuori e i nostri occhi di voci, immagini e ricordi incaccelabili e come l’ha chiamato Erika: “la magia della Maison si ripete”.

Oggi in Benin si celebra la “festa della mamma”, e i bambini al telefono ci hanno cantato tutti insieme una  canzone, è sempre un’emozione e una gioia avere queste piccole manifestazioni di affetto. Vi lascio alcune immaggini, in sottofondo  una canzone in lingua goun, le parole ricordano bene quali sono stati i danni e quali sono i pericoli di queste popolazioni: farsi rubare la loro memoria, i loro ricordi, le loro radici, in questo senso il Vudu’ cerca di intervenire in un vuoto culturale che si sta sempre più manifestando nelle nuove generazioni di beninesi.

Vi lascio queste immagini perchè vi venga voglia di conoscere personalmente il Benin, fate presto

www.viaggiemiraggi.org/index.php?option=com_content&view=article&id=336

  

  

“MONELLE” MA NON TROPPO…ARRIVATE ALLA MAISON DE LA JOIE

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“MONELLE”  MA NON TROPPO……. ARRIVATE ALLA MAISON DELA JOIE

 

da probabile tragedia a storia a  lieto fine di due ragazzine

 

 

 

Le chiamo Mohara et Fatima, ma non sono i loro veri nomi, questo per non metterle in imbarazzo, per chi le incontrerà, venendo alla Maison.; vengono dal profondo nord del Benin, da un piccolo villaggio vicino a Neogambi.

Queste due ragazzine di 13-14 anni, erano apprendiste sarte ; essere apprendisti in Africa significa dover sostenere delle spese per poter imparare un lavoro. Questo comporta essere alla mercé del “maestro o del padrone” fino a quando a sua discrezione si potrà essere licenziati e avere quindi il diploma, per poi intraprendere l’esercizio della professione.

 Sappiamo  cosa vuol dire la vita in un piccolo  villaggio sub-sahariano , per una bambina: mutilazioni  genitali  nei primi anni di vita,  duro lavoro  dalla mattina alla sera ( andare a prendere l’acqua, occuparsi dei fratellini più piccoli, preparare il cibo, raccogliere la legna), ottime probabilità di non frequentare la scuola a scapito dei fratellini maschi; fantastiche opportunità di  farsi trovare un marito vecchio  verso i 13 anni, e diventare mamma subito dopo, dividendo il proprio uomo con altre ragazze.

Questo è il mondo in cui sono cresciute e vivono  Mohara e Fatya , ma cosa c’è nell’animo di due ragazzine, che magari qualcosa hanno studiato, oppure che  hanno sentito storie e racconti  all’interno del laboratorio di sartoria  dalle ragazze più grandi? Il principe azzurro non è certo  prerogative solo delle ragazze occidentali, ma è in fondo ai desideri di qualsiasi ragazza più o meno ingenua, più o meno istruita.  E quando la madre di una delle due, ha messo loro in mano una banconota da 10.000 cfa ( 15 euro), per una commissione, la tentazione di una fuga verso l’ignoto, verso la grande metropoli, dove tutto è possibile e i sogni si realizzano,  è diventata impossibile a resistere. Con la banconota in mano trepidanti, hanno trovato un taxi -brousse per il sud, direzione Cotonou, l’autista di pochi scrupoli  non si è fatto troppe domande, ha preso i soldi e quando ha riempito la vecchia auto scassata di gente fitta come sardine è partito.  A notte fonda  arrivate a Cotonou , intimorite e spaventate, dal  caos del traffico, dalla moltitudine di persone, dal buio, non hanno fatto meglio che trovare un paio di cartoni su cui dormire. Nascoste in un angolo buio, dove la puzza di orina era forte, a fatica si sono addormentate. L’indomani con lo stomaco che brontolava dalla fame  e ancora spaesate sono state notate da una mama –benz , termine coniato in Togo , per le grasse donne affariste e commercianti, che per  mostrare il loro successo negli affari giravano su  auto di questa marca straniera..

La mama-benz le  chiama, e capisce senza tanti giri di parole, la situazione:  quante ne ha viste di ragazzine così , perdersi e finire nel giro della prostituzione, della schiavitù in famiglie benestanti, violentate e uccise per il traffico di organi, oppure sparire per sempre nella vicinissima Nigeria..  Una di loro le potrebbe servire per il banco della verdura, la ragazzina che aveva prima è  rimasta incinta di chissà chi , e l’ha dovuta cacciare via da  qualche settimana ….fortuna che non aveva ancora pagato il debito coi  genitori.

Le ragazzine non vogliono essere separate, e l’insistenza con cui vogliono rimanere unite, la rendono furiosa, ma decide di sfruttarle ugualmente. Una  settimana in prova, tanto non dovrebbero mangiare troppo anche se sono in due, magre come sono.  Passano i giorni, la mama-benz, decide di spostarne  una nel mercato di Ouidah, cittadina a una quarantina di chilometri da Cotonou, cercando ancora una volta di  separarle. All’insaputa della padrona, partono tutte due per Ouidah, ma arrivate là, non trovano nessuno ad attenderle; la padrona , scoperta la fuga di una delle due ha dato l’ordine , alle sue sottoposto di Ouidah di non prenderle in carico, .  Le ragazzine sono di nuovo in strada, ma Ouidah è una cittadina piccola, ben presto, ci si accorge della loro presenza, i bambini di strada a Ouidah non sono poi  ancora numerosi, fortunatamente. Una signora dopo aver rifiutato di prenderle entrambe per lavorare in casa, ci pensa un attimo e  sapendo che in città c’è una signora del nord, che accoglie i bambini in difficoltà, decide di lasciarle davanti al portone della Maison dela Joie.  Justine, nel rientrare da una visita del cantiere in corso, sente del gran vociare  sulla stradina che costeggia la Casa della Gioia. Ben presto senza sapere il perché e il percome si trova due ragazzine in ginocchio davanti a lei, piangenti e imploranti. Fa tacere tutto quel trambusto e chiama le due ragazzine nella sua stanza e comincia a farsi raccontare la storia. Quante ne ha viste ormai di ragazzine così allo sbando…. saputo da dove vengono, chiama con il telefono un catechista del  villaggio di Afataranga, dove Justine grazie all’aiuto di volontari e benefattori ha fatto costruire un pozzo e un mulino per questa  comunità. Al telefono promette il rimborso spese al ragazzo, purchè vada dal suo amico  catechista di Neogambi e che questi avvisi le madri delle due ragazzine che sono vive e vegete  e al sicuro alla Maison. Justine, dopo averle rifocillate per un paio di giorni, e consultato le altre donne della comunità, decide di lasciarle a lavorare nel nostro ristorantino di igname: si guadagneranno i soldi e poi se vorranno restare,  resteranno nella nostra comunità, se vorranno ritornare al villaggio, vi torneranno almeno con un po’ di  soldi. A loro è andata bene, ma per due che hanno avuto fortuna,  di quante si saranno perse le tracce?; quante madri non sanno più dove sono i loro bambini? E’ questa una piaga orribile delle nuove ferite dell’Africa, una piaga putrida che si ingrandisce sempre di più sulla pelle e sul destino di queste piccole creature. Queste hanno incontrato Justine, e lei ben si è ricordata, quando da giovane, con tre  bambini a carico  fu messa su una strada . Fu grazie a gente con il cuore grande che si salvo’ e Justine non lo ha mai dimenticato, ed ora anche il suo cuore è grande, grande come  tutta l’Africa.

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