Un sogno che si avvera

7c8104fae72cabde84a2906152770f09.jpgLA MAISON DE LA JOIE

A volte i sogni si realizzano….

Tutto nasce dai viaggi di volontariato  svolti da  un ragazzo  in Benin, negli anni scorsi.

Poi in uno di questi viaggi, accanto a  progetti di  costruzioni  nella savana, aiuto in missioni cattoliche, montaggio di pannelli in dispensari sparsi nella brousse, ha incontrato l’amore.

Questo rapoorto è poi sfociato in matrimonio con nascita di prole, Azara.

Nel frattempo l’amica della vita di sua moglie, si sposava con il suo  compagno, dando un’ ufficialità  e paternità ai loro cinque figli.

I viaggi di volontariato, si sono trasformati in viaggi –vacanze per il ragazzo diventato ormai uomo brizzolato ma ancora  appassionato viaggiatore solitario  (tenda e sacco a pelo) ; così ha cominciato a girare il Benin assieme ai suoi nuovi amici e parenti.

Girando e vivendo con loro ha capito più cose in questi ultimi anni di tutte le volte che andava giù per qualche settimana di volontariato.

Nel frattempo la famiglia dal Nord si era trasferita a Ouidah, e qui è avvenuto l’incontro fatale tra  il viaggiatore e la città dei suoi sogni: Ouidah.

Splendida gente, magnifica spiaggia, storia, cultura, manifestazioni: decise che quello sarebbe stato il posto dove avrebbe costruito casa.

Ma come fare per non creare la solita villa dello Yovo (bianco in lingua locale) ?

Si contò i soldi in tasca e decise di metterli tutti in questa avventura, fu così che si costrui’ una grande casa con tante camere e tanto spazio, per poter metter dentro la famiglia dell’amica con i cinque bambini. Ma il destino o la provvidenza volle che ben presto la casa si riempisse di tanti altri bambini bisognosi, e non basta: madri scacciate dai loro mariti, trovarono nella loro unica amica, un’ancòra di salvezza; fu così che il padrone di casa la prima volta che venne a vedere la sua casa  costruita in totale fiducia e nella sua assenza si trovasse di fronte non una famiglia, ma in rrealtà  ad una comunità numerosa e gioiosa. Gli dissero: in Africa  le grandi case anche se private hanno un nome tu che nome vuoi dare? Senza indugi guardando la moltitudine dei  bimbi che aveva di fronte, rispose: “la chiameremo la Casa della Gioia.”

Nei giorni successivi  felice per quello che stava accadendo ma altresì preoccupato di come sfamare o accudire tutte quelle persone, decise che avrebbe invitato più amici che poteva, per mostrare ciò di cui era orgoglioso e di cui valeva la pena vivere e rischiare. Molti amici risposero all’appello, chi venendo a visitare il  paese e così , facendo così nascere le prime esperienze di turismo responsabile in questo paesee; chi adottando a distanza una parte dei bambini .

Non solo ma la casa, era  ed è rifugio e punto di partenza per le stesse associazioni di volontariato di cui lui aveva fatto parte nei decenni in precedenza.

Quando alla sera, guarda il tramonto sulla spiaggia di Ouidah, il vecchio ragazzo  pensa che i sogni a volte si realizzano  ……

Attualmente nella casa sono ospitati  17 tra ragazzi e bambini, dalla scuola materna fino all’università. Le signore adulte ospitate sono 5, e lavorano in un piccolo ristorantino contribuendo al loro sostentamento.

La Maison   de la Joie   si sostiene, con contributi di privati, con adozioni a distanza e con i proventi dei viaggi di turismo responsabile. Quest’anno sono stati presentati i documenti per essere riconosciuta associazione no-profit

 

http://www.webalice.it/flavio.nadiani