I BAMBINI PRESTATI DEL BENIN

 

Paola è una turista responsabile un pò speciale, è anche una brava giornalista, questo il suo pezzo, vi invito a leggerlo, così come vi invito a entrare nel suo blog: “La turista smarrita”

grazie Paola

 

I BAMBINI PRESTATI DEL BENIN

di Paola Vallatta

Un martello fa eco all’altro battendo sulla latta al mercato Dantokpa di Cotonou, il più grande mercato del Benin, crocevia internazionale d’Africa occidentale. È la zona dei fabbri: il ritmo di battuta è sostenuto, il rumore assordante. Tra le lamiere, le assi e i pezzi di cartone che formano la struttura del mercato, siedono uomini, ragazzi e pure bambini. Questi ultimi si alzano presto, mangiano poco e spesso nel mercato dormono pure. Vanno a cercare pezzi di lamiera e metalli nelle discariche e li portano al mastro-padrone, poi cominciano con il battere e il levare.

I piccoli vengono da villaggi a 10, 20, 50 chilometri da Cotonou e rimangono a lungo, fino a quando non hanno 18-20 anni. Secondo Justine Michayi, direttore esecutivo dell’Afamies, Association des Femmes Amies, piccola Ong legata a Emmaus che opera anche nel mercato di Cotonou, i ragazzini lavoratori di Dantokpa sono circa 400. Mastro fabbro va a cercarli nei villaggi più poveri e ipnotizza i genitori con il miraggio di un radioso futuro a Cotonou, terra promessa dove potranno imparare un mestiere, in seguito guadagnare molto denaro e infine contribuire al benessere di tutta la famiglia.

Mettere il ragazzo in apprendistato costa meno che mandarlo a scuola, così il mastro si fa dare una piccola somma e porta con sé il bambino. In Benin questi cuccioli d’uomo inviati alla ricerca di un avvenire migliore presso un artigiano o presso famiglie più benestanti di quella d’origine vengono chiamati bambini “prestati”, ma questa definizione pudica maschera in effetti una sorta di schiavitù.

La sorte del ragazzino varia secondo il grado di umanità relativa del fabbro-padrone: molti vengono maltrattati, picchiati, affamati. I genitori non nutrono sospetti: di tanto in tanto il datore di lavoro invia piccoli pacchi al villaggio. Qualche scatola di riso, alcuni barattoli di conserva, un po’ di sale sono sufficienti per tranquillizzare i genitori: se il figlio manda questa roba significa che tutto procede nel migliore dei modi possibili. La realtà che vivono i piccoli, invece, è fatta solo di lavoro, spesso pure di stenti, sette giorni su sette. Per anni, fino a quando non si raggiunge la maggiore età, in genere. E, quando accade, molti si scoprono sordi: l’incessante frastuono dei colpi menati ai metalli, nel quale sono vissuti a lungo, ha rovinato il loro udito. Per sempre.

La signora Michayi e la sua associazione hanno iniziato a interessarsi a questo traffico di bambini nel 2003. All’inizio non si occupavano dei ragazzi del mercato, ma delle bambine impiegate come domestiche nelle famiglie benestanti, certamente sfruttate, quasi sempre maltrattate e, spesso, violentate dai padroni. Un fenomeno che riguardava 100 mila ragazzine nel solo Benin (le cifre fornite dall’Unicef contano complessivamente 200 mila bambini schiavi in Benin); piccole che venivano talvolta portate anche in altri paesi, Ghana o Costa d’Avorio, per esempio: tutte le condizioni perché si potesse parlare di schiavitù, lungo viaggio compreso, si trovavano così riunite. Grazie anche all’interessamento dell’Afamies, la Brigata per la protezione dei minori è dovuta intervenire e, attualmente, la tratta delle bimbe è ufficialmente debellata. “Se continua, ed è probabile che continui – dice la signora Michayi – riguarda certamente molte meno ragazze ed è, sostanzialmente, clandestina”. Anche se molte famiglie, almeno a Cotonou, continuano a impiegare le bambine come domestiche.

È proprio cominciando a occuparsi di minori che Justine Michayi ha scoperto l’esistenza dei piccoli schiavi del mercato di Dantokpa. Per loro è riuscita a trovare un minuscolo locale nel cuore dell’area dove si trovano i fabbri, dove può accogliere i bambini. Qui possono raccontare la loro storia, vengono informati dei diritti dell’infanzia e, due volte la settimana, il martedì e il giovedì, per due ore hanno lezione di francese.

Naturalmente far lavorare i minori sotto i 14 anni è proibito dalla legge anche in Benin, ma, per qualche misterioso motivo, questi piccoli fabbri non paiono evidentemente abbastanza sfruttati perché la Brigata per la protezione dei minori intervenga. Robert, Stéphane, Clément, Thierry e Marc (i nomi sono stati cambiati nell’interesse dei bambini stessi) sanno più o meno scrivere i numeri e il loro nome e riescono a leggere le semplici frasi scritte in stampatello sulla lavagna (una parte di parete verniciata di nero). Il più piccolo, Robert, ha otto anni e lavora al mercato da uno e mezzo. Scrive i numeri a rovescio e non riesce a concentrarsi, ma poi svela il perché: ha fame, non ha ancora mangiato nulla. Una volta che si è riempito la pancia va molto meglio e sorride più facilmente. Marc, il maggiore del piccolo gruppo, ha 15 anni e lavora a Dantokpa da otto. Sembra più sereno e sicuro di sé e ci fa da guida nell’esplorazione della zona.

Robert, Stéphane, Clément, Thierry e Marc fanno parte dei 50 ragazzini (su 400) che hanno accesso alle attività dell’associazione. “Quelli che vengono da noi sono una cinquantina”, conferma Madame Michayi, “ma, attenzione, non sono sempre necessariamente gli stessi 50”. Poi conclude: “scuola a parte, cerchiamo di aiutarli anche sotto il profilo sanitario. Se si feriscono, e accade, non si curano a dovere, anche perché non hanno alcuna protezione malattia. Così cerchiamo fondi per pagare loro un’assicurazione: bastano pochi euro all’anno (per la precisione 500 franchi CFA, ovvero 0,75 centesimi, al mese), ma, spesso, non abbiamo neppure quelli”.

C’è anche una piccola struttura benino-italiana, riconosciuta come Ong dallo stato beninese nel maggio 2008, che si occupa di bambini “prestati”. Ha sede a Ouidah, a 42 km. da Cotonou, alla Maison de la Joie, ed è nata per iniziativa di Flavio Nadiani, di sua moglie Thérèse, degli amici Justine e Christian. Lì vivono attualmente circa 30 ragazzi (dai tre ai 20 anni) e cinque donne, che gestiscono un piccolo ristorante. La “Casa della Gioia” è come una grande famiglia: Justine e Christian hanno cinque figli, che coabitano con gli altri bambini. Alcuni di loro sono orfani, altri abbandonati; qualcuno ha uno o più parenti (ci sono quattro sorelline che vivono alla Maison insieme a nonna e zia, per esempio); tutti vanno a scuola, sono seguiti e, a partire dai 14 anni, collaborano alle faccende domestiche.

La Maison e i suoi abitanti si mantengono grazie ai proventi del turismo responsabile, a contributi privati, alle adozioni a distanza e, in parte, anche grazie ai ricavi del piccolo ristorante. Dice Flavio: “A volte i sogni si realizzano. Ho cominciato a fare volontariato in Benin diversi anni fa e, durante uno di questi viaggi, ho incontrato Thérèse, che ora è mia moglie. Nel frattempo anche l’amica del cuore di Thérèse, Justine, si sposava con il suo compagno Christian e ho cominciato a conoscere il Benin sul serio insieme a loro. Quando si sono trasferiti a Ouidah, ho trovato la città dei miei sogni e ho deciso che lì avrei costruito casa. Una grande casa, con tante camere e tanto spazio, per ospitare Justine, Christian e i loro cinque figli. Ben presto la casa ha cominciato a riempirsi di altri bambini bisognosi e di madri in difficoltà: era nata una comunità. Al momento di battezzare la casa, come si usa in Africa, non ho avuto dubbi: era come se già avesse un nome, la Casa della Gioia, la Maison de la Joie, il luogo dove almeno qualche bambino può ritrovare il sorriso”.

 

la maison dela joie a Ouidah: un cantiere del bene sempre aperto

 

 

 

I nostri progetti di sviluppo sostenibile:  Africa – Benin – Ouidah

Il presente documento si prefigge lo scopo di fornire una visione sintetica, ma completa dei progetti di sviluppo sostenibile che stiamo realizzando in Africa Occidentale, in Benin e in particolare nella città di Ouidah.

 

 

 

 

 

LA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH: UN CANTIERE DEL BENE SEMPRE APERTO

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CHI SIAMO

 

La Maison de la Joie è una casa-famiglia per bambini ex schiavi e per donne allontanate dal clan familiare. Ha operato come realtà privata fino al 2008 anno in cui, finalmente, è stata riconosciuta come ong.

La Maison ospita oggi 34 bambini e 5 donne ed è punto di riferimento per molte altre donne che necessitano, per periodi più o meno lunghi di accoglienza e rifugio.

I bambini che vengono accolti e vivono nella casa sono tutti ex schiavi. Sono gli sfortunati eredi di un antica tradizione locale in cui i genitori, non sapendo come crescere i figli, li affidavano ai parenti più abbienti per dar loro la possibilità di studiare. Oggi però di questa usanza non c’è più traccia e questi bambini sono invece venduti come veri e propri schiavi dai genitori. Nonostante le ridotte possibilità economiche sono ormai 34 i bambini che la Maison ha strappato a una vita non degna di questo nome, dando loro una casa, un ‘istruzione e la possibilità di costruire il loro futuro.

I bambini vengono seguiti  dalle 5 donne che vivono nella casa. Sono mogli o ragazze madri, cacciate dal clan famigliare perché non disposte a sottostare alle imposizioni, spesso brutali, dei mariti.

 

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I NOSTRI PROGETTI

 

Progetto – Il villaggio della gioia

 

Il Villaggio della Gioia è il primo progetto di sviluppo sostenibile interamente gestito dalla Maison de la Joie.

L’obiettivo del progetto è costruire, attrezzare e rendere operativo uno spazio polifunzionale per svolgere le seguenti attività:

un ristorante di cucina locale (piatto tipico l’ Igname Pillè ), un piccolo magazzino, una sartoria, una pasticceria, un laboratorio con annesso negozio di artigianato e una sala computer per corsi gratuiti di informatica ai bambini del quartiere.

Il progetto sarà una fonte di reddito per tutte le donne e i bambini della Maison perché creerà un  lavoro immediato per le donne e un lavoro futuro per le ragazze. Parte del ricavato inoltre verrà devoluto per le spese scolastiche e sanitarie dei bambini.

 

 

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Progetto –  turismo responsabile

 

La Maison è una struttura inserita nel circuito del turismo responsabile per il Benin e il Togo. Dispone di alcune camere matrimoniali, di una sala ristorante,  di un servizio lavanderia e stiratura, e i turisti hanno la possibilità di scegliere tra formula Bed & Breakfast, mezza pensione e pensione completa.

Il nostro progetto si propone di raggiungere i seguenti obbiettivi:

1) miglioramento e ampliamento della struttura per alloggiare turisti e volontari. Costruzione di alcune nuove camere, realizzazione di un piccolo internet point, arredo e fornitura di biancheria e stoviglie.

2) reperimento e consegna di mezzi di trasposto di proprietà. Il costo molto elevato del noleggio dei pulmini con autista in Africa riduce drasticamente i margini in denaro che si ricavano grazie ai viaggi dei turisti responsabili.

 

Ad oggi i soldi ricavati dalle attività non sono sufficienti a garantire a tutti i bambini e ragazzi un istruzione e spese mediche di base che vengono sovvenzionate tramite adozioni a distanza.

 

 

 

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Sostegno a distanza per bambini:

 

Quasi tutti i bambini che vivono alla Maison de la Joie sono aiutati da un sostegno a distanza ( 372 euro/anno a bimbo). Ad oggi solo otto bambini mancano ancora di sostegno; quattro di loro sono arrivati alla maison nel mese di settembre 2009:

 

– Bakpe Joel nato il 17/10/2008

– Alima Gilbert  5 anni

– Alima Jules  3 anni

– Alima Jean  8 anniMilano 18/09/09

 

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Le donazioni vengono gestite dalla nostra onlus:

INSIEME PER CRESCERE, Via Laderchi, 3 – 48018 Faenza (RA)

 

Attualmente otto bambini sono privi di sostegno a distanza.

( si veda modulo allegato)

 

 

Progetto vaccinazione di tutti i bambini.

Riteniamo che tutti i bambini della Maison vengano vaccinati almeno dalle patologie più gravi e diffuse come il tetano o la  febbre gialla.

Procederemo quindi chiedendo in Benin il costo delle varie vaccinazioni e formuleremo un preventivo.

Nessuna spesa medica in Benin viene sostenuta da enti pubblici.

 

Sostegno scuola dei villaggi Taneka.

I villaggi Taneka si trovano tra le montagne del nord est del Benin. I Tangba, ossia gli abitanti di questi villaggi, sono considerati dalla cultura tradizionale “popolo magico” poiché hanno vissuto fino ad oggi secondo antichi riti e tradizioni.

Lo Stato ha costruito una  scuola elementare di tre aule per più di 1000 bambini senza fornire né gli insegnanti né strumenti volti all’apprendimento.

I due insegnanti sono mantenuti direttamente dalla gente dei villaggi e la Maison fornisce periodicamente materiale scolastico per permettere almeno un alfabetizzazione di base dei bambini.

La consegna del materiale avviene durante i viaggi di turismo responsabile guidati da Flavio.

 

Costruzione di un mulino per un villaggio del nord.

Nel villaggio di Afataranga (nord Benin), dove abbiamo donato il pozzo alla comunità, abbiamo, su loro proposta, di procurargli un mulino per poterli rendere autosufficenti.

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Medicine per l’ ospedale di Tanguità

Consegniamo personalmente all’ospedale di Tanguità a nord del Benin le medicine raccolte in Italia dai nostri volontari. Il primario dell’ospedale è Padre Florenzo che opera in Benin dal 1969.

http://www.fatebenefratelli.it/tanguieta/

 

 

A CHE PUNTO SIAMO



Progetto villaggio della gioia: sono iniziati i lavori del cantiere per la costruzione della struttura. Prevista conclusione della costruzione nella primavera 2010.

Progetto turismo responsabile: sono stati donati una vettura Lancia Z e un pulmino Iveco.

Nel mese di Dicembre i volontari partiranno con la macchina e il pulmino revisionati da Milano, attraverseranno l’Africa occidentale e li consegneranno alla Maison de la Joie.

 

La consegna delle medicine avviene due o tre volte l’anno ossia ogni volta che Flavio o i volontari vanno in Benin.

Nel mese di ottobre partirà il container con beni necessari ai vari progetti: es: macchine da cucire per sartoria, stoviglie ristorante, mobili ecc…

 

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FONDI NECESSARI ALLA REALIZZAZIONE DEI PROGETTI

 

 

Progetto villaggio della gioia:

Ad oggi sono stati stanziati 10.000 euro che hanno permesso di avviare i lavori di costruzione del ristorante;

Fondi da stanziare: euro 16.000. La cifra verrà impiegata per terminare la costruzione del villaggio della gioia  e per allestimento spazi, acquisto  macchinari e arredi.

Progetto turismo responsabile:

Sono stati previsti 13.000 euro per spese di dogana e stoccaggio del container, spese di manutenzione, assicurazione, passaggi di proprietà, pezzi di scorta di auto e pulmino, spese di benzina, visti, dogane, dei mezzi per il viaggio Milano – Benin.

Sono stati raccolti 7.920 euro.

Riteniamo che a breve giungano alcune donazioni per un totale di 3.500 euro (così suddivise: 2500 + 1000)

Importo ancora mancante: 1.580 euro

 

Sostegno a distanza:

Ciascun bambino che vive alla Maison ha necessità di 372 all’anno per assistenza sanitaria di base, cibo e scuola. I bambini che ancora non sono stati adottati sono otto.

Il costo per il sostegno a distanza di questi otto bambini  è di 2.976 euro/ anno.

Progetto Mulino ad Afataranga:2000 euro


La cifra necessaria al completamento dei vari progetti e per un anno di sostegno a distanza degli otto bambini è: 22.556  euro

 


Il progetto vaccinazioni ad oggi non ha ancora il budget.

 

 

 

 

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Se desidera avere maggiori informazioni sia sui progetti attuali sia su quelli da noi già realizzati ci contatti, saremo lieti di condividere con lei le nostre iniziative.

Vi preghiamo quindi di accettare il nostro più sentito ringraziamento.

 

Contatti.

Per tutti i progetti e per qualsiasi informazione :

Falvio Nadiani: flavio.nadiani@alice.it –  telefono: 0546- 668164

 

Per progetto villaggio della gioia e turismo responsabile:

Simona Bestetti: 3334937223 rossithedoctor@hotmail.it

Erika Rigamonti  338.2342103 erika.rigamonti@ilsole24ore.com

 

 

 

ALLEGATI:

Modulo per sostegno a distanza

Piantina villaggio della gioia.

MODULO PER SOSTEGNO A DISTANZA DEI BAMBINI

 

Spettabile Associazione

INSIEME PER CRESCERE

Settore Adozione a Distanza

Via Laderchi, 3 – 48018 FAENZA

Tel./Fax. 0546 – 620713

Cell. 335-5852330

E Mail: raffaelegaddoni@libero.it

 

In relazione al vostro progetto teso ad erogare una borsa di studio per favorire la scolarizzazione degli adolescenti appartenenti a famiglie senza mezzi e non in grado di provvedere ai bisogni familiari, denominato Adozione a distanza, vi comunico la mia disponibilità ad aderire all’iniziativa, convinto che anche il sacrificio di uno solo può contribuire a migliorare ed elevare la vita di molti.

Pertanto

 

Mi impegno ad erogare annualmente un contributo di Euro 372,00, che provvederò a versare a scadenza:

mensile   trimestrale   semestrale   annuale (sottolineare la scadenza preferita)

sul conto corrente intestato a INSIEME PER CRESCERE, Via Laderchi, 3 – 48018 Faenza (RA)

presso:

Banca di Romagna – Sede di Faenza; Coordinate bancarie IT82  D 06205 23704 000000009218

La mia preferenza è rivolta alla sezione del progetto in: Benin

Comunico il mio indirizzo, recapito telefonico e Codice Fiscale:

 

________________________________________________________________________________
(nome, cognome ed indirizzo)

 

 

(recapito telefonico e cellulare)                                                              (casella posta elettronica)

__________________________________

(codice fiscale)

 

_____, lì_________                                               ___________________________

(firma)

P.S. Sottolineare la scadenza : mensile ecc…

 

Il modulo, una volta compilato, dovrà essere recapitato all’indirizzo dell’associazione. Al suo ricevimento la segreteria del progetto provvederà ad inviare scheda e foto del ragazzo cui sarà destinata la borsa di studio.

 

 

 

 

 

Una serata insieme alla Maison de la Joie

Benin Togo viaggio solidale La Maison de la Joie a Ouidah 082.jpgCOSA C’E’ DI NUOVO SUL GIORNALE?

AH SI’ C’E’ LA MAISON DE LA JOIE A MILANO IL 18 SETTEMBRE 2009 ALLA CASA DELLE CULTURE DEL MONDO


IL 18 SETTEMBRE PROSSIMO, IO, FLAVIO NADIANI, ASSIEME A VIAGGI E MIRAGGI E A TUTTI GLI AMICI E COLLABORATORI DELLA MASION DE LA JOIE, ASSIEME A TUTTA LACOMUNITA’ BENINESE, FAREMO UNA SERATA DI CONOSCENZA SUL BENIN.

VEDREMO IL BEL VIDEO DI MARCO MENSA “LA MAMMA, IL FUMETTISTA E IL RE”, DOCUMENTARIO SUL TURISMO RESPONSABILE IN BENIN, PARLEREMO UN PO’ DELL’ESPERIENZA DELLA MAISON DE LA JOIE, DANZEREMO E MANGEREMO INSIEME CON I COLORI E LA MUSICA AFRICANA.

UNA SERATA CHE PER CHI SI TROVA IN ZONA MILANO, NON DEVE PROPRIO MANCARE.

POTETE SCARICARE IL PROGRAMMA DIRETTAMENTE DAL LINK


http://www.provincia.milano.it/cultura/progetti/la_casa_09/programma/index.html


E ANCHE LE INDICAZIONI PER COME ARRIVARE



VI ASPETTIAMO NUMEROSI, SARA’ UN MODO PER CONOSCERCI DI PERSONA, NON MANCATE!!!