A OUIDAH E’ COMINCIATA LA PRIMAVERA…

 

 

 

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stato dei lavori e dei progetti in avanzamento alla Maison de la Joie a Ouidah

 

Mentre in Italia, le pioggie e le prime nebbie ci hano fatto dimenticare la bella stagione, in Africa e in Benin in particolare, la stagione secca ha preso il posto delle stagioni delle piogge. Le giornate si sono allungate , le notti sono stellate e ci si prepara al raccolto di quello che si è seminato. Già i contadini cercano di interpretare se il raccolto e’ fruttuoso, se la stagione delle piogge è stata sufficiente e se soprattutto la pioggia è venuta al momento giusto.

Per la Maison de la Joie a Ouidah è tempo di bilanci prima del tour de force di Natale, periodo che porterà, amici, turisti e volontari a riempire nuovamente la casa.

Dal punto di vista dell’avanzamento dei progetti si può dire che le cose stanno procedendo speditamente da ambi i fronti : sia qui in Italia sia a Ouidah in prima linea:

il container spedito all’inizio del mese dovrebbe arrivare a giorni al porto di Cotonou, poi inizierà la delicata fase di sdoganamento con le autorità portuali;

il cantiere “Villaggio della Gioia”, sta per terminare la prima trance dei lavori, ovvero ristorante nuovo e magazzino; poi appena il ristorante inizierà la sua attività, noi inizieremo con il proseguimento dei lavori: laboratori artigianali e sala polivalente (piccola biblioteca, sala computer,  ecc.) da aprire a tutti i bambini del nostro quartiere, bambini che non hanno la possibilità di studiare e che sono utilizzati come piccoli schiavi nel mercato adiacente;

prima di Natale dall’Italia partiranno due automezzi: un pulmino e una monovolume che attraverseranno tutta l’Africa Occ., per giungere a Ouidah verso il 4 di gennaio, guidate da 8 volontari. Cosi’ l’Epifania ci porterà due mezzi da usare per la nostra attività di turismo responsabile. Attività che procede spedita, anche adesso mentre vi scrivo una coppia di turisti sta effettuando il tour completo del Benin; possiamo tranquillamente calcolare le presenze alla Maison in un paio di centinaia di persone in circa 3 anni, un bel risultato non c’è che dire, e che fa della Maison de la Joie a Ouidah, la struttura più usata dagli italiani,  per scoprire il Benin; di questo ne siamo fieri.

 

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All’inizio del prossimo anno inizieremo anche il cantiere di ampliamento della Maison vero e proprio, infatti i bambini e i ragazzi ospitati sono nel giro di qualche anno raddoppiati, inoltre i bambini crescendo e divenendo ragazzi e ragazze hanno esigenze chiaramente diverse, questo ampliamento cercheremo di farlo con il vostro aiuto, non vogliamo che le nostre ragazze si trovino in situazione di promiscuità, ma che abbiano alloggi decenti e personalizzati, non chiediamo molto, se non un letto e un armadietto per ognuna!!

Al nord nel villaggio di Afataranga, doneremo, grazie all’aiuto di Simona , turista fai da te, dopo il pozzo anche il mulino. La comunità di Afataranga, con i futuri proventi del mulino, cercherà di sistemare la strada della brousse, la quale durante la stagione delle piogge, risulta impraticabile e il villaggio rimane isolato per lunghi periodi.

Con i soldi raccolti da alcuni volontari , sono stati visitati e curati una parte dei bimbi ammalati, sia all’ospedale di Cotonou, sia all’ospedale di Tanguietà da Padre Fiorenzo Priuli. Per tutti notizie incoraggianti.

 

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Fra tante notizie belle, la vicenda di Samilia, ragazza storica ospitata alla Maison e futura colonna portante della nostra casa famiglia ci fa riflettere:

Samilia ancora minorenne è stata ripresa con la forza dal padre e riportata al villaggio al nord per costringerla ad un matrimonio forzato. Con le nostre minacce di denunciarlo , ha desistito prima in questo proposito e poi si è trovato un accordo per fare proseguire gli studi alla ragazza,  a Cotonou. Il prossimo anno Samilia sarà maggiorenne e quindi potrà ritornare nuovamente alla Maison e a scuola a Ouidah.

Questa vicenda, tutti i bambini della Maison, sono rimasti terrorizzati, ci fa capire come il cammino del progresso  in questo paese , sia ancora tortuoso e come l’ingiustizia e l’ignoranza la facciano ancora da padroni.  Per questo vi chiediamo di restarci vicini sia moralmente che  materialmente,  a volte sembra davvero di lottare contro i mulini a vento, eppure l’Africa cambierà e saranno proprio le donne istruite e emancipate che la cambieranno. Donne come quelle che usciranno un giorno dalla Maison de la Joie, pronte a prendere il loro futuro in mano.

Per chi volesse prendere contatto con noi per aiutarci o per visitare il Benin dalla parte giusta, ovvero in punta di piedi:

flavio.nadiani@alice.it

tel. 0546 668164

 

 

 

Un tuffo in Africa….è ora di prenotare

 

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Nel pubblicare il diario di Federica, una dei partecipanti dell’ultimo gruppo di Viaggi e Miraggi che ho accompagnato in Agosto, vi invito a partecipare alle due prossime partenze che organizza V&M , quella sotto Natale e quella per lo speciale Festival Vudu’.

Come potrete ben vedere da questo Diario, quello che ne salta fuori, è come quelli che facciamo,  non siano solo viaggi, non siano solo vacanze, ma molto di più: sono “esperienze di vita”, che a volte ti fanno maturare e tornare per chi è impegnato nell’ambiente no profit, molto “carico”.

E’ proprio vero Federica: nessuno di noi ha fatto il vaccino contro il “mal d’Africa”, “e tutti noi abbiamo il cuore ammalato d’Africa”.

Ciao Federica siamo sicuri che tornerai, i bimbi ti aspettano.

 

DIARIO DI VIAGGIO IN BENIN E TOGO 2009

Il mio tuffo in Africa

 

 

2 agosto

Sono a Malpensa in attesa del volo per Casablanca, direzione Benin-Africa Nera. Ma dove sto andando??!! Non so cosa mi aspetta, certo è che la mi curiosità, voglia di conoscere e perché no, di mettermi in gioco, è grande. Voglia di Africa, e penso…ho come la sensazione che me la toglierò!!!

Sono pronta per questa nuova avventura? Certo!!!

I giorno scorsi provavo sentimenti contrastanti invece.. anche un po’ di apprensione, ma ora invece sono elettrizzata, carica e felice!

3 agosto

Arrivati stanotte a Cotonou, gran casino con i bagagli e non sono arrivati quelli di Alessia. Appena usciti dall’aeroporto è stato bellissimo dare un volto a tanti nomi che avevo letto e sentito: Therese, Justine, Cristian… un flash.

Siamo arrivati poi a Ouidah alla Maison de la Joie nella notte, doccetta e nanna alle 6. Ho la mia cameretta singola, spartana, ma dignitosa, bagno in comune. Poi alle 9 colazione e sono iniziate le emozioni……Sono arrivati i bambini, che hanno cantato una canzoncina e si sono presentati uno a uno… già mi sono commossa!!

Stamattina Foresta Sacra, piena di divinità della religione Vodoo, Tempio del Pitone e spiaggia. Poi pranzo e giochi coi bambini. Arrivano e ti si mettono in braccio, sono un amore. E’ veramente impossibile descrivere le emozioni così forti e personali che sto provando. Bisogna esserci. Ci saranno venti bambini piccoli e una decina di grandi (1617 anni), tutti bellissimi!!!

Museo al Forte Portoghese: antico proverbio beninese “Un minuto di pazienza significa dieci anni di pace”.

Tratta degli schiavi:

Il re dell’antico Regno di Abomey, che comprendeva il Benin e non solo, vendeva i prigionieri di guerra ai portoghesi, che partivano da Benin , Togo e Ghana alla volta di Haiti, Brasile e Cuba soprattutto. Se fosse arrivata metà della “merce” a destino dopo tre mesi di viaggio, veniva stato considerato un buon risultato. Tutto questo terminò dal 1860 quando in Brasile gli schiavi vennero liberati e ci fu un decadimento generale (V. film “Cobra Verde” tratto da “Il Vicerè di Ouidah” e “Amistad”).

Qui al Forte Portoghese venivano raccolti gli schiavi in un cortile per farne la prova di resistenza, e quelli che non resistevano, venivano buttati nel canale, mentre gli altri partivano.

Tuttora rimangono influssi della religione Vodoo in America centrale, che si sono fusi col Cristianesimo, dando vita ad un sincretismo religioso (mescolanza di religioni dove per esempio alcuni Santi venivano adorati come Dei).

4 agosto

 

Porto Novo

– Centro Songai: centro di agricoltura biologica che produce tutto al suo interno, dai prodotti agricoli, agli animali, ai concimi, al biogas per l’energia.

– Museo Etnografico: veramente un bel museo, in cui la guida ci ha raccontato un po’ di storie sui villaggi del sud del Benin, storie che tuttora al di fuori delle città, sono realtà. Il museo tratta la nascita, la vita e la morte. Quando una donna rimaneva incinta, andava dall’oracolo, che con uno strumento fatto di conchiglie, prevedeva come sarebbe stato il bambino.

Erano esposte anche moltissime maschere che nei villaggi venivano prodotte da una specie di società segreta. Servivano per condannare qualcuno o qualcosa o per insegnare qualcosa. Ogni maschera era diversa e aveva un significato (avviene ancora).

Importanza della donna: le donne portano avanti la famiglia e la loro realizzazione non è data dall’avere marito e figli, ma dall’avere solo figli. Molto spesso appena rimangono incinta l’uomo le abbandona, ma loro vanno avanti lo stesso, si danno da fare e mantengono la prole. Qui tutti hanno un grande spirito imprenditoriale, basta che abbiano qualcosa da cominciare a vendere al mercato e vanno avanti.

– Palazzo Reale di Port Novò: il re più importante è Tofà, che era considerato un traditore del re di Abomey, mentre era ben visto dai cittadini perché era un fedele del protettorato francese. La figura del re è diversa dalla nostra: anche ora che il Benin è una repubblica ci sono re in ogni città, ed essi sono una specie di giudice di pace.

Tante cose sono state costruite qui a Port Novò dagli schiavi tornati dal Brasile. La particolarità sta nel fatto che per esempio la moschea è stata costruita come una cattedrale, perché in Brasile non c’erano moschee.

Al ritorno alla Maison abbiamo avuto un’accoglienza da paura!!! Tutti i bambini che ci venivano ad abbracciare e baciare, a prendere le borse, che ci saltavano in braccio….

Poi cena, sempre ottima, e infine canti e balli con foto da parte dei bambini.

Ho conosciuto meglio Zina stasera. Flavio (Nadiani, senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile) oggi ci raccontava che è cresciuta in una famiglia di stregoni. Se un bambino quando nasce ha qualcosa che non va (nasce con i denti, ha il labbro leporino,la mamma muore di parto, oppure semplicemente ha un carattere chiuso e introverso), viene ucciso. Zina non deve aver passato una vita facile. Fa fatica a sorridere, parla poco e a scuola deve essere seguita di più. Bè, stasera ha fatto foto, contato fino a venti in italiano con me e anche parlato, posto che non capisco il francese!! Ma ci capivamo lo stesso io e lei….

Qui è proprio una casa della gioia. Tutti questi bambini con le loro storie difficili, con tutto quello che io forse non potrò mai capire alle spalle, hanno una ricchezza che mi stanno trasmettendo e che mi mette addosso una felicità, una tranquillità…. Impossibile descrivere a parole le emozioni, le sensazioni… l’amore che io posso dare non è, e non sarà mai, sufficiente a ricambiare tutto quello che loro mi stanno dando….

Sono al secondo giorno qui e questo viaggio si sta già rivelando un’esperienza indimenticabile, di quelle che ti rimangono impresse in un angolo del cuore…senti le vocine, i canti, gli abbracci, la curiosità verso di noi.. sono palpabili… e io sono sciolta…

E domani è un altro giorno… un altro giorno qui per fortuna…

 

5 agosto

 

La stregoneria in Benin esiste ed è prepotente. Il malocchio pure esiste e di santoni, preveggenti e compagnia bella è pieno zeppo. Ho chiesto anch’io di poter andare da un oracolo (curiosità che mi è rimasta dopo aver letto “Un indovino mi disse” di Terzani) e forse si riesce a fare.

Anche la schiavitù esiste ancora. Nelle famiglie ci sono bambini prestati, che alla fine lavorano in casa in cambio di cibo. Flavio ci raccontava che anche qui al sud, dove comunque si sta bene, questa cosa si nota solo quando iniziano le scuole visto che questi bambini schiavi non ci vanno. Si stima che ce ne sia circa mezzo milione. Brividi.

Oggi Ganviè. Villaggio di 70.000 anime che vivono su palafitte sul lago. Molto bello, ma anche un po’ triste.

Abbiamo pranzato al ristorante delle donne della Maison a Ouidah. Pranzo naturalmente ottimo a base di salsa di arachidi e ignam pilè. Uhmmmm!!

Poi dalla sarta a farci fare un vestito per il battesimo della figlia di Flavio, e parrucchiera!! Siamo state tutte noi ragazze e per tutto il pomeriggio!! Mi sono divertita un sacco! A me hanno fatto la “bananè”, ma si vedeva, come poi mi è stato confermato, che non avevano mai pettinato delle bianche.

Bel pomeriggio, tutto africano!!

6 agosto

 

Dopo una simpatica trafila alla frontiera, siamo in Togo. Abbiamo visitato la casa degli schiavi, che altro non è se non una delle tante case in stile portoghese-brasiliano, costruite dopo l’abolizione della schiavitù dove si faceva commercio illegale di schiavi. Nella casa vivevano i negrieri e sotto al pavimento, ad un’altezza di 50 cm stavano un centinaio di schiavi distesi o al massimo seduti. Ci siamo passati, veramente una condizione disumana.

Questa casa non è un museo, bensì una proprietà privata nella quale l’Unesco nel 2007 ha lasciato una targa.

Poi ci siamo fermati a vedere che un villaggio intero tirava su dalla spiaggia una rete a strascico. Cori, incitazioni, gente di tutte le età, donne che portavano l’acqua agli uomini… Avrò fatto mille foto! Bellissimo!!

Ora stiamo andando a Lomè, la capitale del Togo. Lungo la strada industrie e campi coltivati, un panorama completamente diverso dal Benin, sebbene siamo due stati vicini e per altri versi molto simili. La storia e l’evoluzione del Togo sono un po’ diversi infatti. Tutto è sorto durante la dittatura appoggiata dai francesi.

Guardando fuori dal finestrino, ogni tanto rivedo delle immagini che mi risalgono alla mente dal mio immaginario e dalle mie fantasie sull’Africa. Ora per esempio una donna che sta risalendo una strada polverosa e bianca nel suo abito coloratissimo. Che confusione, quante auto, smog, polvere e colori… e tutto questo è AFRICA!!

Lomè: gran mercati e grandi acquisti.

Mercato dei feticci in cui ho preso un po’ di regalini per le mie amiche, benedetti dal feticher:

– Portafortuna generale con 40 erbe

– Amuleto per i viaggi che protegge: bisogna parlarci dentro come ad un telefono e chiudere.

– Amuleto per l’amore: bisogna mettere tre gocce di profumo, nominare il nome dell’uomo tre volte sfregando l’amuleto e poi toccare l’uomo, che sarà tuo per sempre. Il feticher ha però tenuto a precisare che ogni tanto bisogna ripetere il procedimento. (???)

 

7 agosto

 

Stamattina siamo partiti dalla Maison… brutto lasciare i bambini…

Comunque siamo arrivati ad Abomey verso l’ora di pranzo dopo una bella strada comprensiva di piste. Qui c’era il castello del Re di Abomey, il cui regno è stato uno dei più importanti del Benin. Il castello infatti si estende su una superficie di 47 ettari e ci sono tantissimi resti. Nel pomeriggio visita alla città sotterranea, che era semplicemente una base militare per la difesa della città, con dei buchi dove si nascondevano i protettori.

Poi passeggiata al mercato di Bohicon, il centro economico più grande vicino ad Abomey. Il mercato è enorme, pieno di colori, di donne con i pacchi sulla testa, di bambini che ci chiamano “Jovo, Jovo”, “uomini bianchi, uomini bianchi”.

Dopo la cena siamo stati condotti dagli Zang Betò, una società segreta fondata dal re di Abomey per proteggere la città. Dei suonatori hanno rievocato gli spiriti dei morti che escono solo la notte. Sono quindi usciti quattro mostri, uomini sui trampoli evidentemente, visto che erano altissimi, con un costume di paglia e le corna. Hanno cominciato a ballare , girare, saltare, battere a terra alzando tantissima polvere… Mi sono un po’ impressionata anche se era uno spettacolino un po’ costruito per noi… e alla fine, quando hanno cominciato a sbattere sui muri, Flavio ci ha fatto notare che erano ubriachi e drogati e ce ne siamo andati.

La religione Vodoo è una strana religione… la gente ci crede… è una religione animista, che crede nei morti, nelle anime delle cose, in tante divinità. I feticci, i riti, le iniziazioni credo siano solo la parte visibile di quello che è questa religione, che si mescola a volte con la musulmana e la cattolica, che sono le altre principali del Paese. Il sincretismo religioso è caratteristico, perché il ritorno degli schiavi dalle terre in cui furono deportati, ne ha mescolato l’essenza.

Mi sto riempiendo occhi e cervello con immagini, colori e non so che altro…

 

8 agosto h. 14.30

 

Siamo arrivati a Djougou, a casa della mamma di Justine, la donna che manda avanti la Maison. Sono seduta in cucina, guardo fuori, vedo un pozzo, un albero, nel cortile tre donne sedute su cassette che stanno cucinando il nostro pranzo. Mi chiedo: “Ma dove sono?” . Mi sembra di essere in un posto di quelli dimenticati da Dio, in cui si vanno a nascondere i latitanti. Atmosfera davvero non solo surreale, IRREALE PROPRIO…

Il caldo, il rumore del ventilatore che va… sono in uno stato di estasi.

h. 18.30

Siamo in un orfanotrofio in cui vengono accolti per qualche mese dei bambini portati dalle mamme e dalle zie nel timore che vengano uccisi dal clan familiare. Questo avviene quando nascono podalici (ti calpesteranno), quando nascono con i dentini (ti mangeranno) e a maggior ragione quando la madre muore di parto. Vengono quindi uccisi dallo stregone del villaggio. Rimanendo qui per qualche mese, le nonne e le mamme hanno il tempo di convincere il clan a riprendere il bambino, oppure lo reinseriscono in un altro villaggio. Ora il numero dei bambini si è molto ridotto, visto che gli stregoni cominciano ad aver paura, visto che la cultura si sta un po’ diffondendo. Ora c’è un bambino con l’Aids, Maxim, che starà sempre qui con le suore.

Suor Marie Edwige ci raccontava che la maggioranza dei parti avviene ancora in casa e le donne lavorano fino al giorno prima, quindi la mortalità è altissima.

Siamo stati poi al palazzo del Re di Djougou, dove le sue donne ci hanno accolto (gli unici maschi che possono vivere nel palazzo sono i bambini molto piccoli). Abbiamo posto al Re (che ha “solo” 20 figli) qualche domanda: sulla sua giornata tipo e sul suo ruolo nella comunità. Egli è il custode degli antenati morti, come faranno i suoi successori. Il realtà egli è il capo della zona, non un sindaco, bensì un giudice di pace che “gestisce un po’ le cose”. Ogni villaggio ha il proprio re, ma quelli più importanti sono quelli delle città più grandi.

9 agosto

Stamattina giro per i villaggi: dal fratello e dal padre di Therese, dal nonno di Clemance, nonché padre di Cristian. Quanta povertà ho visto stamattina. Tanti bambini con la pancia gonfia, analfabeti (nel villaggio del suocero di Flavio solo tre vanno a scuola). La maggior parte dei bambini aveva paura di noi, non avevano mai visto bianchi così da vicino. Ma poi abbiamo fatto presto a rompere il ghiaccio… sorridi, sorridono, ed è fatta!!

h.20.00

Piove fortissimo!!

Pomeriggio ricco di emozioni. Prima siamo andati ad Afatarah, un villaggio a 10 km da Djougou in cui Flavio con l’aiuto di amici e 6.500 euro raccolti ha costruito un pozzo. Povertà estrema. Un grande senso di impotenza mi pervadeva, e come me credo anche gli altri compagni di viaggio. Sono risalita sul pulmino molto scossa. Bambini con la pancia gonfia da malnutrizione o denutrizione, con le ferite sulle gambe sulle quali si appoggiavano le mosche, condizioni igieniche che dire precarie sarebbe un eufemismo. Ma è giusto aver visto anche questo. Questa è Africa, anche questa.

Verso sera dopo un caffè al solito bar “Les Intimes”, siamo andati alla festa dell’ignam organizzata dal fratello di Cristian, lo zio di Clemance. Questa autentica festa africana è valsa il viaggio. Dopo una processione ballando con i percussionisti ed un vecchiaccio ubriaco, siamo arrivati al villaggio. C’era il capo del quartiere nel divanetto delle autorità e tutti gli abitanti in cerchio. Prima dei bambini, poi dei ragazzi vestiti da donne e via via chi lo desiderava, si mettevano al centro del cerchio e ballavano. Anche io, Alessia, Valentina e Cristina abbiamo dato spettacolo!! I beninesi ridevano come matti! Ma nello stesso tempo le autorità passavano a stringerci la mano per salutare la “delegazione italiana”! Che ridere! Mi sono proprio divertita. Bello spettacolo e vita africana vera!! C’era addirittura un uomo che arrivava da Cotonou per questa festa!

Mentre io stavo prendendo coraggio per chiedere al percussionista figo di fare una foto con me, una pioggia improvvisa e intensa ci ha colto di soppiatto e nel fuggi-fuggi, l’ho perso! Ma chissà…magari lo rivedo! : – )

 

10 agosto

 

Una confusione di immagini ed emozioni regna sovrana nella mia testa. Ho visto cose, immagini, persone e colori, sofferenza e bambini, povertà e capanne, che si stanno sovrapponendo. Mi servirà un po’ di tempo una volta a casa per assemblare il tutto e ordinare le idee. L’ultima notizia è che una figlia di Justine ha la febbre tifoide. Ora stanno andando a prendere le medicine e poi devono benedire la Maison per liberarla dai cattivi spiriti. Mah, speriamo bene.

Oggi abbiamo iniziato la giornata con la visita ad un dispensario gestito dalle suore dell’ordine di Malta. Qui ci sono delle suore-infermiere che curano le piccole malattie. Per quelle più gravi, fanno delle flebo e se la febbre alta continua per più di due giorni, gli ammalati passano all’ospedale. Ma magari è già tardi. C’era un bambino con la malaria. E il bello è che queste suore si finanziano solo con le donazioni della gente che passa di qua come noi e con il lavoro di alcuni volontari. Flavio qui ha costruito delle casette e ha messo un pannello solare quando non c’era l’elettricità. Un grazie di cuore per quello che fanno.

A seguire trekking sul colle dell’Atakora. Abbiamo passato il villaggio più importante, Taneka Beri, dove vive il popolo dei Tang Ba: fermi a 300 anni fa. Vivono in capannette alte circa un metro mezzo. Oggi c’erano solo donne, ragazzi e bambini perchè gli uomini erano al pascolo. Stavano facendo il burro di Karitè. Abbiamo parlato con il capo spirituale, vecchissimo e vestito solo di una pelle con una pipa lunga mezzo metro in mano. Veramente incredibile a vedersi. La maggior parte delle donne era a seno scoperto, qualche bambino era vestito solo con un laccetto. Abbiamo camminato fino alla grotta sacra, dove si fanno dei riti di cui abbiamo trovato i resti (qualche feticcio). Pic nic nella natura e poi avremmo dovuto incontrare il re che oggi però non c’era.

Incredibile la storia del mercato che si trova ai piedi della collina. Una ONG francese si era offerta di costruire tramite una ONG beninese, il nuovo mercato. Nessuno ha però fatto i conti con le tradizioni locali e con gli spiriti. Il posto dove sorse il nuovo mercato non fu scelto come il vecchio, dai capi della tribù: non si poteva andare contro alle decisione degli spiriti, quindi il nuovo mercato non venne mai usato. Avevano pure deciso di cambiare il giorno del mercato, che per chi scandisce al tempo con i giorni dei quattro mercati ai piedi della collina (si è proprio così!!), dev’essere inconcepibile. Questo causò scontri tra le popolazioni della zona, che distrussero, sotto ordine della Ong beninese, il vecchio mercato, incarcerando anche il capo spirituale che ho conosciuto oggi. Ma anche lui non sapeva dove suo nonno aveva nascosto il sortilegio che aveva reso sacro il vecchio mercato, e quindi il vecchio mercato sarebbe sempre rimasto il loro unico mercato. Ora il vecchio mercato si trova ancora ed è composto da semplici bancarelle, mentre il nuovo mercato è abbandonato.

11 agosto

 

– undici milioni di abitanti

– il quaranta percento sotto i quattordici anni di età

– mediamente la metà della popolazione è analfabeta, per arrivare al 60-70% al nord.

– al quart’ultimo posto della classifica del Pil procapite, uno dei Paesi più poveri al mondo.

Questi i dati agghiaccianti.

 

Stamattina bella passeggiata di due km alla cascata di Kota.

Poi siamo arrivati a Natitingou e abbiamo pranzato con Francoise, la presidentessa di un progetto per la coltivazione dei campi. E’ un’esperta che insegna a migliorare la produttività agricola, ma purtroppo questo progetto sta per essere chiuso a causa dell’invidia dei vicini, che rovinano i raccolti. Ho fatto anche un giro in motorino con Toko.

Nel tardo pomeriggio arrivo nela regione  Otammari, dell’etnia dei Betamaribe’,  detti anche Tata Somba. Si tratta di castelli fortificati fatti di paglia, terra e sterco, rivolti tutti verso ovest, perché da ovest arrivano i buoni spiriti. Sopra la porta di ingresso ci sono delle radici perché ogni famiglia è specializzata a guarire qualche malattia. Inoltre ci sono dei feticci, resti dell’ultima festa. Davanti ad ogni castello c’è pure una specie di pagliaccio di terra, protettore della famiglia. Ogni Tata Somba è completamente decorata con un disegno geometrico uguale a quello che hanno i loro abitanti inciso sulla faccia. Non si tratta di un segno tribale come quello che ho visto sul viso di moltissimi beninesi. Il piano inferiore della Tata Somba è diviso in due parti: appena si entra c’è una stanzetta con mulino e mortaio, poi c’è la stanza degli animali e un focolare che con il suo fumo affumica tutta la tata somba per tenere lontano insetti e termiti. Al piano superiore ci sono tre “camerette”, il granaio (che si apre dal tetto di paglia), i focolai e la giara per l’acqua. L’ingresso delle camerette è 40 x 40 cm e dentro tutta terra. Qui dovremmo dormire stanotte, quindi abbiamo spruzzato l’insetticida, chiuso tutto, poi due ore di pioggia tropicale. Terminata la pioggia siamo tornati su e ….. sconfitta!!! Non ce la facciamo a dormire lì, termiti morte e scarafaggi con la carta d’identità come ha detto Alessia, erano sopra i nostri materassini. Quindi è stato tutto trasferito in una casetta lì vicino, che non so se fosse meglio, solo che ce ne siamo ben guardati dall’usare ancora l’insetticida!! Naturalmente no acqua, no luce, no bagno, si un pipistrello che fortunatamente è uscito subito. Abbiamo montato le zanzariere, pregato, imprecato un po’ e poi ci siamo messi giù, vestiti.

12 agosto

Prova non superata: notte da incubo. Non respiro, ho male alle ossa, mi sento sporchissima.

Colazione al belvedere con crepes, Nescaffè e tè di Giorgio: ottima direi! Parole di Flavio: “Inizia la parabola discendente del viaggio”.

h. 12.00

Siamo all’ospedale Fatebenefratelli di Tanguietà. Niente di buono, a parte Fra’ Fiorenzo che gestisce questa struttura, un toccasana per questa zona. Flavio ha la febbre alta e anche io non mi sento per niente bene.

h. 17.00

Sotto un diluvio universale stiamo tornando a Djougou. L’esperienza all’ospedale è stata molto bella. Abbiamo parlato con madre Rosanna, 79 anni e grinta da vendere. Dai 15 ai 50 anni ha fatto la telefonista e una volta in pensione è partita per una missione. Dapprima andò in Togo, e successivamente arrivò qui in Benin. Venticinque anni di Africa che trasudano da tutti i pori: una calma, una serenità interiore e allegria contagiosi. Tanta fede a condire il tutto, anche se non è proprio una suora, ma una laica consacrata. Dopo questa bella chiacchierata e il suo particolare saluto, con un vicendevole segno della croce sulla fronte, non nascondo che mi sono commossa. Sono felice di aver incrociato la sua strada e ringrazio Dio che esistono persone come lei, che ha abbandonato tutto per aiutare migliaia di persone ogni anno.

Non è da meno, solo che c’ho parlato molto poco, Fra’ Fiorenzo, carismatico punto di riferimento per l’ospedale. Mille cose da fare che lo fanno dormire solo poche ore al giorno. Tra i tanti meriti c’è l’ideazione di una cura per l’epatite C a base di un decotto di foglie, che poi si è scoperto rinforzare le difese immunitarie dei sieropositivi, quindi Fiorenzo segue anche via mail cinquecento persone in Italia.

Ho avuto l’impressione di un ospedale ben gestito e organizzato per quanto africano. So che è uno degli ospedali più importanti dell’Africa occidentale. Ho visto bene solo il reparto di pediatria, una stanza per i bambini malnutriti e la riabilitazione ortopedica. I casi più gravi stanno all’interno delle stanze, mentre quelli meno gravi stanno con le stuoie nel cortile. Sono passata per la sala d’attesa del pronto soccorso: impressionante la quantità di gente per gli otto medici che lavorano qui. Flavio ha portato una sacca di medicinali.

Finché scrivo scorrono fuori dal finestrino un’infinità di villaggi, persone e capanne tra un verde rigoglioso a perdita d’occhio. La strada, noi, il cielo e la foresta fusi insieme. Questa è Africa.

PS: Madre Rosanna ha detto che sicuramente anche noi come lei non abbiamo fatto il vaccino speciale… capito quale? Il vaccino speciale per il mal d’Africa…

 

14 agosto

 

Ieri giornata di passione. Otto ore di pulmino tra piste e buche per tornare da Djougou alla Maison con la febbre. Bella la sensazione del rientro a casa. Oggi ho ancora la febbre e mi tocca starmene a letto.

h. 17.00

Sono stata svenuta a letto tutto il giorno, un po’ a dormire, un po’ a pensare. Ho ripensato a questo viaggio, a quello che ho visto e a quello che ho vissuto. Povertà estrema. Condizioni igienico-sanitarie inesistenti. Bambini malnutriti. Bambini denutriti. Gocce in mezzo a questo martirio che fanno comunque tanto. Persone eccezionali. Un Paese crocefisso.

E VEDERE. E’ importante vedere tutto questo con i propri occhi, anche se porta con sé un grande senso di impotenza. Credo ci vorrà del tempo per metabolizzare il tutto, ma di certo tornerò a casa come una persona diversa da quella di quindici giorni fa, sicuramente migliore, sicuramente consapevole. Consapevole che esiste un mondo opposto al nostro, anche se non particolarmente lontano. Un mondo nero che vive un martirio tutti i giorni.

 

22 agosto

 

Sono tornata da quasi una settimana e ho nella testa ancora una gran confusione… e il cuore pieno di immagini e di emozioni indescrivibili. Esperienza forte. Non ho ancora metabolizzato comunque, ma capisco anche che è normale. Il mio unico rimpianto è quello di non aver salutato Zina prima di partire visto che dormiva già.

6 settembre

 

Ogni giorno qualche nuovo particolare, qualche emozione provata mi risalgono alla mente. Il provare a raccontare a qualcuno l’esperienza di vita (“viaggio” è riduttivo) che ho vissuto in Benin, mi aiuta a fissare e ad organizzare i sentimenti, a capire quello che ho provato e quello che mi ha lasciato quest’Africa. Quest’Africa che è piena di sorprese, di gente, gente, gente, semplicità e umiltà che mi hanno shakerato per farmi vedere il mondo con occhi diversi.

Non so quando terminerò di scrivere questo diario… forse mai… o forse continuerò a scrivere sul mio cuore … cuore ammalato… cuore ammalato di Africa….

 

Federica Terrin Ferrin