SARA’ UN GELIDO NATALE?

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Un mese fa avevo scritto queste righe, con una certa inquietudine, ma mai dubitando della provvidenza, la quae si è manifestata piano piano senza clamore. Ora sono in partenza, la Maison de la Joie, ribrullica di turisti, volontari e ….bambini. Tra poche ore sarò fra loro per cominciare un nuovo capitolo della nostra avventura. Ci saranno già i pannelli solari montati, visiterò il villaggio dove costruiremo  il pozzo per la gente assetata, porteremo vestiti e medinali agli ultimi della terra, non per sentirici buoni , perchè è Natale, ma per senso di giustizia verso questo povero pianeta sofferente.

Se ancora non avete deciso il regalo da fare per natale o per l’ultimo dell’anno, fatevi un regalo col cuore, regalate l’acqua e la vita a chi ne ha bisogno. Dai ormai ce l’abbiamo fatta, a  gennaio incontriamo i capi villaggio e i responsabili , a ebbraio inizieremo i lavori, a marzo aprile l’acqua sarà già una realtà. mancano solo pochi misersabili euro, non possiamo fermarci porprio ora

qui sottto troverete tutte le indicazioni 

   

 

SARA’ UN GELIDO NATALE?

 

  Siamo ancora a novembre e già nevica, e nel cuore della gente che mi circonda, c’è un gelo  e preoccupazione dovuta all’attuale situazione generale che non promette niente di buono. Preoccupazione di perdere il lavoro, preoccupazione di non riuscire più a mantenere, non dico uno standard di vita sopra le righe, ma  addirittura di non riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena e soprattutto di non riuscire a scaldarsi, sia moralmente che materialmente. E’ in questo stato d’animo che mi accingo a partire ancora una volta in missione  in Africa. Guarderò i bambini della Maison de la Joie , e cercherò di far capire a loro che cosa vuol dire “subprime “ , e perché forse l’anno prossimo qualcuno di loro non potrà continuare ad andare a scuola….sarà dura, ma nonostante l’ottimismo a 40 denti del nostro premier, le fabbriche chiudono, e la mia già in affanno e in cassa-integrazione non so a quale santo potrà votarsi….. La Maison de la Joie e i suoi 27 bambini , dipendono ancora in buona parte dalla generosità di amici e da  gente di buon cuore,  ma sono sicuro che anche per loro in questo momento sono tempi duri… Io spero ancora nella Provvidenza. Ad Afathan, la gente ha ancora fame e sete,  il loro pozzo è ormai esaurito….come le mie misere finanze del resto.

Cosa dirò loro? 

Ma voglio pensare che dopo l’”ubriacatura” economica e finanziaria di questi anni, (per la verità goduta solo da pochi e ora pagati da tutti)  , la gente voglia ritrovare uno spirito nuovo, di concretezza e di solidarietà. Ancora oggi Dio (per chi ci crede) , nasce bambino indifeso,  coperto solo  da stracci, fuori dalle mura dell’Impero, nel freddo di una notte magica. Facciamo sì che quel bimbo ci indichi la giusta strada da seguire: fatta di rapporti coi vicini e coi lontani, di amicizia, di solidarietà, di sobrietà e di speranza. Facciamo che in questa nostra società, dove prima la povertà era  sinonimo di  solitudine, questa ritrovata povertà materiale non ci incattivisca, ma anzi ci renda più aperti verso cose concrete: meno cellulari e più dialogo coi figli; meno tivù al plasma e più plasma donato per le trasfusioni; meno rave-party e più danze popolari attorno ad un fuoco che riscaldi in queste notti… 

E sotto l’albero,: una preghiera, un regalo utile ed un’offerta per un villaggio che sta morendo di sete…. grazie

 UN POZZO PER  AFATAHAN      – NORD BENIN

A Natale regalati un metro …..di pozzo.

 

Avete mai provato a rimanere un giorno  d’estate intero senza bere  acqua?, quella sensazione continua  di secco in gola e sulla lingua ?  , bene, provate a moltiplicare questa sensazione per giorni interi e per mesi e capirete  in parte quello che intendo.  Avete mai visto le pancie dei bimbi africani sui vari documentari choc alla televisione? Per eliminare quelle immagini, basterebbe un minimo d’acqua pulita….

 

Afathan  è un  villaggio di alcune migliaia di persone  sperduto nella savana, a  10 km da Djougou  nel nord del Benin ; in tutta la zona c’e’ solo un pozzo poco profondo e v’è carenza di acqua da febbraio a giugno. La gente che arriva da chilometri di distanza dorme alla notte nei pressi del pozzo per essere sicuri al mattino dopo,  di essere tra i primi  ad usufruire dell’acqua, prima che il pozzo si esaurisca durante il giorno.

 

Abbiamo deciso con l’aiuto di una turista responsabile, la quale è intenzionata a finanziare lo scavo per un altro pozzo  in  zona,  di  cercare i fondi necessari per rendere questo nuovo pozzo più profondo e in sicurezza (ovvero che gli animali non arrivino a contaminare l’acqua con i loro bisogni). Servono urgentemente almeno 2.000 euro.

 

Questo pozzo, servirà   a togliere la sete almeno a circa 5000 persone, a fare in modo che le donne e i bambini non debbano fare decine di  km per approvvigionarsi dell’acqua necessaria per sopravvivere.

Il nord del Benin, pur essendo nella fascia del Sahel,  non lo è riconosciuto  dagli aiuti internazionali,  è quindi, una fascia di terra  senza  voce e senza visibilità. Le loro richieste cadono nel vuoto, nel villaggio di Afathan, mai nessun volontario e mai nessuna ong ha messo piede; è quindi un villaggio dato ormai per “perso”.  Noi crediamo che tutti gli uomini, indipendentemente da dove nascono hanno la stessa dignità e lo stesso diritto a vivere.

 Acqua pulita  significa, meno malattie, meno mortalità infantile, significa  per le donne impostare la loro vita nel villaggio in maniera differente (coltivazione di ortaggi ecc, più tempo per organizzarsi ecc..)  e quindi  auto-sviuluppo. 

 

E’ indispensabile cominciare i lavori subito, prima che arrivi la stagione secca , vi chiediamo quindi di partecipare ad una corsa contro il tempo…..perché non pensare di fare e farvi per regalo di Natale un metro o di pozzo?

 

Responsabili del pozzo  saranno gli abitanti  stessi del villaggio ,  coadiuvati da Justine Houedè

responsabili del finanziamento e della riuscita del progetto “un pozzo per Afathan” ,   sarà la Ong “Ensemble pour grandir- La Maison de la Joie a Ouidah” .

 

per aiutarci:   fare un’offerta  sul   ( c/c 11233/V – Banca Antonveneta – Filiale di Faenza n° 460 ( AB:05040-CAB23700-CIN: R – SPECIFICANDO PER progetto  “La Maison de la Joie a Ouidah  – pozzo per Afathan),

 

oppure contattando direttamente:

 flavio.nadiani@alice.it

 

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Africa: Matrimoni forzati in Benin

Mariage Forcè 2 benin%20083.jpgQuesta è un’immagine di una protesta di nonne, madri, sorelle e figlie contro la pratica dei matrimoni forzati, che qui in Benin è ancora una piaga sociale notevole. Non solo le bambine e ragazze  vengono date in matrimonio nei villaggi nella savana, ma spesso anche nelle città globalizzate, dove tutto sembra normale, in realtà molte cose arcaiche e crudeli avvengono ancora nell’indifferenza generale.

In Benin è ancora il padre il “padrone” della prole, su cui tutto può e su cui la madre a volte non è capace di opporsi, a questa “tradizione violenta”, che non tiene conto in nessun modo della dignità della donna. Nel nord le ragazze e bambine hanno meno possibilità di andare a scuola, farsi una cultura e quindi una migliore speranza di vita; per molte di loro non c’è molta sceltaa: a 6 anni subiscono l’escissione  e a 12-13 anni il padre le marita,  spesso, a una persona molto più adulta, diciamo pure a un vecchio. Sarà la sua nuova serva, il giocattolo nelle sue mani, nuove braccia per lavorare in casa, alla mercé delle mogli più anziane. Sarà una vita di inferno.

Ma è anche al sud e anche per ragazze già istruite, che a volte, capita di vedersi costrette a subire questo sopruso, e paradossalmente qui il danno nella persona è maggiore, perchè la ragazza istruita sa bene a cosa rinuncia e cosa le aspetta. Molte ragazze, se non sono uccise per il loro rifiuto, scappano di casa e si rifugiano presso i missionari, o da qualche lontana parente.

Anche da noi alla Maison de la Joie ospitiamo alcune ragazze i cui padri , che in precedenza si erano “dimenticati” di avere delle figlie poi le avrebbero volentieri date in matrimonio per ricavarne un compenso. E’  stata Justine, la nostra responsabile della Maison de la Joie che è riuscita ad opporsi, con l’arte della diplomazia, ai loro padri, ed ad una mentalità bacata. Non a tutte capita questa fortuna.

E questi sono gli unici matrimoni, per scherzo, che vorremmo vedere, tra bambini.

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