15/01/2012
In nome di Joda
IN NOME DI JODA
Da Afataranga a Faenza : burro di karitè per la vita. Ricordando una giovane ragazza morta di parto
Chi fa studiare un maschio educa un uomo, chi istruisce una femmina educa una nazione (proverbio africano)
Afataranga è un villaggio sperduto nella savana attorno a Djougou (Nord Benin), qui la Maison de la Joie e il Comitato di Amicizia di Faenza, ha costruito un pozzo per l’acqua e procurato un mulino per i cereali. Prima di allora infatti il villaggio, rimanendo isolato a causa dell’impervia strada per raggiungerlo, pur essendo in un estremo bisogno non è mai stato aiutato in qualche maniera da nessuna associazione o onlus di nessuna nazionalità. La mortalità infantile è altissima, dei giovani chi può, fugge verso la città, oppure verso il sud del paese , e spesso va a ingrossare le file dei disperati che elemosinano un lavoro, o un pezzo di pane a Cotonou. Eppure il villaggio di Afataranga serba nella sua brousse, un tesoro; tantissimi alberi di karitè. Il karitè è infatti chiamato l’oro d’Africa, e soprattutto un suo prodotto: il burro di karité è talmente conosciuto nel nostro mondo occidentale, per i suoi benefici sulle nostre epidermidi malate o screpolate, e per le sue capacità di cosmesi, da essere davvero pagato a peso d’oro qui in occidente.
Accompagnati dal padre cattolico beninese Deni, ci siamo quindi recati, con non poco affanno dovuto alla pista davvero tortuosa e a volte inesistente, al villaggio, dove siamo stati ricevuti con tutti gli onori. Abbiamo potuto constatare che i piccoli progetti (mulino cereali e pozzo), funzionano e davvero hanno cambiato in meglio la vita dei ”villagois ”. Ora con la creazione del mulino per la lavorazione del karitè , resa
possibile grazie al finanziamento della Deadlanders society, contiamo di migliorare radicalmente la fatica e la vita lavorativa delle donne. In questa zona del Benin, tradizione vuole che la donna non posso coltivare direttamente alcunché, ma che possa solamente trasformare i prodotti agricoli. Con Padre Deni, e con le donne responsabili già della produzione del burro di karité in piccoli quantitativi, si è deciso di raggrupparle in una associazione, dove potranno gestire direttamente i guadagni e la manutenzione del mulino stesso.
Ho chiesto poi notizie di una ragazzina di nome Joda, la quale, in una mia recente visita, era ammalata gravemente di anemia da alcune settimane , malattia dovuta ad un parto prematuro. Alla mia partenza, vedendola davvero malconcia, avevo redarguito i familiari e lasciando loro una certa somma, mi ero raccomandato che la portassero subito all’ospedale. Con mio sommo dispiacere ho saputo che la giovane adolescente non è sopravvissuta, e il padre del bimbo, poco più di un ragazzo anche lui, si è preso il bambino (che per tradizione appartengono alla famiglia del maschio). Nella festa che celebrava la nostra visita al villaggio (io e un gruppo di turisti responsabili), un groppo alla gola ,misto ad una sensazione di rabbia e d’impotenza, mi ha assalito. Pensavo alla povera e breve vita di questa creatura: da piccola a fare i lavori di casa: raccogliere legna, andare a prendere l’acqua, accudire ai fratellini più piccoli, subire ancora il barbaro rituale dell’escissione genitale e poi appena possibile data in sposa con un matrimonio forzato, e quindi di nuovo a servizio stavolta della famiglia del marito….e poi morire cosi’, quando sarebbe bastato solo un po’ di attenzione e una manciata di monete…..quanto vale la vita di una ragazza africana?; quanto valeva la tua vita, piccola Joda?
Con Padre Deni, si è deciso quindi di istituire un’unità zonale di igiene, in pratica tre persone del villaggio che sappiano curare e dosare i medicinali, di primo soccorso, che grazie all’aiuto di tutti, riusciremo loro a procurare,ed inoltre una motoretta attrezzata per portare gli ammalati gravi all’ospedale e che possa servire altresi’per portare al mercato il prezioso burro di karité .
I primi panetti di burro di karité puro sono già in vendita qui a Faenza, il ricavato della vendita servirà appunto per questi due piccoli progetti, può rivolgersi direttamente a me (flavio.nadiani@hotmail.it, tel 0546668164); chi invece vuole contribuire solo alla realizzazione dei progetti,è pregato di effettuare un versamento sul conto di Insieme per Crescere con bonifico su BCC Coordinate Bancarie ABI 08542 - CAB 23700 - CIN 1 -c/c 136840 , specificando progetto “Nel nome di Joda – Benin”.
BURRO DI KARITE' PURO -MAISON DE LA JOIE
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BURRO DI KARITÉ: IL REGALO D'AFRICA
Nome botanico: butyrospermum parkii
Una sostanza naturale davvero unica con delle proprietà straordinarie per la cura della pelle!
L’albero di karitè (puro e non raffinato!) cresce nella Savana e il frutto dell’albero racchiude al suo interno un nocciolo legnoso. Tramite la frantumazione dei suoi semi si ottiene "il regalo d'Africa" il prezioso burro di karitè.
Il meraviglioso burro di karitè viene da secoli usato in Africa come cosmetico e come farmaco, gli indigeni lo chiamano "albero della giovinezza e lo utilizzano per massaggi contro i reumatismi, bruciature, eritemi solari, irritazioni della pelle ecc.
Negli ultimi tempi l'impiego del burro di karitè in cosmetologia riscuote sempre più successo anche da noi, le sue proprietà protettive, emollienti, cicatrizzanti, idratanti sono stati approvati scientificamente.
Burro di karité - MAISON DE LA JOIE:
Attenzione: Come ogni cosa che viene importata da paesi sfruttati economicamente occore conoscere i venditori che veramente sostengono al meglio lo sviluppo positivo e a lungo termine delle cooperative femminili. La raccolta dei frutti è molto faticosa e viene svolta unicamente dalle donne e dai bambini. Ne segue poi la fase veramente molto laboriosa della trasformazione in burro. La vendita del burro di Karitè spesso è l’unica fonte di entrata e di sopravvivenza per le donne. Con l'acquisto del "burro di karitè - MAISON DE LA JOIE", si sostengono le donne della comunità del villaggio di Afataranga, nel nord Benin, grazie al ricavato potremo donare loro una motoretta per il trasporto del prodotto e un corso di formazione per formare persone che sappiano usarei medicinali di primo soccorso (il villaggio è quasi totalmente analfabeta.
In Africa si usa da sempre il burro di karitè come emolliente per la pelle, in caso di dolori reumatici, muscolari e artrite, per la riduzione di smagliature in gravidanza e per la cura dei neonati. Si usa anche per la cura degli animali.
La sua morbida consistenza ha un ottima tollerabilità sulla pelle, la pelle risulta vellutata e liscia!
Ricetta per un olio solare con protezione 4:
far sciogliere lentamente 125 ml di olio di cocco e 75 gr di burro di karitè in un recipiente di vetro resistente alle temperature alte. Aggiungere 30 gocce di olio esseziale di lavanda vera e 20 gocce di legno di rosa, 10 ml di aloe vera gel e 10 ml di concentrato di calendula. Questa miscela liquida si adatta meravigliosamente alla cura della pelle prima e dopo i bagni solari. Con un abbassamento di temperatura il liquido diventa più denso, ma si scioglie subito nel caldo del sole.
Il burro di karitè è indicato nei seguenti casi:
•pelle matura (burro di karitè rassoda la pelle)
•pelle molto secca
•mani affaticate dal lavoro, p.es. chi è in contatto con sostanze chimiche, saponi ecc. oppure pelli che si squamano
•smagliature da gravidanza
•prima e dopo i bagni solari (molto consigliabile!)
•eritema da pannolino nei bambini neonati
•mescolandolo con un olio di base per i massaggi
Si trovano altri esempi per poter usare facilmente e con successo il burro di karitè:
Neurodermite/ Psoriasi:
Per le sue proprietà benefiche e durevoli aiuta a diminuire i problemi derivanti dalle malattie della pelle. Persone che soffrono di Neurodermite dovrebbero usare il burro di karitè senza altri aggiuntivi, puro e naturale proprio come lo consegnamo noi.
Fragranza profumata:
Il profumo del burro di karitè può essere variato secondo i propri gusti aggiungendo l’olio di jojoba e oli essenziali a scelta.
La conservabilità del burro di karitè:
Proteggendolo dalla luce il burro di karitè puro si mantiene bene per almeno 3 anni. L’olio di jojoba e gli oli essenziali sono ideali come aggiuntivi (ca. 20% di olio di jojoba) senza diminuire la conservabilità, aumentando la docilità della sostanza.
16:05 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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10/12/2011
Natale alla Maison de la Joie a Ouidah : tra babbi natale, lontani pastori e minacce vicine.
Se ne comincia a parlare a novembre in Italia, del Natale, espressamente per un fatto commerciale. Timide luminarie, gia' cominciano fare l'occhiolino a passanti desiderosi magari di ancora qualche raggio di sole autunnale. Poi varcato il giro di boa di dicembre, ecco che "sfacciatamente" il turbiniìo di luci, di carrillon, di fiocchetti e fiocconi ci investe come un caterpillar. Il miracolo sta per compiersi ancora una volta: lo "spirito del Natale" ci ammalia, ci costringe alla litania dei pacchetti e dei regali, ci obbliga a mostrare il nostro lato buono, ci riempie di nostalgia e di maliconia per paesaggi innevati ,e improbabili purezze; ci ordina di stringersi alle persone a noi vicino fisicamente, ci costringe a cenoni con altissimo tasso di colesterolo. Se si è soli in questo periodo è un dramma, le statistiche dei suicidi in questo periodo salgono vertiginosamente, la solitudine viene vista come una malattia, e chi non partecipa allo spirito natalizio di anglosassone importazione è senz'altro un comunista o un cristiano.....
Per mia sfortuna a Ouidah, il Natale coincide con un clima caldissimo e pieno zeppo d'umidità, e l'unica cosa tragica che mi viene in mente è il pensiero di dovermi vestire da Babbo Natale per donare i regalini ai nostri bimbi più piccoli. Regalini portati in valigia e donati da padrini e madrine,volontari, intere scolaresche in contatto con i nostri piccoli. A Ouidah, solitamente il Natale segue le feste religiose mussulmane e precede la Festa Mondiale del Vudu, per cui si può dire che per un mese intero tra celebrazioni religiose e civili si è di festa, e poi si dice che l'Africa è indietro...
.."Elle mit au monde un fils, son premier nè. Elle l'enveloppe de langes et le coucha dans une créche, parce qu'il n'y avait pas de place pour eaux dans les maisons...", "créche, mangiatoia, presepe"....
..assorto sto ascoltando i bambini che provano la recita di Natale alla Maison, e mi sembra di ritornare ai miei natali di tanti decenni fa ,quando si andava nei fossi per recuperare il muschio fresco per il presepe, quando recitavo il sermoncino in dialetto, quando le statuine erano di gesso...che simpatico il dormiglione, mentre non ho mai capito cosa ci facessero la lavandaia e il pescivendolo in giro di notte...
E' bello sentirti leggere il Vangelo, Loumana, tu che sei nata in una capanna e non c'era nemmeno un bue a scaldarti. Oppure tu Rachida, che non hai mai conosciuto tuo padre, e il calore delle carezze, e tu Tzinah, che senso hanno per te le parole:" che i pastori lo vennero ad adorare", tu, che l'intero villaggio ti trattava peggio di un gregge di capre,in quanto considerata strega?... Oppure tu Djoura, che hai patito la fame e il freddo e nessuno ti voleva nella sua casa ed eri destinata a una morte d'inedia...saresti veramente contenta dei doni dei pastori e immagino e lasceresti da parte l'incenso e la mirra..E tu Lahana piccola schiava domestica potresti ben immedesimarti nel somarello... Quanti piccoli Gesù alla Maison a ben pensarci!!, eh sì allora ha un senso che mi vesta da Babbo Natale a 40° gradi all'ombra, ha senso che quel giorno vi mettiate voi bimbi, il vestito buono e facciate festa, perchè nasceste fuori dalle mura soli e infreddoliti ,i potenti non vi riconobbero , ma solo le umili persone di buona volonta'.
Ecco allora che i pastori arrivano e credono in quel bambino che piange perchè vuole giustizia, vuole calore e affetto. Ecco che i pastori arrivano da lontano con lettere, foto, regali e aiuti. Ecco magi e sapienti, con anni di ateismo, farsi prossimo e disposti ad aiutare il figlio di Dio nudo e con il ventre brulicante di vermi. Ecco il miracolo del Natale, ecco il piccolo miracolo della Maison de la Joie.
Un pensiero anche per te, sconosciuto, che mi mandi dal Benin lettere minatorie con richieste di "pizzo" e minaccie fisiche; mi dispiace ma non posso cedere, il mio dovere è quello modestamente di rendere una piccola testimonianza che "un altro mondo è possibile",e se vuoi unirti a noi nella battaglia disarmata con l'ingiustizia sarai il benvenuto.
Cari amici lontani non siete soli in questa notte di vigilia, chiudete gli occhi e pensateci, noi faremo altrettanto e saremo uniti, nessuno sarà solo,i nostri cuori batteranno all'unisono. In fondo il bambino che nasce viene a dirci questo, nessuno sia solo, nessuno sia lasciato solo....e se ho "dimenticato" il panettone in Italia, cari piccoli mi perdonerete....ma proprio non ci stava.
19:59 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, blog life, opinioni, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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01/12/2011
La vedova ripudiata
Pubblichiamo oggi il bellissimo racconto della nostra volontaria, nonchè scrittrice Erika Rigamonti, a proposito il suo ultimo romanzo "Binario 7" ed. Moby Dick, sta andando fortissimo. Questo racconto è appena stato inserito nell'ultimo numero della rivista " Frontiere". Erika è stata l'unica bianca presente al funerale di Christian ( il responsabile della Maison de la Joie), morto poco più di tre mesi fa. Le emozioni, l'angoscia che ha vissuto, si sono trasformato in un racconto di speranza per la donna africana, per tutte le donne che ancora aspettano di vedere rispettati i loro diritti elementari. In questi giorni in cui vengono celebrate le giornate della violenza contro le donne e quella contro la schiavitu', noi ci onoriamo di essere al fianco di donne come Justine.
LA VEDOVA RIPUDIATA
Il marito morì e lei divenne immobile mentre le donne che aveva aiutato a fuggire, a partorire, a vivere le si buttavano ai piedi nella penombra della casa, già satura di odori di cucina, di piatti sporchi e di corpi sudati.
La tradizione la obbligava all’immobilità, senza nemmeno un gesto che potesse ricondurla alla vita e alla casa. Immobile mentre una processione senza fine entrava nel salotto, pregava e la circondava di parole.
Justine, la donna che aveva creato la Maison, che si era opposta con forza a leggi brutali, che aveva combattuto tradizioni inique, mutilazioni infantili, violenze domestiche, ora, doveva sottostare alla tradizione, doveva sottomettersi al rito. Annullarsi.
Il mondo della Maison era in fermento. Le donne presero i loro paigne, iniziarono a ruotare su se stesse e poi, una dopo l’altra, l’avvolsero girandole tutte intorno.
Non capivo. Ero la sola donna che entrava e usciva e, turisti a parte, ero la sola donna bianca in quella casa a lutto. Non potevo più parlarle. I fratelli del marito si presentarono nelle loro divise militari, autoritari e arroganti, decisi a diventare i nuovi padroni. Ne ebbi paura e lei lo capì. Ancora oggi non so come se ne accorse; forse per i miei sguardi, forse per la mia rigidità, forse a causa delle mie visite quotidiane durante le quali la baciavo, restavo con lei per pochi minuti e poi fuggivo via. Mi ci vollero giorni per rendermi conto che, dietro all’immobilità fisica, lei aveva iniziato ad aiutarmi, mandandomi ambasciate, tramite le donne più fidate. Mi stava indicando la strada. Diede ordine alle donne di tornare al lavoro, di riaprire il ristorante e di confermare ai bambini ciò che loro già sapevano: Christian era morto. Tramite sua sorella convocò la sarta e mandò una donna a comprare la stoffa per cucire i loro abiti bianchi.
Mi disse solo una frase:
“Tutti i bambini, tranne i più piccoli, verranno al funerale.”
Al momento mi parve assurdo. Il funerale si sarebbe tenuto in una località a dieci ore di viaggio da Ouidah, più a nord, e spostare, nutrire, alloggiare per tre giorni donne e bambini ci sarebbe costato una fortuna, senza contare che avrebbe significato chiudere nuovamente il ristorante e lasciare soli i turisti. Ma a viaggio concluso, quando ritornammo a casa senza di lei, capii finalmente ciò che era accaduto.
Justine era tornata in terra nemica, tra gli stessi parenti del marito che, tanti anni prima, l’avevano cacciata, buttando in mezzo a una strada lei e i suoi tre figli piccoli. Tornava per entrare, dopo anni, nella casa della suocera, di colei che non le aveva mai più rivolto la parola e che ora, per giunta, l’accusava di averle ucciso il figlio.
Era in pericolo e lo sapeva.
Le aveva sottratto il figlio, sposandolo contro il suo volere, e la vecchia strega l’aveva sbattuta fuori come un’appestata, ripudiandola, poi, per sempre. Ma lei era rinata. Aveva costruito, insieme ai bianchi, una grande casa vicino al mare, aveva salvato bambine e aveva soccorso molte altre donne. Aveva sfidato tradizioni e leggi antiche, aveva rifiutato le imposizioni della famiglia, aveva portato con sé figli e nipoti. Ora, però, senza Christian, era solo una vedova e sarebbe stata obbligata a sottostare al volere della suocera. Doveva soccombere. Doveva piegarsi. Doveva tornare lassù.
Partì e con lei partimmo tutte. La carovana di cinque pullman, carica di stuoie, riso, latte, ignamme, biscotti e acqua si mise in marcia.
Le donne della Maison, che l’avevano avvolta con i loro paigne colorati, erano soldatesse decise a proteggere la loro madre adottiva. Erano partite con gli abiti della festa nelle borse, con i capelli ben acconciati, sorridendo ai bambini che mi avevano affidato perché loro, le donne, avrebbero avuto ora un compito ben più difficile: dimostrare la loro unità contro l’odio e la tradizione. Erano decise a salvare Justine e, con lei, la loro nuova vita, la dignità conquistata, il rispetto delle loro figlie che crescevano sane e che mai più sarebbero state schiave. Erano partite armate della loro solidarietà, della loro nuova identità, memori del dolore da cui erano scappate, memori della fame che le aveva annientate, dei tanti figli morti, dei troppi uomini violenti, per tornare là, da dove erano venute. Partii anch’io con loro, unica donna bianca, una Batulè, una Iovò, consapevole di essere parte di un piccolo esercito colorato e compatto. Justine, la vedova ripudiata, non era sola e a proteggerla non c’erano unicamente delle donne sfuggite al proprio personale inferno, ma l’occidente ricco, potente, invidiato che l’aveva aiutata nel suo folle progetto e di cui io ero, ai loro occhi, una legittima rappresentante.
A notte fonda, dopo dieci ore, arrivammo al villaggio della suocera, Justine era già là, seduta, immobile, accanto alla bara aperta.
Sistemai i bambini ed entrai nella stanza. L’odore acre e acido della morte mi investì, terrorizzandomi. Uscii in fretta e pensai ai miei morti, ai nostri rituali nei quali la carne non manifesta mai la propria inesorabile natura: il corpo muore e marcisce. Genera vermi.
Nelle chiese italiane, dove l’arte e la bellezza si uniscono al profumo degli incensi la morte diviene spirituale. Ma laggiù nel caldo soffocante dell’Africa occidentale si era levata la maschera e aveva imposto il suo odore nauseante di decomposizione, impregnando di sé gli abiti puliti della cerimonia.
Quella notte Justine restò con le sue figlie nella stanza accanto al marito. Tre giorni dopo, al termine della cerimonia, io e i bambini iniziammo il viaggio verso la nostra casa, verso il mare, verso la libertà.
Lei restò lassù: le vietarono di partire, le vietarono di camminare, le vietarono di parlare. Le permisero solo di essere ancora statua accanto alla tomba del marito.
Le donne rimasero con lei.
Quattro giorni dopo nella grande casa di Ouidah i bambini corsero fuori:
“E’ tornata, è tornata, Mama Justine è tornata…” E l’abbracciai, l’abbracciammo, tutti insieme.
Una bimba sgattaiolò in cucina e tornò con un piatto colmo di torta al cioccolato.
Mama Justine era viva, era tornata a casa. Potevamo di nuovo guardare avanti.
di: Erika Rigamonti
20:06 Scritto da: ouidah1 | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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14/11/2011
MAISON DE LA JOIE A OUIDAH: TRA TRADIZIONE,EVENTI,PARTENZE E...BURRO DI KARITE'
MAISON DE LA JOIE A OUIDAH: TRA TRADIZIONE, EVENTI,PARTENZE E....BURRO DI KARITE'
Cari amici vicini e lontani, eccoci qua di nuovo a parlare di tutto quello
che ruota attorno al Benin.
Intanto parafrasando un titolo di un vecchio giornaletto locale faentino, dico che : "arriva il Papa e non so cosa mettermi". Questo fine settimana
infatti Benedetto XVI si recherà in visita ufficiale nel vecchio Dahomey, per
cercare di arginare l'oceano di sincretismo che agita da sempre il
Golfo di Guinea, compito penso davvero impari anche per lui.
Per quanto riguarda invece la Maison de la Joie giù a Ouidah, le cose pian
pianino evolvono e ritornano alla "normalità" anche se
l'assenza di Christian si fa sentire. Justine in questa settimana, terminerà finalmente
il periodo di lutto che la tradizione in Benin, riserva alle vedove: ovvero
3 mesi da "sepolta viva", dove è proibito farsi vedere in giro,
impensabile quindi per lei fino ad oggi occuparsi dei cantieri e della gestione del
ristorante. La tradizione addirittura vorrebbe che ella restasse nel clan
familiare del marito a piangerlo, è quindi considerata come un'impura, dove le è
proibito perfino farsi da mangiare. A tal uopo, le verrebbe fornita una
signora che si dovrebbe occupare di lei, questa persona, traducendo la lingua
locale la si potrebbe definire "la moglie della vedova". Alla
fine dei tre mesi, tutto il clan familiare si ritrova per onorare la memoria del defunto
e per decidere le sorti della prole o degli affari del marito. Tenete
presente che in molte zone dell'Africa, alla morte del marito, la
vedova è cacciata di casa assieme ai figli e messa sulla strada, dai parenti del
defunto, i quali si prendono tutti i beni materiali disponibili in quel
momento. E questo fin dall'antichità. Fortunatamente Justine "abita e vive" alla Maison....
Fine novembre vedrà poi la Maison riempirsi nuovamente di turisti e
visitatori europei e volontari di passaggio.
Parlando invece delle inziative della Maison in Italia è tutto un
brulicare di iniziative e di eventi. Intanto è uscito "Binario 7" , il bel
romanzo scritto da Erika Rigamonti, la nostra volontaria e responsabile dei
progetti. Tutti i diritti d'autore delle vendite del libro andranno a
finanziare i nostri progetti in corso. Il libro è pubblicato dai tipi
della "Moby Dick", una delle case editrici più conosciute tra
gli addetti i lavori, per via della loro ottima produzione in fatto di pubblicazioni
letterarie di qualità. Erika, sta promuovendo il suo libro in tutta Italia, ha iniziato
la scorsa settimana a Parma e il 29 novembre ore 18,30 lo presenterà a
Milano presso la libreria Isola Libri via Pollaiuolo 5 Milano, e interverrà
la giornalista Paola Vallatta, pure lei una grande amica della Maison.
Appena il giorno prima ovvero il 28 novembre , a Roma, presso il Teatro
dell'Angelo, via Simone de Saint Bon 19, curato da Patrizia Olivia
Belotti e Fabio Zannoni avremo un bell'evento chiamato "Benin terra di
uomini e piriti" . Si tratta di letture sul Benin, uno spettacolo teatrale con
Antonello Avallone e una mostra fotografica sul Benin. Anche qui il ricavato dell'evento è dedicato alla Maison, invitiamo quindi tutti gli amici di Roma e di Milano
a partecipare personalmente, sarà un momento per ricordare le giornate
passate a Ouidah e per chi non è mai venuto giù, per informarsi per
un'eventuale soggiorno presso di noi.
Fra pochi giorni, Therese (mia moglie) e Silenat la nostra piccolina di tre
anni, partiranno per un lungo soggiorno giù a Ouidah, nel tentativo di
sostenere moralmente e di coadiuvare il lavoro di Justine. Io e l'altra nostra figlia,
Azara li raggiungeremo il giorno di Natale, assime alle persone che hanno
già deciso di passare le loro feste a Ouidah e di trattenersi fino alla
Festa Mondiale della Religione Vudu'. Fino a tale data la Maison è
strapiena, e ci saranno stanze libere quindi solo dopo l'11 di gennaio.
In tutto questo bailamme, dovrò pure cercare di preparare tutta la
documentazione dei bambini adottati a distanza, per i nostri padrini e
madrine che ringrazio davvero per la loro pazienza infinita e fiducia.
Stipuleremo anche un "contratto" con il villaggio di Afataranga,
dove daremo inizio ai lavori di preparazione consegna del mulino per aumentare la
produzione del burro di karite' puro,equo-solidale.
Infatti dopo il grande successo di vendita avuto alla fiera "Semi di
Futuro" di Faenza, dove nel giro di poche ore, sono stati venduti
tutti i panetti, si è deciso per un'importazione di un quantitativo maggiore.
Parlando coi beninesi stessi, è risultato che il "burro di
karitè" prodotto in Benin è di gran lunga il migliore di quello prodotto in altri paesi
africani, e il successo è lì a dimostrarlo. Tra parentesi non pensavo che
le persone che soffrono di dermatiti e di malattie importanti della pelle
come la psoriasi fossero così numerose.... Quindi per tutti coloro che
hanno necessità per uso terapeutico, cosmetico, massaggi,artriti,reumatismi e altro li invito a prenotare per tempo il nostro "BURRO DI KARITE' PURO MAISON DE LA JOIE".
Infine sabato prossimo i volontari trasporteranno da Cassano d'Adda a
Faenza , la merce che assembleremo per il container della prossima
primavera.. Il progetto "Village de la Joie" sta procedendo nei
tempi indicati, nonostante i problemi già menzionati.
21:17 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, cinema e tv, libri e fumetti, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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28/09/2011
In Benin e Togo con la Maison de la Joie e Viaggi e Miraggi:speciale Festival Vudu'
Cari amici, dopo la tempesta passata sulla Maison e parlo della prematura scomparsa del suo presidente Christian, che molti di voi hanno avuto la fortuna di conoscere , la Maison sta lentamente ritornando alla sua normalità e al suo tran tran fatto di sorrisi e di piccole marchelle dei suoi ospiti. I bambini si preparano per il ritorno a scuola, presto i padrini e madrine riceveranno le foto dei bamibini della Maison. A tal proposito consiglio di rimanere in contatto visivo con noi tramite Facebook, alla voce "Maison de la Joie" o Flavio Nadiani, abitualmente vengono caricate centinaia i foto dai volontari e turisti di ritorno dalla nostra casa famiglia.
La recente perdita dell'affitto della casa d'appoggio dove alcune donne e bambini dormivano hanno ridotto di numero le camere disponibili per i volontari e per i turisti. Per noi è una perdita economica non indifferente, e saremo costretti a farvi fronte con altre idee per procurare un minimo d'entrata per sfamare i nostri bimbi.
La festa mondiale del vudu' a Ouidah come ogni anno si avvicina, ma quest'anno saremo costretti a dire no a tante persone, potremo accettare solo i turisti che vengono con Viaggi e Miraggi (www.viaggiemiraggi.org), la rete del Turismo Responsabile, la quale ha messo in calendario proprio in quei giorni una partenza di gruppo.
Affrettatevi perchè dal periodo che va dal 28 dicembre al 12 gennaio al massimo prenderemo sei persone. Avrò il piacere di condurre e di guidare personalmente questo gruppo alla scoperta di questo fantastico pezzo'd'Africa, quindi pensateci in fretta e prenotatevi con largo anticipo.
21:18 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, blog life, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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13/09/2011
GIOIA,PAURA,DOLORE E SPERANZA ALLA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH
cronaca del volontario Marco, presente giù ad agosto
Questa è una storia di gioia, paura, dolore e speranza.
Il tutto inizia nel Gennaio di quest’anno quando io e Lorenza decidiamo di voler fare delle vacanze estive diverse dalle solite, vorremo renderci utili, aiutare persone meno fortunate di noi. Inizia così la ricerca, dopo molte pagine web visitate mi imbatto nella Maison de la Joie a Ouidah una piccola struttura, in un piccolo paese dell’Africa occidentale il Benin, famoso per la tratta degli schiavi, da qui fino alla fine del 1900 venivano venduti ed imbarcati schiavi per le Americhe, famoso anche per essere la patria del Vudù. La Maison de la Joie è una casa famiglia ospitante circa cinquanta persone tra bambini, ragazzini ed adulti, tolti dalla povertà assoluta, dal rischio di schiavismo, o bambini abbandonati dai genitori, la maison è gestita da una coppia di Beninesi del nord, Christian e Justine il papà e la mamma reali di cinque ragazzi e putativi di tutto il resto della casa famiglia, in Italia i responsabili sono Flavio, Simona ed Erica, con i quali all’inizio ci scambiamo molte mail, facciamo la conoscenza di persona, il progetto ci piace ed a Febbraio decidiamo, il nostro Agosto lo trascorreremo in Benin. I giorni che precederanno la partenza, saranno pieni d’ansia, pieni d’aspettative, qualche dubbio ci assale, saremmo all’altezza di una esperienza di questo tipo? Comunque arriva il giorno della partenza. Arriviamo in Benin, sono le prime ore della sera, ed un po’ la stanchezza del viaggio un po’ il caos dell’aereoporto di Cotonou, ci sembra di essere stati catapultati in una realtà lontana anni luce dalla nostra. Dopo non poche difficoltà riusciamo a recuperare i nostri bagagli e prendere la via dell’uscita dove incontriamo per la prima volta Christian, è bello nel caos trovare una persona con un cartello con il tuo nome, dopo i saluti di rito ci incamminiamo verso il furgone che ci porterà alla maison, la prima impressione di Christian è quella di un gigante buono, con un sorriso accattivante. L’aereoporto dista da Ouidah circa quaranta chilometri, bene per coprire questa distanza ci metteremo due ore, per strada troviamo tutto, migliaia di motorini, macchine, interruzioni e l’immancabile incidente, in Africa è una normalita, c’est l’Afrique… Eccoci alla maison, prime forti emozioni, i bambini ci abbracciano, si presentano, si offrono di portarci i nostri bagagli… ci accompagnano in una festosa processione fino alla nostra camera… Posati i bagagli usciamo, conosciamo Angela e Giancarlo una coppia di Bologna anche loro volontari, ci faranno un po’ da Ciceroni, facendoci vedere la casa ed accompagnandoci in sala da pranzo. Dopo mangiato crolliamo nella nostra camera, ci addormentiamo con i sorrisi dei bambini stampati nelle nostre menti. Il risveglio sarà quello domenicale… dopo la colazione inzierà la GIOIA, con i bambini andremo alla messa, in un corteo festante, sarà come rivivere la mia infanzia, quando non si vedeva l’ora arrivasse la domenica per andare in chiesa ma soprattutto non si vedeva l’ora arrivasse, l’andate in pace, per correre a comprarsi una gazzosa ed una stringa di liquirizia, qui non si corre per una gazzosa ma per una ciotolina di riso cotto nel cocco, o verso dei ghiaccioli contenuti all’interno di sacchetti di nylon, dove è molto più facile mangiare del nylon che succhiare il tamarindo o il limone, tutto questo riempie il cuore. Sarà una settimana indimenticabile, trascorsa lavorando alla costruzione di una tettoia con il capo Giancarlo, mentre Lorenza ed Angela ci allieteranno con biscotti e dolci,una autentica scuola di cucina, alterneremo lavoro e gioco, ci arrabbieremo perché non si troverà un martello, un bullone, una pinza ma rideremo facendo un gavettone, scherzando con i bambini. I giorni trascorreranno veloci e sarà bellissimo perdersi in mille mani al collo e dolcissimi sorrisi, verso la fine della settimana arriveranno anche gli altri componenti, il Professor, un uomo di sessantasette anni, il qual ha insegnato per un lungo periodo disegno in Africa, tra l’altro in una chiesa del nord si trova un suo pregevole mosaico, con lui viaggia un suo ex allievo, Luca ingegnere informatico, Paolo e Chiara coppia di architetti progettisti della tettoia… l’avevano progettata in ferro, è stata realizzata in legno, c’est l’Afrique… Palmira siciliana trapiantata a Cesena, laureanda in psicologia, Anna giovane vicentina laureata in lingue ( la nostra timida interprete). Questo sarà il gruppo che dividerà le prossime forti emozioni. Arriva la PAURA, è domenica, siamo tutti nella sala da pranzo, ormai abbiamo quasi finito, stiamo facendo chiacchiere, sentiamo un tonfo sordo seguito dopo pochi secondi da un pianto singhiozzato, Angela e Lorenza si precipitano a vedere cosa è successo, Racheda, una bambina di sei anni è caduta, sembra una normale caduta, poi qualche bambino, comincia a dire che la bimba sarebbe precipitata da un parapetto giù nella tromba delle scale, un volo di tre metri! A tutti sembra strano, la bimba non presenta ferite evidenti, ed il pianto si attenua. Sembra tutto rientrato ma mentre beviamo il caffè vengo chiamato al piano di sopra, la bimba zoppica in modo vistoso e singhiozza, la prendo in braccio le chiedo con il mio francese stentato dove abbia male, le mi risponde a gesti toccandosi le gambe le braccia la testa, mentre scendiamo le scale le chiedo da dove è caduta, lei mi gela mostrandomi il parapetto, se fosse caduta da li avrebbe fatto un volo di tre metri e sotto c’è un corrimano in cemento se per caso l’avesse centrato, non ci voglio pensare, scendo rapidamente le scale il mio cuore batte fortissimo, sento un buco nello stomaco, la bimba è scossa da singhiozzi e tremiti, arrivo al piano terra, la sdraio su un tappetino, cerco di esaminare le sue condizioni in modo alquanto empirico, sembra che gli arti siano apposto, è preoccupante un bozzo sulla fronte, poi con lo sguardo non sembra seguire in egual modo a sinistra, come a destra. Decidiamo con Christian e Andrea di portare la bambina al pronto soccorso, la maison dista pochi minuti di macchina dall’ospedale di Ouidah, arriviamo, ed il passaggio da un pronto soccorso africano è quanto di meglio si possa fare per poter apprezzare a pieno la nostra sanità, l’anamnesi, viene redatta su un cartoncino appena strappato da una confezione di sciroppo, poi l’esame della bimba, esattamente uguale a quello svolto da me, movimento degli arti, passeggiata avanti e indietro, la diagnosi? CADUTA… la cura??? Uno sciroppo non meglio identificato, più del paracetamolo, principio attivo della tachipirina… Mah!!! Chiedo a Christian se non è possibile fare dei raggi, una tac… No no il dottore ha detto che non è grave…Speriamo e che Dio ce la mandi buona, questo è il mio commento. Andiamo via verso la farmacia per ritirare le medicine, Racheda è sempre stretta stretta tra le mie braccia, molto mogia con il pianto mosso, ma davanti alla farmacia mentre in macchina aspettiamo che Christian ritorni dall’acquisto delle cure miracolose…avviene uno pseudo miracolo, Rasci alzando la testolina vede nella vetrina vicino alla farmacia dei pupazzetti di babbo Natale e se ne esce con un; “PAPA NOEL!!!” io che non mi ero accorto di questi babbetti, penso; eccoci siamo al delirio, la sua manina mi mostra il PAPA NOEL…, io rido… e vedendo passare una donna in carne spontaneamente me ne esco con un “ MAMA NOEL”, lei prendendo la mia barba, mi chiama PAPA NOEL, io guardo lei e la chiamo “MAMA NOEL”, passa un poliziotto e lei “ LA POLICE” io “LE GENDARME” le torna il sorriso si rianima, gioca, nasce un tormentone che ci porteremo dietro per tutta la nostra permanenza; “PAPA NOEL” – “MAMA NOEL”- “LA POLICE” – “LE GENDARME”, più avanti a questa filastrocca aggiungeremo “LE PROFESSOR”. Ritorniamo alla maison, possiamo tranquillizzare un po’ tutti, ma il ritrovato sorriso di Rasci è il miglior spot per trasmettere tranquillità. Comunque penso, speriamo bene e che dentro quel corpicino non ci sia niente di rotto…La sera arriva anche Erica, portando con se tutta la sua carica, il giorno seguente andremo con lei a fare acquisti preparandoci ad una serata in cui cucineremo noi…Ma le ore che seguiranno saranno quelle del DOLORE, saranno quelle che resteranno indelebili in ognuno di noi. Mentre siamo tutti indaffarati in cucina a preparare; chi dolci, chi il sugo per la pasta (il sottoscritto), arriva Simona tutta preoccupa con Racheda in braccio, sono le 19,30, mi dice è freddissima e trema tutta, le mette una felpa indosso, la teniamo in cucina, ambiente caldino, diamo la colpa a quelle medicine inutili, decidiamo di sospenderle e intanto gli diamo qualcosa da mangiare, tutto rientra nella normalità. La cena sarà squisita, rideremo con i racconti del professore, decidiamo, nel dopo cena si gioca alle carte e chi perde beve…ma mentre siamo presi dalle spiegazioni del gioco, mi accorgo che ci sono strani movimenti, come se fosse successo qualcosa, senza dire niente mi precipito per le scale, sono frazioni di secondo penso a Rasci, mi dico Dio no, Dio no, mentre attraverso la sala con la televisione, incrocio il suo sguardo è una frazione di secondo ma l’incrocio di sguardi è intensissimo e interminabile, ho un sospiro di sollievo, continuo la mia corsa, verso l’esterno arrivo in strada vedo gente vicino al furgone, nooo penso , qualcuno è finito investito dal furgone in manovra, in quel mentre sento l’urlo di Simona… “ Christian è morto”… il mio cuore che già batteva all’impazzata aumenta ancora, mi avvicino al furgone, vedo Christian tra le braccia di sua figlia Clemence, il suo corpo è scosso da forti convulsioni, Simona alla guida del furgone parte verso l’ospedale. Intanto anche gli altri ragazzi che erano rimasti in sala pranzo sono arrivati in strada, c’è sbigottimento, nell’ascoltare il mio racconto, mentre siamo li, Paolo l’architetto, sviene lo vedo con la coda degli occhi, questo ragazzone, crollare a terra come se qualcuno l’avesse disattivato gli avesse tolto la spina di alimentazione, Andrea lo soccorre, io cerco di tranquillizzarlo lo facciamo sedere, si riprende, forse non ha retto l’emotività degli eventi. Mentre siamo li con Paolo che parliamo cercando di dargli serenità, sento Palmira e Anna chiamare Shall… bambino iperattivo ed un po’ pestifero, quindi non do peso alla situazione, fino a quando Anna mi chiama, chiedendomi di andare a vedere il bimbo, secondo lei gira gli occhi in modo anomalo, lo prendo in braccio lo porto sulla stuoia con gli altri bambini, lo tengo li accarezzandolo cercando di tranquillizzarlo, non sembra niente di anomalo, comunque io e Andrea restiamo nel salone insieme agli altri bambini, mentre molti si addormentano, Shall resta vigile e molto agitato, arriva di ritorno dall’ospedale Erica, pare che Christian sia in coma diabetico…Siamo tutti profondamente scossi, decidiamo di andare a letto. Non riuscirò a chiudere occhio, avrò anche un forte attacco febbrile, forse dovuta ad un carico elevato di tensione, saranno tanti i pensieri che nella notte mi assaliranno, collegherò l’incidente del giorno prima di Racheda, il pensiero che la morte fosse tra noi già dalla domenica, non riuscendo quel giorno a riscuotere il suo tributo, collegherò il fatto che Racheda alle 19,30 fosse diventata fredda, come se avesse sentito l’arrivo della morte, lo svenimento di Paolo, gli occhi di Shall, la mia febbre in quella notte, Lorenza che sempre durante la notte comincia a tossire come se avesse una patata in gola, sue testuali parole, una sensazione di angoscia per tutta la notte, tutti questi eventi…come se la signora delle tenebre fosse stata con noi nella maison, ed in molti l’avessimo sentita, l’ammetto pregherò pensando che comunque siamo sempre nella patria del Vudù, ricordandomi le bamboline viste in spiaggia il giorno prima dai venditori di cocco, la febbre mi faceva sragionare? Non lo so, credo solo che tutti questi eventi messi in fila uno dietro l’altro fanno paura, fanno pensare, pensare che l’Africa è una notte buia, buia, con delle albe meravigliose (aggiungerà Palmira). Dopo poco il nostro risveglio arriverà la notizia che Christian ha lasciato il mondo dei vivi, per guardarci serenamente dall’aldilà, sarà un dolore grandissimo, un santo quotidiano il quale aveva dedicato la sua vita al prossimo ci ha lasciati. La nostra permanenza in Benin non sarà più la stessa, credo anche le nostre vite non saranno più le stesse, segnate da consapevolezze diverse, da valori diversi, ognuno di noi che in quel ferragosto era alla Maison de la Joie è cambiato, cambiato in meglio, questo perché tutti noi porteremo nel cuore la memoria di Christian. Un uomo di soli 44 anni, il quale aveva dedicato la sua vita all’insegnamento, ma questo non gli precludeva l’impegno alla maison, tanto che nel periodo scolastico, lui insegnava a 400 km dalla maison, ogni 15 giorni rientrava e controllava che tutto fosse in ordine che i bambini svolgessero al meglio il loro iter scolastico, un uomo come il nostro amico Flavio l’ha definito, di onestà intellettuale e morale assoluta. Un uomo che voleva dare SPERANZA al suo popolo, alla sua gente, ora lui non c’è più, ma deve restare in noi questo grande insegnamento, ora in tutti noi deve essere viva la voglia e l’impegno di dare SPERANZA. La speranza che i bambini della maison possano continuare a sorridere e uscire da notti buie buie, la speranza che tutti i bambini della mondo possano sorridere possano vedere giorni pieni di sole…Queste speranze dovrebbero essere in ogni uomo, ed ogni uomo dovrebbe battersi per rendere la speranza realtà…Christian grazie
22:06 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, blog life, opinioni, sfoghi, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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17/08/2011
Il papa' della Maison de la Joie ci ha lasciato -"morte di un matematico beninese"
Yaya Christian, nasce a Djougou (nord Benin)il 2 dicembre 1967, in una povera e numerosa famiglia di villaggio. Suo padre è uno dei primi maestri della zona e avrà il piacere di vedere quasi tutti i suoi figli laureati. La famiglia è cattolica e molto religiosa, in un posto dove il 95% della popolazione è rigidamente mussulmana. Christian frequenta la parrocchia e la sua passione per la musica lo porta a divenire maestro della corale della Cattedrale. Qui si innamora di Justine, giovane studentessa e corista. Il loro amore viene contrastato dalla famiglia di Christian , siamo ancora all' inizio degli anni 80, e la famiglia in Africa ha ancora un potere notevole sulla libertà personale dei singoli. I due continuano a frequentarsi di nascosto, Justine rimane incinta e viene allontanata dalla sua famiglia. Troverà rifugio presso un missionario francese impietositosi dalla sua storia. E' costretta a lasciare gli studi.Nel frattempo Christian si laurea e tra alti e bassi continua il rapporto con la sua donna. Christian era un buono e quando intendo buono, dico che non voleva rompere definitivamente i legami con la sua famiglia di origine, ma nonostante tutto amava quella donna e non voleva rinunciare a lei. A noi sembra facile giudicare, guardando dall'esterno e con il metro culturale attuale, ma immaginatevi solo lo strazio del cuore e dell'anima, di questa persona, costretta sempre a fare delle scelte dolorose per sè e per le persone a cui voleva più bene. Brevemente, quando Christian e Justine si sono sposati nella Cattedrale di Djougou, è stata veramente una grande festa. Avevano già 3 figli, ma qui è frequentissimo che i giovani di ogni religione mettano su famiglia e poi regolarizzino la loro posizione davanti a Dio e agli uomini solo anni dopo, quando possono fare una festa dignitosa. Altri due figli nasceranno negli anni successivi.
Crhistian aveva un altro grande amore: la matematica, viveva per insegnarla e per farla amare. Centinaia di studenti beninesi divenuti nel frattempo funzionari, imprenditori, ogni tanto passavano per salutarlo. Nella sua spartana cameretta appesi alle pareti i premi e le foto che via via le classi seguite da lui vincevano. Insegnava a 400 km da Ouidah, (dove c'è la Maison) a Kilibo, lì aveva affittato una stanzetta senza acqua corrente nè luce elettrica, cosa encomiabile, visto che in Africa, i professori vogliono tutti rimanere in capitale per insegnare. Per Christian l'insegnamento era una vocazione e lui amava ed era amato dai suoi alunni. Tornava ogni 15 gg a Ouidah, per aiutare Justine nei progetti e nel redigere i conti dell'attività della Maison.
Con l'avvento del turismo responsabile, si era fatto davvero apprezzare dai turisti e dai visitatori, per l'amore che trasmetteva per la sua terra e la sua gente. Ricordo con piacere, quando in un viaggio assieme ad un gruppo, io e lui sul pulmino ci mettemmo a cantare le litanie in latino, davanti a stupiti turisti .
Era di un'onestà intellettuale e morale assoluta, e sebbene a malincuore, avesse accettato il ruolo di subalterno, per motivi di presenza e di tempo, della conduzione della Maison, ne era pur sempre il presidente.
Era la figura maschile, il papa' della grande famiglia della Maison, a cui i bambini mostravano pagelle e risultati, la persona a cui chiedere consiglio oppure una spiegazione per un esercizio non compreso. Per noi volontari bianchi, mentre Justine è il cuore e l'anima della Maison, lui ne era la razionalità, era il "bianco su nero" della fredda contabilità, con la sua bella calligrafia. Era la sicurezza che se gli affidavi un compito, quella missione sarebbe stata eseguita brillantemente. Per gli studenti italiani che hanno preparate le tesi di laurea giù, è stato di un'aiuto basilare, per le sue conoscenze e amicizie. Su parecchie tesi, ci sono i ringraziamenti alla sua figura.
Negli ultimi tempi, nonostante un malessere interiore, faceva ogni sforzo per mantenere la lucidità e tranquillità. Fino all'ultimo ha lavorato alla costruzione del cantiere del Village de la Joie, e che grazie alla sua presenza costante, in queste vacanze scolastiche, aveva progredito parecchio.
Ci lascia una grande eredità di umiltà ( che pazienza fargli indossare un vestito elegante nei giorni di festa) e di grande cultura. Come tanti grandi matematici, non ha avuto una vita facile, lo ricorderemo per la sua umanità e per il suo largo sorriso,( io per prenderlo in giro, gli dicevo che era il sosia di Martin Luther King, ma che lo avrei difeso dai razzisti... e lui rideva).
Ci mancherà davvero tanto. Ora aspettiamo che i volontari presenti in questo momento a Ouidahi tornino in settembre in Italia e faremo il punto della situazione, e insieme al suo aiuto dal Cielo, troveremo le energie e le forze necessarie per continuare la nostra opera.
Tanti i messaggi di cordoglio che da tutta Italia e Francia mi arrivano in questo momento, ne cito solo uno che trovo veramente indicato:
" Il nostro "omone gentile" rimarrà sempre nei nostri cuori, il dolore è enorme per noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo anche solo per pochi giorni, ma non deve coprire il ricordo del suo grande sorriso buono, dei suoi occhi dolci e delicati come il suo cuore e della forza e della speranza che ha diffuso a tutti noi."
Che ti sia lieve l'ultimo viaggio, ciao Christian e grazie...
11:04 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, blog life, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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10/08/2011
AGOSTO: GRAN MOVIMENTO DA E PER LA MAISON DE LA JOIE A OUIDAH
- Ciò che l'occhio ha visto il cuore non dimentica.
- Ciò che il cuore desidera ardentemente fa muovere le gambe. (proverbi africani)
Ciao a tutti, tempo di vacanze, ma a quanto pare non per gli amici della Maison de la Joie. Dedico questi due proverbi a loro:
il primo (ciò che l'occhio ha visto il cuore non dimentica) all'amica o compagna come forse preferisce essere chiamata Piera, che insieme a Marco e agli amici (compagni) di Rifondazione, ci dedicano il ricavato di 3 serate di vendita straordinaria di dolci , all'interno della festa di Liberazione , in quel di Savona. L'iniziativa si chiama, come l'associazione che se ne occupa "Briciole di Solidarietà". Le dedico questo proverbio, perchè Piera è stata giù, ha visto la Maison, girato in Benin e una volta tornata in Italia non si è dimenticata di chi le aperto la porta, e lei, ha aperto il suo cuore ai nostri bimbi. Quindi se domani, il 12 e il 13 siete dalle parte di Savona, andate a gustare i loro dolci, vi addolcirete i vostri cuori e le vostre idee.
Dedico il secondo proverbio, (Ciò che il cuore desidera ardentemente fa muovere le gambe) a tutti i volontari che in questo momento sono giù a Ouidah e che si stanno dando da fare con cazzuole e altro alla Maison e con vernici e pennelli al ristorante dove lavorano una parte delle ragazze e donne ospitate, senza dimenticare il cantiere aperto della Sala Polivalente. C'è sempre bisogno per informazioni su soggiorni di volontariato: info@maisondelajoie.com
Infine lo dedico a maggior ragione e non in senso figurato, agli amici dell' associazione "3xTe" treperte.faenza@gmail.it
http://www.triathlondifaenza.it/
che per domenica 28 agosto organizzano il 19^ Triatlhon Città di Faenza. Una manifestazione che come ogni anno vedrà coinvolte migliaia di persone tra volontari, atleti e spettatori. L'iniziativa è a scopo benefico e va a favore di tante associazione no profit faentine e non. Quest'anno fra queste ci siamo anche noi della Maison e li ringraziamo anticipatamente. Quindi come vedete "il bene non va mai in vacanza, perchè c'è chi, in vacanza fa del bene".
19:51 Scritto da: ouidah1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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16/07/2011
Il Villaggio della Gioia in costruzione a Ouidah, qualcuno vuol sporcarsi le mani?
Saluto tutti gli amici che ormai sono di partenza per andare in Benin e in Togo per queste prossime vacanze. Chi passerà dalla Maison de la Joie a Ouidah (www.maisondelajoie.com) e soprattutto, si recherà al ristorante "le Palais de l'Igname Pillè", vedrà già in costruzione il primo lembo di un nostro sogno che si sta avverrando: Il Villaggio della Gioia.
Grazie al vostro sostegno morale e finanziario è infatti da tempo iniziata la costruzione della Sala Polivalente-Biblioteca-Ludoteca, opera che sarà al servizio di tutta la comunità infantile e adolescenziale di Ouidah.Non solo, il progetto finale prevede che all'interno della costruzione ci siano a disposizione per consultazione gratuita anche libri importanti e libri di scuola per gli studenti di livello secondario e universitario.
L'opera finita prevede anche un centro internet a modico prezzo per studenti, insomma la struttura dovrà essere un centro di aggregazione culturale vicino al mercato di Ouidah, proprio dove più sono i bambini analfabeti, sfruttati come schiavi all'interno dello stesso. Un maestro sarà a loro disposizione nell'arco di tutta la giornata, per fare sì che quando i bambini e ragazzi avranno il permesso dai loro "padroni" di assentarsi per qualche mezz'ora, potranno imparare i fondamentali per leggere, scrivere e fare di conto. Insomma una scuola d'emergenza, per una situazione d'emergenza ormai endemica nell'Africa Occidentale.
Tutto questo è, e sarà possibile grazie alla continua vostra vicinanza e vigilanza, perchè come mi ha scritto , commossa, Simona, volontaria in partenza "finalmente la ludoteca, la libreria, il cinema.......ora sono mattoni e muri!!!!"
Sì l'Africa ha ancora questa capacità a volte, di rendere i sogni in realtà, e per me, strenuo ambientalista, essere contento per una volta di vedere tirare su dei muri...
Come vedrete dalle foto 'c'è ancora molto da fare: qui in Italia per cercare i finanziamenti, e giù per terminare i lavori di costruzione, lavori che nonostante la stagione delle pioggie, procedono frenetici.
Se qualcuno ha sognato un campo di lavoro in Africa, ma non ha mai avuto il coraggio per realizzarlo, beh, qesta potrebbe essere l'occasione; 'è ancora in tempo per unirsi ai volontari di fine agosto inizio settembre. E' un'ottima opportunità per fare un'esperienza di dono di sè stessi, di condivisione con gli ultimi e di conoscenza di altre culture.
Prendete contatto con me, o con il Comitato di Amicizia di Faenza www.comitatodiamicizia.org, assieme a Viaggi e Miraggi www.viaggiemiraggi.org, faremo presto a fare le formalità pratiche burocratiche.
Servono carpentieri, elettricisti, idraulici ma anche persone di nessuna esperienza ma desiderose di dare una mano.
Grazie a tutti
10:13 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, opinioni, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/07/2011
La straniera
QUANDO UN VIAGGIO DI TURISMO RESPONSABILE IN AFRICA CI COSTRINGE AD APRIRCI E AD USCIRE DALLE NOSTRE PAURE. L'INCONTRO E' VERO, CI CAMBIA L'ESISTENZA COMPLETAMENTE, E CI COSTRINGE A RINASCERE NUOVAMENTE.
Ecco un racconto di Erika, la nostra responsabile progetti della Maison; un vulcano sempre in ebollizione e che ci costringe assieme a Simona, a correre e a darci da fare per i bimbi della Maison de la Joie.L'Erika è anche una scrittrice di grande talento, come capirete da questo racconto, e nei prossimi mesi sarà nelle librerie di tutta Italia il suo nuovo romanzo, il cui ricavato sarà interamente devoluto per il sostentamento dei bimbi della Maison.Vi terremo sicuramente informati, per il momento leggete con cura e attenzione questo bel racconto, e fateci un pensiero a farvi un bel viaggio di turismo responsabile alla Maison de la Joie.
LA STRANIERA
di Erika Rigamonti
L’Africa mi accolse come una madre dolorante in un’eterna
gestazione di anime e corpi. Vedevo la sofferenza di quel parto
senza tempo, per poi ritrovarmi cieca davanti allo splendore
della nascita e al sorriso della vita.
Ero straniera. Figlia di madri che del dolore avevano fatto un
nemico agguerrito. Figlia di un parto asettico che della nascita
non conosceva la genesi. Figlia di una madre, la mia, ricca e
pulita che mi aveva allattata con certezze divenute illusorie di
fronte a un ignoto che ora esplodeva, in me, di paure ancestrali
e desideri proibiti. Non potevo mutare ciò che per nascita era
stato deciso; io, straniera, ero prigioniera del terrore di ammalarmi
e contaminarmi.
Timorosa osservavo un mondo che obbediva ai ritmi antichi del
sole e della luna, in cui le albe erano annunciate dal canto del
gallo e le notti erano avvolte da tenebre silenziose.
Vedevo uomini estrarre mattoni dal rosso della terra e più in là
donne lavare vestiti stracciati nei fiumi resi marroni da quella
stessa terra. Vedevo i colori dei panni stesi al sole e le braccia
delle donne chine, sempre chine, cariche di figli sulla schiena,
gravide, sudate, sbattere quelle maledette stoffe sulle pietre e
sorridermi. Vedevo bambini scheletrici portare al pascolo capre
denutrite e trovare la forza di correre dietro al sogno ipnotico
della mia auto.
Ero lì, a casa loro, tra uomini, donne e bambini fieri di una
dignità ignota all’occidente. Io, così bianca e ricca, con i miei
punti cardinali alle spalle, proveniente da terre lontane, oltre
il fiume, oltre l’Africa, oltre l’oceano, ricambiavo i loro saluti
sorridenti, ma sapevo di appartenere a quel mondo che aveva
gettato loro le sue briciole di benessere come un padrone obeso
lancia, sprezzante, un osso al cane. Venivo, io, da quella parte
di mondo che per secoli aveva comprato per pochi spiccioli le
loro vite e le loro terre e che, con feroce arroganza, continuava
a deturpare la loro bellezza in nome di una presunta superiorità.
Mi fermai, mi accovacciai e piansi. Intorno a me la sconfinata
pianura del Sahel, fili d’erba bruciata e alberi sparuti, nessuno a
perdita d’occhio, solo il caldo soffocante di una terra brulla e la
sterminata malinconia della mia solitudine. Immersa in un orizzonte
rosso di fuoco e di sangue mi sentii invasa dalla dolcezza
di una seduzione perduta, ricordai la purezza di una verginità
di cui non avevo più memoria e, in quell’istante, l’anfora della
mia paura si ruppe, tracciando, tra cocci sparsi, un rivolo di
sangue nella terra rossa.
Qual’era il senso di quel mio vagare solitario? A lungo avevo
camminato bendata e le mie impronte erano svanite. Il vento
che sollevava la sabbia avrebbe cancellato ogni memoria.
Seduta, dentro il tramonto, ero certa dell’inutilità del mio passaggio
nel mondo; come le mie orme così la mia vita sarebbe
svanita nel vento. Allora capii di non essere mai nata.
Mi alzai per raggiungere la macchina e un piede dopo l’altro
feci i mie primi passi verso l’ignoto.
E finalmente la vidi. Gli odori divennero profumi. La vidi. E mi
schiusi a lei come al mistero della vita.
Partii. Qualcosa in me si era spezzato. Il filo delle mie certezze
che conduceva da sempre in occidente si era perso nel vento,
era volato lontano per poi precipitare, davanti a me, in una delle
grandi pozze fangose della strada sterrata. Mentre ogni mia
sicurezza si ricopriva di fango, io rinascevo, per la prima volta
libera e limpida. Ero pronta a lasciare che ogni cosa accadesse.
E all’improvviso mi accorsi di non avere più paura.
www.erikarigamonti.it/
www.maisondelajoie.com
20:45 Scritto da: ouidah1 in africa, Africa turismo responsabile e volontariato, Africa, turismo, volontariato, Africa: il Benin turismo responsabile volontariato, benin e togo, turismo, vacanze, viaggi | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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20/06/2011
Incontriamoci per partire....due eventi pro Maison dela Joie a Savona e a Cassano d'Adda
Amici,
Eccoci nuovamente alle porte dell'estate ed ai saluti prima della nostra partenza per la Maison.
Due eventi saranno in corso all'inizio del mese prossimo, può essere una buona occasione per conoscerci di persona, prendere contatto per un vostro futuro viaggio in Benin e Togo, per darci una mano, oppure anche solo per partecipare a due giornate di solidarietà e di partecipazione attiva:
si comincerà il venerdi 1 luglio a Savona grazia a Piera, una delle nostre "mamme" italiane della Maison. Piera con Giovanni è stata giù alla Maison con Viaggi e Miraggi, ma ancor prima, grazie all'attività del suo ristorante etico e tipico, dedicava una parte dell'incasso al mantenimernto delle nostre attività giù a Ouidah. E' una persona meravigliosa ed anche una grande cuoca, se passate dalle parti di Camerana non potete non andare nel suo ristorantino "LUNGO LA VIA DEL SALE", www.lungolaviadelsale.it/ ; a gustare piatti fatti davvero con amore e "dalla parte giusta". E' anche un modo di viaggiare consapevolmente in questa bella zona d'Italia. Piera e i suoi amici di Rifondazione dedicano alla Maison una serata molto interessante, si intitola "l'eclisse della democrazia":
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Intervengono:
Vittorio Agnoletto, co-autore del libro "L'eclisse della democrazia" Rita Lavaggi, Coordinamento Genova 2011 Coordina: Gianmaria Pace, Portavoce provinciale Giovani Comunisti www.rifondazionesavona.it www.gcsavona.it ----------------------------------------- Dalle 19.30 cena per finanziare "La Maison de la Joie", una casa-famiglia in Benin che si occupa di bambini ex schiavi e di donne allontanate dal loro clan familiare. Costo di 15 euro a persona. Per info e prenotazioni: 019810453 (ore pasti) oppure 0198386874 (al sabato e alla domenica dopo le ore 15). ----------------------------------------- L'ECLISSE DELLA DEMOCRAZIA Genova, luglio 2001: un ragazzo di 23 anni ucciso dai carabinieri; 93 persone pestate e arrestate sulla base di prove false alla scuola Diaz; decine di fermati torturati nella caserma di Bolzaneto; in una vera e propria eclisse dei diritti costituzionali democratici, di fatto sospesi. Agnoletto, all’epoca portavoce del Genoa social forum e Lorenzo Guadagnucci, testimone e vittima del blitz alla scuola Diaz e tra i fondatori del comitato Verità e giustizia per i fatti di Genova, raccontano tutte le verità sul G8 del luglio 2001. Un grande movimento è stato criminalizzato, ma le sue idee erano giuste e restano attuali: si parlava del prossimo crac della finanza globale, del collasso climatico, delle guerre come frutto naturale del sistema neoliberista, dell’aggravarsi del divario nord/sud del mondo e delle povertà anche nei paesi avanzati. Scenari che si sono tutti puntualmente avverati. Il libro racconta il volto autentico delle giornate di Genova: tracollo dei valori democratici, ma anche e soprattutto proposta culturale e politica che resta attuale. ![]() |
Costo 25 euro, bambini sotto i 5 anni gratis, il ricavato verrà investito nella ludoteca della Maison de la joie all'interno del Villaggio della gioia.
https://www.facebook.com/event.php?eid=152013688205945
Spargete la voce più che potete!!
12:19 Scritto da: ouidah1 in Africa, turismo, volontariato | Link permanente | Commenti (3) | Segnala
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09/05/2011
SE LA CULTURA NON DA' DA MANGIARE...FIGURIAMOCI L'IGNORANZA
SE LA CULTURA NON DA' DA MANGIARE?..FIGURIAMOCI L'IGNORANZA
Immagini da Ouidah, dove iniziamo il cantiere per la costruzione della sala
polivalente e biblioteca per i bambini che lavorano nel vicino mercato.
Svang, ding, svang ding, i colpi di piccone affondavano nel terreno arido
e sassoso, non ancora ammorbidito dalle piogge tropicali, che di lì a
qualche mese avrebbero reso irriconoscibile la terra e la gente. Due uomini
a petto nudo sotto un sole cocente si davano il ritmo con
la pala. Ogni tanto nella fatica dell'arsura si fermavano a bere al pozzo,
dove poi si attardavano a scambiare qualche parola con una delle donne del
ristorante. "A cosa serviva quel buco e quelle fondamenta, che stavano
facendo? Una scuola?, una biblioteca? (il più anziano dei due manco sapeva
cosa fosse una scuola, figuriamoci una biblioteca), tra sé e sé
mormoro'?"yovo.." (bianchi in lingua fon), una roba per bianchi, per
missionari o chissà quale altra diavoleria. Stasera avrebbe chiesto lumi al
suo Orisha, e coi sacrifici vedere se era una cosa buona o una cosa da
temere; del resto a Ouidah, si chiedeva di tuttò ai feticheurs e ai
sacerdoti del vudu', e niente si intraprendeva: sia che fosse un viaggio o
un nuovo business, senza chiedere all'oracolo , al "fa".
Una scuola?, una biblioteca?, qui ? lontano dalla città, vicino al mercato
poi? Chi si potrà permettere tra tutti quei pezzenti, la spesa di poterli
mandare a lezione? Mah, ricominciò a scavare, pensando che gli yovo, ne
hanno dei soldi da buttare via in imprese fallimentari.
Dopo qualche ora e dopo qualche sosta, arrivo' la "capa" di tutte quelle
donne, era quella gestiva il ristorante e che teneva i contatti coi
bianchi. Lo sapeva perché l'aveva incontrata più volte in giro con "les
italiens", di lei si diceva che era sposata con dei figli e che nella casa
dove viveva, aveva accolto decine e decine di bambini, alcuni erano stati
presi direttamente dal mercato di Ouidah dove lavoravano, altri in case
di signori di Cotonou, insomma una donna strana, ma che si faceva
rispettare, e che soprattutto non si lasciava infinocchiare. Dadà Justine,
come la chiamavano i bambini, ma anche le donne adulte, aveva pazienza di
ascoltare tutte, si infuriava a morte se qualcuna non ubbidiva o faceva la
furba con lei, per tutti aveva consigli, ordini e suggerimenti da dare.
Accanto a sé teneva sempre i bambini ultimi arrivati nella comunità , e
ancora un po' sperduti in quella strana famiglia chiamata la Maison de la
Joie. Una malattia agli occhi , negli ultimi giorni , la costringeva ad
uscire solo verso sera, in tempo per vedere e controllare i risultati dei
lavori. Mentalmente contava i sacchetti vuoti di cemento e nello stesso
istante contava i bricks (mattoni fatti a mano con cemento, sabbia, acqua
ed essiccati al sole). Con solo uno sguardo riusciva a capire quanto
cemento avesse rubato il marçon ( il capocantiere). Dopo un po' di tira e
molla, il mastro le riconsegnava un mezzo sacchetto di cemento. Con una
risata Justine lo accompagnava al ristorante, dove gli avrebbe offerto un
bicchiere di sodabì (grappa africana ottenuta dal frutto dell'albero di
palma), per parlare dei lavori da fare l'indomani, come niente fosse
accaduto.
Una biblioteca? "Una sala per dare lezioni ai bimbi, qui ci deve stare la
finestra, grande perché ci deve essere luce fino a tardi, molti dei
piccoli infatti lavorano al mercato e solo verso sera potranno venire a
scuola. Qui il muro deve essere lungo, dobbiamo metterci le scaffalature
per tutti quei libri, arriverà un container di libri !!", e quando lo
diceva calcava molto sulla frase, lei che da giovane avrebbe voluto fare
l'università, ma che la nascita del suo primo figlio, le aveva interrotto
tutti i suoi sogni di ragazza istruita. Poi altri sogni aveva realizzato
assieme ai bianchi, la Maison de la Joie, il ristorante di igname pillè ed
ora il Villaggio della Gioia, quanti europei, italiani erano passati, chi per vacanze, chi per dare una mano,
chi per mettersi in gioco pr sempre accanto a lei.
"Si'!", ripetè con forza, " un container pieno
di libri !. Les enfants ( i bambini) del mercato, trattati come tanti
animaletti da soma, impareranno a leggere e a scrivere, conosceranno i loro
diritti e terranno testa ai loro padroni e riusciranno ad avere una
chanche nella vita".
Così come qualcuno, tanto tempo fa , l'aveva data a lei e lei non aveva
tradito le aspettative a la generosità dei bianchi.
Il mastro, un signore anziano annuiva, bevendo in un sol fiato la grappa,
e pulendosi la bocca con la mano, le rispose che l'indomani avrebbe
fatto la gettata di cemento sulle fondamenta e ben presto avrebbe visto i
bricks comporre i muri.
Stimava quella donna tenace, che si mostrava sempre di buon'umore,
stupita e riverente di fronte alle personalità che ogni tanto la
venivano a visitare, ma affarista e furba con chi la voleva imbrogliare.
Di lei sapeva che a volte era costretta a scomparire per qualche giorno: troppa la gente
bisognosa che bussava alla sua porta e lei che non poteva far altro che
promettere, che sì ne avrebbe parlato ai bianchi, ma che al momento non
poteva fare nulla.
Justine stessa ripeteva sempre: "Un pozzo senza fine", diceva, "l'Africa è
un pozzo senza fine dove i soldi spariscono tutti e la gente campa di
chiacchiere. "
Coi suoi occhi ormai malandati da anni di cataratta, riusciva solo ad
intravedere il progetto sulla carta, ma nel suo cuore e nella sua mente,
già si immaginava una classe piena di ragazzi allegri, un insegnante capace
e paziente, (magari una delle ragazze della comunità ); e tanti libri,
tutti da accarezzare e sfogliare. "Oui c'est bon! » Con l'aiuto di Dio
sara' una gran cosa, e il cellulare ancora squillò, era una chiamata
dall'Italia?..
Forse qualcuno di voi che ci vuole aiutare?
www.maisondelajoie.com
19:58 Scritto da: ouidah1 in Africa turismo responsabile e volontariato | Link permanente | Commenti (3) | Segnala
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22/04/2011
WINE 4 AFRICA seconda edizione
Cari amici,
Visto il clamoroso successo dello scorso anno, abbiamo deciso di fare il Bis:
WINE 4 AFRICA - SECONDA EDIZIONE ( si salvi chi può)
Domenica 8 maggio gli stand della maison saranno pronti ad abbeverare tutti quanti con: vino sfuso, vino in bottiglia quinzan (munito della nostra pergamena) succhi di frutta per i piccoli ed infine la famigerata sodabì importata direttamente
( da noi ) dal Benin.
Live music per tutto il giorno con i Radìs.
http://www.youtube.com/watch?v=LPrLZNDUgSQ&feature=player_embedded
Un grande prato dove ballare e stare insieme, il tutto nella spendida cornice dei colli di Castel Raniero all'interno del festival: Musica nelle Aie. (http://www.musicanelleaie.it/).
Il ricavato dell'evento andrà a finanziare un progetto della Maison: borse di studio universitarie per le ragazze più grandi.
Insomma vi aspettiamo, in moto, in auto, in treno, con figli, amici, fidanzati, parenti e coniugi per passare insieme questa domenica di primavera.
Un bacio a tutti
La Susso
Wine 4 Africa
Seconda edizione
musica, vino e solidarietà
8 maggio 2011
manifestazione
Musica nelle Aie – Castel Raniero folk festival – Faenza
Faenza: 8 Maggio 2011. Nello splendido contesto delle colline romagnole, lungo una passeggiata accompagnata da concerti folk sparpagliati nelle aie faentine, i sogni giovanili di due uomini si ritrovano dopo molti anni. Pietro Bandini, proprietario della Cantina biologica Quinzan e Flavio Nadiani Fondatore della Maison de la Joie, una casa famiglia in Africa Occidentale decidono di dare vita dall’anno scorso, all’iniziativa Wine 4 Africa: la vendita di bottiglie numerate di vino Savignon prodotto dalle cantina Quinzan all’interno della manifestazione Musica nelle aie contribuirà alla realizzazione di borse di studio universitarie per le ragazze grandi che vivono alla Maison de la Joie in Africa Occidentale. Ogni bottiglia di vino sarà accompagnato da una pergamena ricordo.
La vendita avverrà nello stand della Maison de la Joie .
All’interno dello stand sarà inoltre possibile gustare vino sfuso e ammirare una mostra fotografica sul Benin, Africa occidentale dove ha sede la Maison de la Joie.
La maison de la joie:
La Maison de la Joie si trova in Benin Africa occidentale ed è una casa-famiglia per bambini ex schiavi e per donne allontanate dal clan familiare. Ha operato come realtà privata fino al 2008, anno in cui, finalmente, è stata riconosciuta come ong.
Oggi ospita 51 bambini e 6 donne ed è punto di riferimento per molte altre donne che necessitano, per periodi più o meno lunghi di accoglienza e rifugio.
I bambini che vengono accolti e vivono nella casa sono gli sfortunati eredi di un antica tradizione locale in cui i genitori, non sapendo come crescere i figli, li affidavano ai parenti più abbienti per dar loro la possibilità di studiare. Oggi però di
questa usanza non c’è più traccia e questi bambini sono invece venduti come veri e propri schiavi dai genitori. Nonostante le ridotte possibilità economiche sono ormai 51 i bambini che la Maison ha strappato a una vita non degna di questo nome, dando loro una casa, un‘istruzione e la possibilità di costruire il loro futuro.
I bambini vengono seguiti dalle 6 donne che vivono nella casa. Sono mogli o ragazze madri, cacciate dal clan famigliare perché non disposte a sottostare alle imposizioni, spesso brutali, dei mariti. La Maison de la Joie è conosciuta nel mondo come buon indirizzo di turismo responsabile per il Benin .
Nel giugno dello scorso anno la Maison è stata vittima di un incendio, che ne ha distrutto interamente il piano terra, lasciando per alcune settimane i bambini all’addiaccio, ma grazie alla solidarietà dei faentini e di persone da tutta Italia, ben presto si riusciva a far fronte all’ingente danno e bambini e ragazze potevano rientrare al coperto. In questo anno è stato inaugurato un piccolo ristorante di un piatto tipico, dove hanno trovato occupazione le donne accolte, ed è stato innalzato di un piano la Maison, per poter accogliere altri bambini bisognosi.
Quinzan:
Il vino
Nel 2001 Luigi Veronelli ha assaggiato il Quinzân Savignon rosso e lo ha inserito nella sua guida oro 2004 attribuendogli il “Sole”, massimo riconoscimento concesso ai 20 vini più emozionanti dell'ultimo anno.
La cantina biologica
Nasce per la valorizzazione delle migliori uve aziendali, in particolare del Savignôn Rosso, ottenuto da uve Centesimino, un vitigno autoctono faentino
Come arrivare:
La destinazione è via Castel Raniero 97, Faenza.
Giunti alla circonvallazione dirigersi verso Firenze; alla prima rotonda, direzione Brisighella (bocche dei canali), prendere la seconda uscita ( via Castel Raniero ) e procedere fino al parcheggio obbligatorio, ove partono le navette.
Per ulteriori informazioni:
Flavio Nadiani: info@maisondelajoie.com Tel: 346.3168680
Per informazioni sulla cantina biologica Quinzan:
Pietro Bandini: quinzan1@alice.it Via Castel Raniero 6 - 48018 Faenza - Tel. 339-7261421 Fax 0546-26588
Per informazioni sulla manifestazione Musica nelle aie:
Pietro Bandini fattoriabandini@libero.it cell. 339.7261421
20:50 Scritto da: ouidah1 in Africa: il Benin turismo responsabile volontariato | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/04/2011
UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE ALLA MAISON DE LA JOIE
IMMAGINI DI UN ANNO ALLA MAISON DE LA JOIE
Sembra incredibile che siano passati solo una decina di mesi, da quella sciagurata mattina che alla Maison si sviluppò un incendio, che distrusse completamente il piano terra; ma come nella savana il fuoco serve per rigenerare nuove piantine e germogli freschi, così è stato anche per la Maison. Grazie ai vostri aiuti, le sofferenze patite dai nostri bimbi sono stati solo di breve durata, ad agosto, ovvero 2 mesi dopo il disastro, la Maison era nuovamente piena di voci di gioia , di allegre e squillanti risate infantili. Nel frattempo Cesare e i suoi valenti tecnici, hanno rifatto competamente l'impianto elettrico ed ora finalmente i pannelli solari funzionano. Siamo l'unica casa a Ouidah,che non teme più le"panne". (www.acginstallazioni.it)
Nel frattempo decine e decine di persone sono passate a visitarci: turisti responsabili, padrini e madrine italiani di alcuni dei nostri bimbe, giornaliste (es. Miriam Massone la quale ha fatto un bel servizio su La Stampa (http://www.giornalemetropolitano.it/cronaca/una-giornalis...)
Il ristorante è stato aperto ad agosto e ora si stanno procedendo a fare rifiniture e il sottotetto; le fondamenta della futura sala polivalente e biblioteca stanno per essere scavate. Alcune ragazze ci hanno lasciato: attratte da false promesse e da sogni facili, hanno definitivamente lasciato la nostra casa-famiglia, ben presto sostituite da altri casi bisognosi. A Natale e per la festa del vudu’ abbiamo registrato il solito pienone di volontari, di amici e turisti responsabili e, davvero quest’anno la festa è stata qualcosa di imponente. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che ci hanno inviato video e foto della loro esperienza in terra beninese; terra che quest’anno ha visto la rielezione del presidente uscente, come avevo ampiamente previsto in un mio precedente post; la verà novità è che stavolta, per paura che non venisse rieletto, i beninesi l’hanno votato in massa facendogli vincere al primo turno, la tornata elettorale. Donne e giovani sono stati gli artefici della vittoria di Yayi Boni. Il Benin dunque continua ad essere ancora un’isola di pace e democrazia (nonostante qualche sterile e plateale protesta delle opposizioni ), in un Continente africano esplosivo dal punto di vista politico e dei diritti umani calpestati. Un’invito quindi, a chi ancora ha voglia di conoscere o approfondire in tranquillità il mondo dell’Africa nera, a venire a trovarci a Ouidah.
Ringrazio ancora i padrini e le madrine delle nostre ragazze e bimbi, senza di loro, sarebbe veramente dura, dare un minimo di sicurezza e di tranquillità a creature che già troppo hanno sofferto sulla loro pelle, il fatto di essere indifesi di fronte a tutto.
Grazie a Viaggi e Miraggi (www.viaggiemiraggi.org) che continua a credere in noi, grazie a Fabiola di Shrukan (www.shrukan.it) per tutto quello che ha fatto e sta facendo per la Maison, grazie ai tanti volontari che si sono messi in gioco con noi e grazie a quelli che lo faranno nei prossimi mesi, e scusateci se non siamo sempre dietro ad informarvi di tutto quello che ci succede giù ( a volte bello e a volte meno), ma il tempo è davvero tiranno e chi ha famiglia ed è impegnato nel volontariato, sa bene che servirebbero giornate di 26 ore… ma tant’è.. Rinnovo a tutti gli amici che desiderano incontrarci, l’appuntamento è l’8 maggio a Castel Raniero di Faenza, all’interno della manifestazione la Musica nelle Aie, ( www.musicanelleaie.it/site) ci potrete trovare allo stand di WINE 4 AFRICA seconda edizione. Segnatevelo e avvisateci per tempo della vostra presenza, in modo da trovare il modo più idoneo per accogliervi in un momento di festa comune.
Elenco brevemente tutti gli impegni dei (pochi ma buoni) volontari della Maison de la Joie nel mese di maggio:
8 maggio: WINE 4 AFRICA 2^ edizione
14 maggio: Teatro Comunale di Treviso: consegna del premio Gino Scarpa alla comunità di Cospargo (Benin), in rappresentanza del popolo Taneka. Il premio è stato vinto grazie ad un lavoro svolto da un’equipe della Fondazione Benetton,, guidata da Marco Aime e di cui noi abbiamo seguito tutta la logistica in Benin; http://www.fondazionebenetton.it/
20 maggio: a Castelnuovo Rangone (MO) , per uno stand informativo e per ringraziare i ragazzi dei Camerlenghi , (http://www.camerlenghi.com) un’associazione di giovani volenterosi che ha raccolto denaro per il nostro progetto del Villaggio della Gioia; partecipazione all'assemblea sociale di Viaggi e Miraggi
28 maggio: a Bologna per ITACA una fiera del turismo responsabile in cui saremo insieme a Viaggi e Miraggi e Sopra i Ponti (t.r. Marocco). www.festivalitaca.net
Per parlare solo di maggio ....e non contiamo le serate presso parrocchie e circoli…., quindi portate pazienza se ogni tanto il blog rimane fermo, e lenotizie arrivano con il contagocce, voi state pur tranquilli che qui e giù si corre. Sempre.
Justine la nostra “mamma” , nelle prossime settimane si dovrà operare agli occhi; un’operazione non più rimandabile e avente il carattere di urgenza ormai, stiamole tutti vicini con il pensiero: lei non è solo gli occhi della Maison, ma ne incarna lo spirito, le braccia e la mente.
Infine invito coloro che vogliano intraprendere un viaggio in Benin in agosto, di affrettarsi perché i biglietti aerei stanno aumentando di prezzo in questi giorni.
22:56 Scritto da: ouidah1 in Africa turismo responsabile e volontariato | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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22/03/2011
IL FUTURO PASSA PER LA MIA TESTA
IL FUTURO PASSA PER LA MIA TESTA
è lo slogan de La Masion de la Joie per una raccolta fondi, che possa servire ad iscrivere le nostre ragazze più meritevoli all'università, per completare i loro studi.
La Maison de la Joie compie 10 anni e le bambine che arrivarono per prime sono cresciute, hanno finito le secondarie e pensano al loro futuro. Alcune inizieranno a lavorare nel nascente Villaggio della gioia, altre faranno corsi professionali e di specializzazione. Alcune, infine, vorrebbero frequentare l’università. Ma laurearsi in Benin è un lusso riservato a pochissimi benestanti. Le due università del paese, infatti, sono estremamente costose e comportano oltre a tasse molto elevate, libri e iscrizioni l’obbligo di vivere in città (nelle strutture universitarie) con un aggravio, quindi, anche di vitto, alloggio e trasporti.
Serve ricordare che le donne nel mondo svolgono i due terzi delle ore complessivamente lavorate, producono la metà del cibo, guadagnano solo il 10% delle cifre guadagnate globalmente e possiedono meno dell’1% delle proprietà. Il 70% delle persone che vivono in povertà nel mondo sono donne. Degli analfabeti di età superiore a 15 anni che vivono nei Paesi meno sviluppati del mondo, le donne sono più del doppio degli uomini, in particolare le statistiche sono drammatiche nell'Africa subsahariana, compreso il Benin. Epure le non moltissime donne africane con un'educazione,stanno prendendo il controllo non solo nella sfera privata, ma anche della sfera pubblica; queste donne altamente istruite sanno esattamente ciò che vogliono fare dopo i loro studi . Hanno sogni, obiettivi, e aspirazioni verso le quali tendono; non si tratta solo di intraprendere una carriera per avere posizioni ofare soldi, ma hanno lo scopo di fare la differenza nel loro mondo;lungi dall'essere primitive, tribali e sottomesse, queste donne sono intelligenti, indipendenti, sofisticate e sono il vero motore del cambiamento culturale nel continente.
Per questo ci rivolgiamo a te che nel tempo hai seguito la Maison de la Joie, spargi la voce tra i tuoi amici, nel tuo ambiente di lavoro, nell' ambito del tuo volontariato.
La borsa di studio, per le ragazze della Maison, rappresenta l’unica possibilità di accedere ai corsi di laurea e permetterà non solo un coronamento accademico per le ragazze più dotate, ma anche la forza e la preparazione su cui potrà contare il futuro della Maison.
Attraverso la borsa di studio potrai contribuire a:
· Spese scolastiche universitarie;
· Materiale scolastico necessario;
· Vitto ed alloggio fuori sede;
· Stage (che in Benin è a pagamento) e tesi finale.
La Maison si impegna ad inviarvi la scheda informativa del curriculum scolastico della ragazza, del corso di laurea da voi sponsorizzato con indicazione della durata, un resoconto annuale dell’avanzamento universitario e del superamento degli esami. La maison si impegna anche a informarvi in caso di insuccesso e di interruzione degli studi. Avrete inoltre una fotografia del giorno della sua Laurea.
La borsa di studio costa 400 euro all'anno e copre uno dei punti su elencanti.
Se desideri come noi che la Maison possa crescere e continuare il percorso iniziato 10 anni fa dando alle bambine amore, soccorso, istruzione e una reale indipendenza ti preghiamo di rimandarci il modulo allegato firmato e compilato.
Quando lo riceveremo ti sarà inviato il curriculum scolastico della ragazza.
Per informazioni e gestione delle borse di studio:
mail: adozioni@maisondelajoie.com
Telefono: 349/4642416 Simona
14:33 Scritto da: ouidah1 in Africa turismo responsabile e volontariato | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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